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  • Speciale Trading in Tempi Difficili: cosa fare? (Febbraio 2003)

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  • questo intervento riporta le conclusioni di un gruppo di operatori che normalmente hanno le idee abbastanza chiare sul come comportarsi, e non indulgono in pessimismi od ottimismi, ma vivono il mercato quotidianamente per quello che il mercato puo’ dire o dare. sono note che appaiono anche su altre fonti di commenti o informazioni, in altra forma anche con altre firme, e per un eventuale lettore del futuro precisiamo che siamo nella seconda meta’ del febbraio 2003.

    ho partecipato ad un meeting di amici traders professionisti, per intenderci, traders di mestiere, traders per vivere, e per vivere bene.

    non giovanissimi, forse non brillantissimi ed anche un poco 'ancien règime', ma tutti da tenere nella massima considerazione, perche’ non ne ho visto neanche uno iscritto nell’elenco dei poveri.

    l’oggetto del meeting era : 'cosa facciamo, cosa succede, cosa dobbiamo fare'

    abbiamo molto discusso, ben mangiato, ben (e molto) bevuto, e praticamente abbiamo risolto quasi tutti i problemi del mercato, della economia americana, della guerra, del presente e del futuro, ovviamente ciascuno a suo modo.

    pero’, da tutte le chiacchiere fatte (quotazione delle chiacchiere stamane alla borsa di milano, euro zero virgola zero), si e’ originato il suggerimento di un modello di comportamento interessante, almeno a mio parere, tale da indurmi a farne parte a tutti i miei amici.

    questo mercato e questo periodo temporale, molto per tutto cio’ che e’ successo, molto per tutto cio’ che puo’ succedere, di cui nessuno conosce la portata, e’ diventato assolutamente anomalo.

    nessuno tra gli operatori anche di grande esperienza passata ricorda un mercato analogo, forse sarebbe necessario risalire a molti decenni addietro, ma a parte che nessuno di noi c’era, le condizioni generali esterne al mercato erano cosi’ diverse dalle attuali, che qualsiasi paragone e’ impossibile.

    un mercato 'nuovo', sino a che non cambia e rientra verso i comportamenti abituali, o sino a che dura cosi tanto, da creare 'nuovi' comportamenti abituali, ai quali sara’ necessario adeguarsi.

    qualsiasi tipo di previsione e’ diventata molto difficile, si pensa che con la (sembra) inevitabile guerra si veda un 'a fondo', e poi una forte (?) ripresa, ma sono solo pensieri, puo’ verificarsi di tutto, ed il contrario di tutto. se dura molto, se dura poco, se interviene il terrorismo,e se e se, l’unica cosa certa e’ l’incertezza.

    le analisi fondamentali sono difficili e spesso si scontrano con una realta’ diversa, i titoli che consideriamo di ottima qualita’ registrano quotazioni inverse a questo giudizio,i titoli 'conservativi' che sono diventati 'speculativi' e viceversa, i pareri di coloro che dovrebbero intendersene non sono mai stati cosi’ diversi e contrastanti.

    l’ analisi tecnica vive una lunga serie di conferme/smentite che ne vanifica la consistenza statistica, le osservazioni del comportamento del mercato nel passato recente o remoto ben poco aiutano ad immaginare il comportamento del futuro.

    le strategia di trading lavorano male, i falsi segnali si moltiplicano, le strategie di trend following funzionano male perche’ il trend non c’e’ o non dura, le strategie di contrarian funzionano male perche’ il range e’ troppo vago ed erratico.

    allora, cosa facciamo ?

    anzitutto qualche considerazione.

    abbiamo individuato il primo pericolo nel timore di 'perdere buone occasioni' : non indulgiamo nel pensiero 'guarda che discesa, se mi ci fossi trovato short guarda che bel guadagno, che occasione perduta !', e’ piu’ facile rammaricarsi per un mancato profitto, che notare invece le scampate occasioni di perdita.
    ma le conseguenze sono ben diverse, il mancato profitto lascia gli stessi soldi, la perdita impoverisce.

