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  • 04/02/2015 LITORANEA ANNO 2015: UN DISASTRO ANNUNCIATO (Tommaso de'Gennaro)

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    06/02/2015 Pubblicità e suolo pubblico: invariate le tariffe

    l’Esecutivo ha bloccato i costi relativi in particolare alla tariffa sulla pubblicità e a quella per l’occupazione di suolo pubblico, confermando i canoni praticati già nel corso del 2014. Il 2015 si è aperto con la chiusura di un altro ristorante. Questa volta ha chiuso un ristorante storico, fondato nel lontano 1970, il ristorante VillaMarina.  già Gran Bar poi Gambero Rosso,Villa Marina è stato uno di quei ristoranti che aveva affrontato il passaggio generazionale ed aveva cercato di innovarsi, dopo il crollo del mercato delle cerimonie, differenziando anche le proprie attività, con l'apertura di un bar sul litorale.





    Solo qualche mese fa avevamo lanciato un appello a tutta la città sulla situazione disastrata del litorale torrese che sta vedendo il decimarsi delle attività di ristorazione del territorio e l’esaurirsi di una tradizione gastronomica vecchia di oltre mezzo secolo.

    La cosa che più lascia perplessi e il totale disinteresse della città di fronte a questo stato di crisi. Tacciono le Istituzioni cittadine, la politica non si accorge di nulla, non si sentono le parti sociali e la cittadinanza rimane assolutamente indifferente.







    Ma come si è arrivati a questa situazione?

    Bisogna risalire alla fine degli anni 60 quando la litoranea aveva ancora tutte le premesse per diventare una delle località turistiche più prestigiose del golfo di Napoli. Nascevano le prime strutture alberghiere, si diffondevano quelle della ristorazione e delle attività balneari e i flussi della domanda turistica erano della migliore clientela napoletana oltre che nazionale ed internazionale. 

    Nel mentre il litorale perdeva la sua verginità e una cementificazione scriteriata minava le speranze legittime di questo pezzo di territorio, nel 1973 scoppia il colera a Napoli. E’ il primo momento di crisi per il litorale torrese che diventa  crocevia della mala cittadina e di quella delle città limitrofe e teatro degli sbarchi delle sigarette di contrabbando con“pittoreschi” inseguimenti e scontri  fra contrabbandieri e guardia di finanza.

    Arrivavano gli anni '80 e portano con sè una svolta inaspettata. La ristorazione torrese, quasi per caso, scopre"la banchettistica". Una domanda tumultuosa e travolgente di cerimonie ed eventi investì  l'intero litorale. La politica, che era stata incapace negli anni settanta  di pianificare un ordinato sviluppo turistico della città, assumendosi una responsabilità enorme di fronte ai destini di questa città, lasciò (ma sarebbe meglio dire che favorì) che si manifestasse il peggior abusivismo edilizio e commerciale di sempre.

    Buona parte dei locali del litorale aumentarono, senza alcun criterio e nel totale spregio della normativa urbanistica, i loro volumi. Ristorantini sul mare si trasformano un discutibili palazzoni di più piani con decine di sale e centinaia di posti a sedere.Ovunque nascevano nuovi locali. Tutti si improvvisarono imprenditori della ristorazione, camerieri e cuochi che si erano formati nei locali storici, si mettevano in proprio con nuove attività, senza esperienza e senza capitali.

    Una crescita tumultuosa e disordinata e spesso illegale.  Nascevano locali abusivi non solo sotto il profilo urbanistico ma anche dal punto di vista amministrativo. L'iter era sempre il medesimo. Lamiere, poi cemento, poi nuovi locali che si avviavanosenza alcuna autorizzazione amministrativa e sanitaria, nella totale colpevolecomplicità di chi avrebbe dovuto vigilare, (col tempo poi si provvedeva asistemare la parte amministrativa alimentando il “business” delle licenzecommerciali).

