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  • 18/11/2005 Pellicce: Animali scuoiati vivi in Cina (www.infolav.org)

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    Milioni di animali allevati in condizioni brutali e scuoiati vivi: accade in Cina per il mercato internazionale della pellicceria, in particolare quello di Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea e Russia. Un’investigazione e un filmato, realizzati nel 2004 e 2005 nelle principali province cinesi in cui è praticato questo tipo di allevamento (Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei),resi pubblici oggi dalla LAV insieme all’Associazione Svizzera per la Protezione degli Animali e East International che hanno condotto l’indagine, denunciano orrori inimmaginabili: sul web dedicato www.nonlosapevo.com è possibile vedere una breve sequenza video, invitare altre persone a visitare questo sito e firmare la petizione della LAV al Governo italiano per chiedere un bando nazionale all’importazione e al commercio di pelli e pellicce provenienti dalla Cina e l’obbligo di un completo sistema di etichettatura per questi prodotti.

    La Cina è diventata la più grande produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia: nel 2004 il valore del commercio di questo tipo di prodotti made in Cina ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi. La Cina produce più di 1 milione e mezzo di pelli di volpi e visoni l’anno, equivalenti all’11% della produzione mondiale di visoni e al 27% della produzione mondiale di volpi, mentre il numero di procioni allevati e uccisi in un anno è di oltre 1 milione e mezzo. Milioni anche i cani e ai gatti uccisi per la pelliccia. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto in Cina è venduto in particolare a Europa e Italia, USA, Giappone, Corea e Russia, con l’80% di pellicce esportate da Hong Kong verso Europa, Stati Uniti e Giappone. La Cina importa 5 milioni di pelli di visone e 1,5 milioni di pelli di volpe l’anno: questo corrisponde al 40% di quanto venduto attraverso le aste di tutto il mondo. Molte di queste pelli sono tinte in Cina e poi riesportate.
    Il giro d’affari mondiale derivante dalla vendita di pellicce ha raggiunto, nel biennio 2001-2002, l’importo di 11 miliardi di dollari statunitensi. L’Unione Europea è la più grande consumatrice di pellicce di tutto il mondo; nel biennio 2002-2003, il commercio di pellicce dei Paesi dell’Unione Europea, è stimato in circa 4,5 miliardi di dollari statunitensi.

    “L’investigazione documenta squallidi allevamenti, animali storditi a bastonate o sbattuti a terra, ai quali la pelliccia viene strappata via mentre sono ancora vivi: respiro, battito cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimento dei bulbi oculari, sono evidenti per un periodo compreso tra i 5 e i 10 minuti dopo che sono stati scuoiati. Si vedono anche operai che salgono con i piedi sulla testa o il collo dell’animale per strangolarlo - dichiara Roberto Bennati, responsabile LAV campagne europee - Il settore della pellicceria ha trovato nuove strategie di vendita proponendo un’infinità di capi di abbigliamento e accessori con rifiniture in pelliccia, grazie al mercato cinese di allevamento, trasformazione e confezionamento, dove manodopera a basso costo e con minori tutele, l’assenza di leggi a tutela del benessere degli animali allevati e di norme che vietino atti di crudeltà, permettono di aggirare norme restrittive interne, di proporre prezzi accessibili a un vasto pubblico e di realizzare ottimi guadagni. I consumatori devono sapere quali atrocità si nascondono dietro tali prodotti, per i quali non esiste un obbligo di etichetta che indichi il paese produttore, la specie animale, il sistema di allevamento e uccisione: a loro chiediamo di rifiutarsi di acquistare qualsiasi capo contenente spoglie di animali. Al Governo italiano chiediamo di mettere fine a questo mercato di morte”.

    “Le condizione di detenzione degli animali negli allevamenti cinesi violano i più elementari diritti di un essere vivente - dichiara Mark Rissi, responsabile di World Society for the Protection of Animals e di Swiss Animal Protection, le organizzazioni autrici dell’investigazione - In tutta la mia carriera di giornalista televisivo non ho mai visto tanta brutalità e crudeltà verso gli animali. Ora che abbiamo queste prove, vogliamo rendere nota a tutti questa terribile realtà e chiedere alle istituzioni e ai consumatori di non rendersi complici di queste violenze”.

    In tutti gli allevamenti cinesi oggetto dell’indagine è stato riscontrato anche che la prigionia nelle anguste gabbie provoca gravi effetti sul comportamento degli animali: sono state documentate stereotipie (comportamenti ossessivamente ripetitivi come camminare ripetutamente avanti e indietro o il ripetuto annuire con la testa), completa passività acquisita (mancanza di sensibilità e inattività estrema), automutilazioni. Gli allevatori hanno segnalato problemi nella riproduzione e infanticidio. La mortalità media dei cuccioli prima dello svezzamento può arrivare fino al 50%.


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