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  •  08/07/2014 L’ economia circolare che utilizza sistemi economici circolari e non lineari

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    La Commissione europea ha approvato una serie di proposte economiche per cambiare e migliorare il modo in cui produciamo le cose.
    Mercoledì 2 luglio la Commissione dell’Unione europea ha approvato una serie di misure per aumentare il tasso di riciclo negli Stati membri e facilitare la transizione verso “un’economia circolare”: un modello che pone al centro la sostenibilità del sistema, in cui non ci sono prodotti di scarto e in cui le materie vengono costantemente riutilizzate. Si tratta di un sistema opposto a quello definito “lineare”, che parte dalla materia e arriva al rifiuto, mentre in natura è tutto ciclico, senza spreco.





    Entro il 2020 dovrebbero diventare giuridicamente vincolanti per gli Stati dell’UE: il riciclaggio del 70 per cento dei rifiuti urbani e dell’80 per cento dei rifiuti di imballaggio (vetro, carta, plastica ecc.), a partire dal 2025, vi dovrebbe anche essere il divieto di conferire in discarica rifiuti riciclabili, proposte che passeranno ora al Consiglio e al Parlamento europeo per l’approvazione.

    Dopo lo “sviluppo sostenibile” e la “green economy”, al centro delle politiche ambientali europee c’è da qualche tempo la cosiddetta “economia circolare” in quanto molte aziende utilizzano ancora sistemi economici lineari che prevedono l’ uso della discarica ma varie azienze anche multinazionali, hanno avviato progetti in direzione di un’economia circolare oppure si stanno informando.







    Nell’economia lineare il prodotto diventa rifiuto e la catena economica segue sempre lo schema: estrazione, produzione, consumo, smaltimento.
    L’economia circolare, invece, deve rigenerarsi da sola: i prodotti biologici entrano a far parte della biosfera, mentre quelli tecnici sono rivalorizzati senza entrare nella biosfera. Naturalmente bisogna progettare un sistema più virtuoso dall’ inizio, utilizzando le fonti rinnovabili e servono anche prodotti disegnati in maniera efficiente, che durino nel tempo e possano essere riciclate o riutilizzabili in altre forme, per esempio bisognerebbe favorire il riutilizzo anziché il riciclaggio.

    Non sarebbe più necessario l’ obsolescenza programmata mettendo al centro dell’ attenzione la funzione e l’ utilizzo delle cose ma al tempo stesso bisogna rendere l’ utilizzo più conveniente.

    I prodotti di consumo cicolare diventerebbero più competitivi ed una loro maggiore efficienza ridurrebbe anche l’ impatto ambientale mentre si creerebbero tantissimi posti di lavoro in più.

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