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  • 10/02/2009 Indisponibilita' della vita umana: un concetto piu' volte ribadito, ma ripetutamente stravolto (Donatella Poretti *, http://www.aduc.it)

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     Intervento in Aula sulla discussione congiunta delle mozioni in materia di trattamenti di alimentazione ed idratazione

    Signor Presidente, la nutrizione e l'idratazione artificiale sono trattamenti sanitari attuati attraverso una sonda gastrica e un intervento chirurgico tipo PEG che necessitano del consenso informato da parte del paziente.
    Il secondo comma dell'articolo 32 della Costituzione sancisce la libertà di cura: "Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessuno caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana".
    Io avrei voluto che questi due concetti chiari fossero l'impegnativa per un Governo e per un Parlamento, per qualsiasi Governo e per qualsiasi Parlamento, affinché appunto venissero seguiti e rispettati i princìpi dell'autodeterminazione e della libertà di cura, nel rispetto proprio del dettato costituzionale, per qualsiasi atto, per qualsiasi provvedimento e per qualsiasi legge che si intendesse assumere in materia di trattamenti sanitari. Ieri ho apprezzato, però, il passo indietro che siamo riusciti a far compiere a questo Parlamento e a questo Senato, rispetto ad un salto nel vuoto che rischiavamo di far fare alle istituzioni con l'approvazione di una legge inutilizzabile, scritta male e in fretta, imposta con modi e tempi dal Governo al Parlamento. Ieri sera ci siamo fermati ma oggi, comunque, le emozioni scorrono ancora forti.
    Sapere che, finalmente, Beppino Englaro è riuscito a piangere una figlia che ha accompagnato alla sua fine, alla fine che la natura le ha destinato, dovrebbe spingere a usare i toni della ragione. Un appello alla ragione dovrebbe essere quello che, mi auguro, facciamo tutti. Come diceva Goya, il sonno della ragione produce mostri e il rischio, appunto, è quello di produrre non una buona legge ma una legge mostruosa.
    Il diritto alla vita, più volte annunciato, non può trasformarsi nell'obbligo di vivere. Il diritto alle cure, il garantire l'alimentazione e l'idratazione, come sta scritto nella mozione del Partito Democratico, non può divenire un obbligo di cura. Garantire l'alimentazione e l'idratazione: questo deve essere il compito dello Stato e delle leggi e non obbligare a delle cure.
    Noi saremo chiamati a legiferare su questi temi, su questi argomenti, e mi auguro che la posizione dell' "io non lo farei" non si trasformi in una norma in cui si scriva "tu non lo devi fare, tu non lo puoi fare". L'autodeterminazione è allora anche decidere come e quando morire. È per questo motivo che, come senatori radicali, eletti nel Partito Democratico e facenti parte del Gruppo del Partito Democratico, non possiamo votare la mozione presentata dal Partito Democratico, di cui abbiamo anche apprezzato e apprezziamo la volontà di trovare una sintesi.
    In essa, infatti, c'è un "no all'eutanasia" che non può essere il nostro, perché noi radicali abbiamo presentato un disegno di legge per disciplinare, per regolamentare, per legalizzare quello che oggi è un fenomeno clandestino illegale, che si verifica nell'Italia che dice di no ma che, invece, si ritrova con delle persone che muoiono, che non hanno espresso le proprie volontà ma per le quali qualcuno si assume la responsabilità di tradurle nelle loro dichiarazioni di fine vita.
    L'indisponibilità della vita umana è un concetto più volte ribadito, ma è un concetto che viene stravolto. Infatti, se quella vita umana è indisponibile per l'uomo, per chi allora è disponibile? Per lo Stato? È disponibile al Governo? Allora quel corpo, che non è disponibile all'uomo, diventa un corpo gestito, disposto, organizzato, nutrito, riempito, svuotato dalle mani dello Stato?
     

    Diventano -appunto- corpi che non sono più individui in grado di scegliere su se stessi, ma corpi in gestione al Governo. Una volta esistevano gli schiavi e i liberi; poi sono scomparsi gli schiavi; oggi ad essersi dileguati sono i liberi. Chissà che faranno ora quelli che nella maggioranza del Popolo della Libertà dicono di essere liberi!

    * senatrice Radicali - Partito democratico

    10/02/2009 Eluana e l'accanimento terapeutico (Primo Mastrantoni, segretario Aduc, http://www.aduc.it)

    Eluana e' morta ma la discussione sull'accanimento terapeutico prosegue. Molti fanno riferimento a quanto dichiarato da esponenti della Chiesa cattolica, ovvero, del Vaticano. Ci pare utile citare alcuni articoli del Catechismo.
    "L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi puo' essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'accanimento terapeutico. Non si vuole cosi' procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacita', o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volonta' e gli interessi legittimi del paziente".(1). La Chiesa cattolica accetta quindi il concetto di "accanimento terapeutico", che ci pare comunque anomalo in quanto pone l'accento sull'"accanimento". Ebbene tutti i cittadini prima di morire ricevono cure, si auspica le piu' adeguate e utili, ma un trattamento terapeutico non puo' essere imposto in quanto utile o meno: e' sempre l'individuo che decide di accettare o meno la terapia, utile o meno, che' altrimenti qualcun altro dovrebbe decidere. La Chiesa cattolica non accetta che sia l'individuo a decidere della propria vita, infatti, nel citato Catechismo scrive che "Non ne disponiamo" (1), salvo poi prevedere la pena di morte (1) e concedere una pensione a Mastro Titta (er boja de Roma, 1779-1869) che, nella sua lunga carriera, totalizzo' ben 516 "servizi" tra suppliziati e giustiziati, fino a 6 anni prima della presa di Porta Pia.

    (1) http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p3s2c2a5_it.htm Artt. 2278, 2280 e 2267.

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