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  • 09/02/2009 Staccare la spina e' un diritto (http://www.antoniodipietro.it)

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    staccare_spina.jpg

    Riporto una mia intervista rilasciata al quotidiano La Stampa, di lunedi 9 febbraio 2009, in merito alla vicenda della famiglia Englaro.

    La Stampa: Onorevole Di Pietro, il suo partito voterà il disegno di legge “salva-Eluana”?
    Antonio Di Pietro: «Non può esserci un partito che, su un tema così delicato, così drammatico, possa imporre ai parlamentari il voto. E questo vale a maggior ragione per l’Italia dei Valori, che si sente vicino all’operaio che fino a ieri votava per Rifondazione e alla suora che vive di solidarietà».

    La Stampa: I suoi capigruppo, Donadi e Belisario, sono favorevoli al disegno di legge. E lei?
    Antonio Di Pietro: «Non cominciamo a dire che l’Idv è spaccata, per piacere. Ma io voto no».

    La Stampa: E perché?
    Antonio Di Pietro: «Perché non soltanto i decreti, ma anche le leggi non debbono mai essere “uti singuli”, ma “erga omnes”. Questo disegno di legge invece parla soltanto del caso di Eluana e non affronta, come dovrebbe, il tema più complessivo del testamento biologico. E’ necessario che il Parlamento se ne occupi, nelle forme più ampie e nel modo più autorevole, e regolamenti il diritto alla vita, ma anche un altro a cui credo profondamente: il diritto di morire dignitosamente».

    La Stampa: Lei è credente. Eppure rivendica, pare di capire, il diritto a staccare la spina.
    Antonio Di Pietro: «Nel dramma mi sento comunque uno sconfitto perché invidio chi ha certezze. Io non ne ho. Penso che, se mi trovassi in una condizione terminale, senza via di uscita, vorrei una mano pietosa che mi aiutasse a chiudere gli occhi. Ma se devo essere io a chiuderli a un altro, la mia mano si fermerebbe».

    La Stampa: Vorrebbe essere aiutato a morire, ma non sarebbe capace di aiutare a morire un altro?
    Antonio Di Pietro: «Sì. Ma soprattutto non vorrei mai che le ragioni della mia angoscia prevalessero sulle ragioni dell’angoscia altrui. Vorrei una legge che desse la libertà di comportarsi secondo coscienza».

    La Stampa: Ci sta parlando della sua vita?
    Antonio Di Pietro: «Sì».

    La Stampa: Sua madre?
    Antonio Di Pietro: «Mia madre e mia sorella».

    La Stampa: Che cosa successe?
    Antonio Di Pietro: «Erano le due persone più care che avevo al mondo. Mia madre ebbe un ictus, stette sette mesi in reparto e non si riprese più. La ricordo gli ultimi giorni di vita, a letto, immobile, impotente, in coma irreversibile. Ricordo i suoi occhi, e ci vedevo dentro la supplica, sono sicuro che nei suoi occhi c’era il desiderio di essere aiutata ad abbandonare la sofferenza. Ma io non avevo la possibilità giuridica di aiutarla. E se l’avessi avuta, mi sarebbe mancato il coraggio».

    La Stampa: E sua sorella?
    Antonio Di Pietro: «Mia sorella Concetta, povera donna... Aveva sessant’anni... Se l’è portata via un tumore. Era ancora giovane. Mi parve di rivivere la stessa esperienza vissuta con mia madre. Stessi occhi, stessa supplica. E sapete qual è la cosa più assurda? E’ che erano credenti e cattoliche e, a differenza mia, una legge che favorisse la morte dei senza speranza non l’avrebbero mai accettata».

    La Stampa: Una contraddizione.
    Antonio Di Pietro: «Macché. E’ questo il grande mistero. Appunto: come si fa, su argomenti come questi, ad avere tante certezze? Vedo preti spretati da una parte, e difensori di ogni libertà dall’altra. E non li capisco. Ecco perché non mi va che si dica che l’Italia dei Valori, sulla legge, vota a favore o contro Berlusconi. Non lo merita lui, non ce lo meritiamo noi. Non se lo merita Peppino Englaro».

    La Stampa: Lei lo ha incontrato?
    Antonio Di Pietro: «Credo abbia cose più importanti e drammatiche di cui occuparsi che incontrare un povero politico. A me, anche su questa storia, mi tirano per la giacchetta, ma a lui... Tutti quelli che gridano “omicidio”, “assassinio”... Mi amareggia. Ma come si può pensare che un padre voglia ammazzare la figlia? Ma dico: fermatevi, provate per un attimo ad andare dentro quel dramma umano».

    La Stampa: E’ questo il punto, pare: Peppino Englaro ha il coraggio che lei non ha.
    Antonio Di Pietro: «E vorrei che gli fosse garantito per legge, e servono tempi rapidi».

    La Stampa: E’ eutanasia.
    Antonio Di Pietro: «Chiamatela come volete. Ma io, se riguardasse la mia persona e la mia salute, vorrei poter morire».

    La Stampa: Veniamo al conflitto fra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi.
    Antonio Di Pietro: «Bene ha fatto Napolitano. Berlusconi voleva forzare la mano, voleva far trovare il Parlamento davanti a un fatto compiuto. E su un simile argomento, poi. Ha fatto bene perché ha stoppato un’altra legge ad personam. Ha fatto bene perché il decreto scavalcava una sentenza, magari anche per ragioni umanitarie, ma si introduceva una prassi pericolosissima, replicabile domani per scopi diversi. E perché ha difeso la Costituzione».

    La Stampa: Oddìo, però ammette che Berlusconi aveva fini umanitari...
    Antonio Di Pietro: «Ma per carità, Berlusconi sta soltando marciando sulla pelle di Eluana».

    La Stampa: Secondo lei vuole accorciare il settennato di Napolitano?
    Antonio Di Pietro: «Mah, mi pare più che altro delirio di onnipotenza. Dal lifting al trapianto di capelli siamo passati alle ansie da dittatorello. Da caso piscologico sta diventando caso psichiatrico».

    La Stampa: Addirittura.
    Antonio Di Pietro: «Ma cosa pensare di uno che cavalca la vicenda di Eluana per spaccare ulteriormente il Paese? Per renderlo instabile, ingovernabile e poi, come annuncia, cambiare la Costituzione come piace a lui. Ma per piacere. Mi davano del matto quando dicevo che Napolitanto deve fare attenzione alle leggi che il governo sta facendo, ai veri obiettivi di Berlusconi. Certo, lo dico in dipietrese, per l’amor di Dio. Però poi, in forma più corretta, lo ha detto anche Veltroni. E in forma dotta, lo ha detto Scalfari. E allora?»

    La Stampa: E allora?
    Antonio Di Pietro: «E allora non è poi così scemo, questo Di Pietro. O no?».



    http://www.antoniodipietro.it
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