    Il secondo pericolo e’ il convincimento di dover operare sempre ed a tutti i costi, come se il mercato dovesse chiudere i battenti. perche’ non dovremmo stare per un po’ di tempo a guardare ? meglio perdere una piccola parte del proprio capitale per fare la spesa quotidiana per qualche tempo, che perdere una parte del capitale in operazioni deludenti, e dover poi fare la spesa ugualmente.

    c’e’ poi un primo rischio : la perdita o l’impoverimento del capitale, se perdiamo il capitale perdiamo lo strumento di lavoro, non possiamo piu’ lavorare.

    ed un secondo rischio : la perdita di fiducia nelle proprie strategie, e se perdiamo la fiducia nelle nostre strategie, buone o mediocri che siano, cosa facciamo ? seguiamo i consigli dei giornali finanziari ?

    allora non resta che 'limitare', mettersi 'alla cappa', come la nave nel mare in tempesta ed imprevedibile, la rotta ed i tempi non contano piu’, conta solo salvare la nave e la vita.

    per i prossimi sei mesi, da ora a settembre, abbiamo deciso di comportarci in questo modo :

    investimenti di lungo periodo : dimezziamo le posizioni, vendendo i titoli piu’ speculativi e volatili, e tenendo i piu’ conservativi, e manteniamo liquida la meta’ dell’investimento, e’ una strategia molto facile, si realizza subito, il capitale liquido lo si impiega alla meno peggio, forse pronti contro termine, e ci si mette alla finestra. dico alla finestra, non chiusi in cantina, il mercato lo guardiamo per cercare di capire ma non interveniamo, se sale guadagniamo con i titoli che abbiamo tenuto, se scende perdiamo con questi ma acquisiamo 'potenzialita’' con la parte liquida, con gli stessi soldi compreremo piu’ titoli quando sara’ il momento.

    il momento verra’, durante questi sei mesi e’ difficile, dopo e’ possibile, se non viene noi aspettiamo, anche se saliremo sul treno alla terza o alla quarta fermata avremo i nostri profitti, il viaggio sara’ lungo.

    anche chi avesse, come dovrebbe, un misto di azioni ed obbligazioni, liquidi meta’ delle azioni, non si adagi sul pensiero 'sono gia’ a meta’ e meta’', se viene il cattivo tempo, un quarto e’ meglio.

    il signor 'comprate a' non pensi a quanto i titoli gli sono costati, si convinca finalmente che il valore dei suoi titoli e’ oggi esattamente quello che sta scritto sul giornale.

    per il trading la cura e’ piu’ drastica, la difesa del capitale al lavoro e’ l’esigenza primaria, questo capitale non puo’ correre il rischio di essere perduto oltre le quote previste da un buon piano di money management.

    anche qui il da fare e’ limitare.

    io per esempio 'stacco' il 20 per cento del mio abituale capitale di lavoro, e dimensiono la mia operativita’ ed il mio piano di money management ad un quinto dei livelli cui sono abituato.

    percio’ le mie operazioni diventano un quinto per dimensione, i miei rischi diminuiscono a un quinto, i miei profitti, se ci sono, scendono a un quinto, pazienza, saranno sei mesi forse poco splendidi, ma abbastanza tranquilli.

    chi faceva 10 contratti di opzioni, ne faccia 2, chi faceva 2 fib faccia 2 mini, che faceva 1 fib faccia 1 mini.
    chi faceva 25000 tim ne faccia 5000, chi ne faceva 5000 ne faccia 1000.

    ho gia’ cominciato : all’inizio sembra quando in autostrada, dopo una sparatina a 200, ci rimettiamo ai 130, pare di essere fermi. ma si tratta solo di aspettare un poco, poi diventa normale, e guarda caso, si comincia a vedere anche il panorama !

    non mi sembra che siano necessari molte altre pensate, queste note sono dirette a chi ha gia’ una certa 'visione' di questo lavoro, che per affascinante che sia, pur sempre un 'lavoro' rimane : cerchiamo di non rimanere disoccupati.

    ciao a tutti con molta cordialita’

    giancarlo del bono di ruscalla

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