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  • 01/05/2012 Parte il riciclo di piatti e bicchieri

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    Le 140.000 tonnellate di piatti e bicchieri in plastica monouso che annualmente gli italiani consumano potranno essere riciclati, almeno in teoria. Dal primo maggio 2012, secondo un comunicato stampa di Corepla (Consorzio Nazionale per la Raccolta, il Riciclaggio ed il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica), Anci e Conai (Consorzio Nazionale Imballaggi), possono essere raccolti assieme agli altri imballaggi in plastica. Resteranno invece esclusi quelli di materiale plastico più rigido (melammina o polipropilene, per esempio), non potendo essere considerati imballaggi, come ad esempio le posate usa e getta.





    Naturalmente questi rifiuti, per un completo smaltimento, dovrebbero essere privi di qualsiasi residuo solido o liquido, salvo le tracce dei prodotti contenuti.

    Nel comunicato si legge che si tratta di "un' importante novità che va nella direzione di facilitare ai cittadini la raccolta differenziata. Sono state così accolte le istanze di numerosissimi Comuni italiani. Da questa novità potrà derivare non solo un beneficio ambientale, ma anche l’opportunità per i Comuni di aumentare in misura considerevole i corrispettivi ricevuti a fronte del materiale correttamente conferito."







    Non dovrebbero, però, mancare adeguati sistemi di riciclaggio perchè i sacchetti e le bottiglie sono riciclati agevolmente con recupero della plastica, mentre i piatti ed i bicchieri rientrano nelle famiglie delle plastiche eterogenee per le quali non esiste una filiera di recupero su scala nazionale, per cui non possono essere riciclati senza prima attivare un nuovo filone di recupero a costi molto alti, da qui la necessità di un mercato significativo di acquirenti.

    Vi è già qualche esperienza regionale, come il caso dell’azienda di trattamento Revet, che in Toscana ha avviato alcuni progetti sperimentali di riciclo, recuperando parte delle plastiche miste per produrre pannelli fonoassorbenti, componenti per la Piaggio e arredamenti per esterni.

    E questo avviene in molti paesi: si raccoglie il materiale ma spesso non si riesce a trasformarlo.

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