    Il tutto era sospinto da unadomanda della clientela impetuosa e apparentemente senza limiti. Ogni giorno della settimana, ogni locale (di qualsiasi fattura, dimensione e qualità) era pieno di cerimonie. Un business senza limiti.

    Questo fu l'errore enorme in cui incorsero gran parte degli operatori commerciali del litorale. Edificarono strutture abusive che nessun condono portò poi alla regolarizzazione, moltiplicarono l’offerta,  ma soprattutto compromisero  la bellezza infinita del nostro litorale. Furono anni in cui girarono grandi quantità di denaro, ma furono nel contempo anni di degrado e di abbandono e di scempio. Anche le bancarelle ambulanti, che nel frattempo avevano invaso il litorale, vi si erano stabilizzate definitivamente ed avevano realizzato strutture in cemento al punto che praticamente avevano cancellato la visuale del mare.  Tutto era lecito. Tutto era permesso.

    Ma per un triste gioco del destino, l'abusivismo si diffuse anche altrove,ed in particolare sulle falde del Vesuvio specie sul versante  di Trecase e Boscotrecase. Qui la grande disponibilità di capitali "anche sospetti"  fece fare le cose in grande. Ville immense, improbabili palmeti, strutture kitsch molto discutibili illuminarono le pendici del Vesuvio e  le resero molto più  attraenti del nostro litorale.

    Ed ecco la consapevolezza dell'impotenza. Proprietari di strutture fantasma (senza legittimitàurbanistica) gran parte degli imprenditori del litorale, si trovarono tagliati fuori da qualsiasi possibilità diaccedere a forme di finanziamento pubblico e nel contempo di accedere alcredito bancario, gran parte di loro non potettero cambiare la destinazione deiloro locali, ed impotenti hanno cominciato ad assistere alla loro lunga ed inesorabiledecadenza.

    Si poteva immaginare il tentativodi recuperare una legittimità urbanistica di queste strutture, abbattendone leparti abusive, si doveva e si poteva puntare ad un recupero urbanisticocomplessivo di tutto il litorale per un suo definitivo rilancio,si poteva immaginaread una azione di marketing territoriale, valorizzando le sinergiescaturenti  da altre importanti attivitàeconomiche  cittadine (corallo,floricultura, cantieristica, restauro) ma nulla fu fatto.

    Arrivò La stagione dei commissari prefettizi che fece un po'di pulizia  abbattendo gli abusi più estremi (le bancarelle), il litorale fu sistemato alla meglio, ma la politica continuò ad essere incapace di predisporre un serio progetto di recupero complessivo e di rilancio.

    Per anni questi locali, totalmente sotto utilizzati, sono scivolati in una crisi irreversibile. Quelli storici hanno provato a ristrutturarsi o a riconvertirsi per recuperare l'elemento estetico, dimenticato per tutti questi decenni, ma la maggior parte è andata avanti senza alcuna prospettiva. E questo sin quando, con la crisi dei debiti sovrani che hanno investito anche il nostro paese, è esplosa la fiscalità locale:, ICI/IMU, Tarsu/Tares che ha raggiunto livelli oltre che assurdi, assolutamente insostenibili. Il colpo finale.

    E siamo alla fine della storia. Questo è quello che rimane del litorale torrese, uno scenario triste, di degrado e abbandono, con strutture fatiscenti e pericolanti abbandonate, un pezzo di territorio senza prospettive, impoverito e vittima dell'impotenza di una città che assiste e che decide di chiamarsi fuori, come sempre.

    Rimangono sempre le stesse premesse. Siamo alle falde del Vesuvio, incastonati tra Pompei, Ercolano, la costiera sorrentina e Napoli, con un panorama suggestivo che si perde sulle isole del Golfo. Un paradiso terrestre violentato da un degrado quarantennale, da un devastante abusivismo edilizio, dall’abbandono, dalla mancanza di arredo urbano all’altezza, dalla inadeguatezza dei servizi. Si può fare ancora qualcosa? La parola passa sempre e comunque alla politica.  

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