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17/01/2008 Un sondaggio per la Moratoria sull’aborto sul sito ''Prima Pagina'' di Radio Rai 3 (Alessandro Renzo, http://www.korazym.org)

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Un modo semplicissimo per sostenere la battaglia di civiltà a favore della vita fin dal suo concepimento, con un solo clic. Inoltre, l’intervista di Andrea Tornielli a padre Fanzaga di Radio Maria sui media cattolici e la Moratoria sull’aborto.

Il sondaggio di Rai Radio 3 per la Moratoria sull’aborto

Sul sito "Prima Pagina" di Radio Rai 3 - il programma giornaliero di 90 minuti in diretta di musica e di lettura commentata dei quotidiani da parte di giornalisti che si avvicendavano ai microfoni in turni settimanali, rivolto ad un pubblico di cultura medioalta - è aperto un sondaggio per la Moratoria sull’aborto proposta da Giuliano Ferrara. Cliccando qui, troverai il sondaggio in fondo alla pagina che si aprirà e potrai esprimere il tuo parere con un solo clic. Potrai poi proporre la stessa cosa ad altri. È un modo semplicissimo per sostenere questa battaglia di civiltà a favore della vita fin dal suo concepimento.


 

Il quesito, a cui il sondaggio su "Prima Pagina" chiede di rispondere con sì, no o non so, è: "Giuliano Ferrara propone di inserire nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo la frase: la vita va tutelata dal concepimento. Siete d’accordo?". Ieri, il risultato era 82% per il sì, 17 % per il no e 1 % non so.


 

"Prima Pagina" è il programma giornaliero della direzione di Radio Tre a cura di Paola De Monte, che va in onda alle ore 7.15. In redazione: Cristiana Castellotti, Giorgia Niso, Marco Pompi e Gianfranco Rossi.


 

Il 15 marzo 1976 viene varato un programma sperimentale della rete, dal titolo "Quotidiana", già contenente quelle che sarebbero state le caratteristiche del futuro "Prima Pagina": 90 minuti in diretta di musica e di lettura commentata dei quotidiani da parte di giornalisti che si avvicendavano ai microfoni in turni settimanali. Il programma fu inaugurato con la conduzione di Ruggero Orlando. Dopo meno di sette mesi, il 4 ottobre 1976, nasce Prima Pagina, epurata della parte musicale e condotta per la prima settimana da Eugenio Scalfari. Il nuovo programma, ideato da Enzo Forcella, alla prima parte di lettura e commento dei quotidiani del mattino faceva seguire una seconda parte dedicata al filo diretto con gli ascoltatori. Era nata la struttura dell'odierno Prima Pagina. Prima Pagina ha rappresentato uno dei nodi nevralgici nella riforma della terza rete radiofonica volta a rivederne la tradizionale concezione di canale culturale e ad ampliarne il relativamente ristretto target d'utenza, pur continuando a rivolgersi ad un pubblico di cultura medio-alta.

Il programma, divenuto in breve uno dei pilastri della programmazione della terza rete radiofonica, ha sempre goduto di ottimi ascolti tra il pubblico e negli ambienti politici, economici e finanziari. Nel corso della sua storia si sono alternati alla conduzione diverse centinaia di giornalisti ed un buon numero di scrittori e docenti universitari.


 

Ogni giorno, dalle 7.15 alle 8.38, Prima Pagina, secondo i dati Audiradio, segna l'inizio della giornata di circa 500.000 ascoltatori. Sono circa 15.000 l'anno le telefonate che raggiungono il nostro numero verde (800.050.333) e la nostra segreteria telefonica provenienti, orientativamente, 48% dal nord, 30% dal centro e 22% dal sud del nostro paese. Il 60% delle chiamate provengono da uomini, il 40% da donne. In questi 26 anni piu' di mille giornalisti si sono alternati ai microfoni degli studi di via Asiago rispondendo a circa 3.600 ascoltatori l'anno su una media di circa 100 telefonate giornaliere che giungono al centralino di Prima Pagina.

Per contattare "Prima Pagina" telefonare al numero 06-3219932 o inviare una E mail o un telefax al numero 06-3244147. Indirizzo: via Asiago 10, 00195 Roma. Per informazioni relative a frequenze e ricezioni consultare il sito www.raiway.rai.it oppure telefonare al numero verde 800 111 555.

Battaglie senza pregiudizi, entrando nel cuore della gente

Una battaglia di civiltà: questa è la corretta definizione del sostegno che diamo a favore della vita fin dal suo concepimento. Non è una battaglia difficile, può essere combattuta con mezzi semplicissimi, come Giuliano Ferrara ha dimostrato, come ha proposto il programma "Prima Pagina" di Radio Rai 3. È una battaglia che viene fatto ogni giorno da tanti media, anche media cattolici, e non in prima istanza perché cattolici.

Padre Livio Fanzaga, l’animatore e l’anima dell’emittente da due milioni di ascoltatori al giorno, Radio Maria (non da confondere con Radio Maryja in Polonia ...), dice in un’intervista registrata da Andrea Tornielli per il Giornale del 16 gennaio 2008: "La battaglia in difesa della vita non è una battaglia cattolica, ma laica, per i diritti umani". È questa la linea che è stata scelta dal direttore de il Foglio, Giuliano Ferrara e è questo la domanda posta nel sondaggio sul sito del programma "Prima Pagina" di Radio Rai 3.

Vi proponiamo il testo integrale dell’intervista a padre Livio Fanzaga.


 

I media e i cattolici
Radio Maria, fede in libertà
di Andrea Tornielli
su il Giornale, 16 gennaio 2008


 

"Il nostro non è fondamentalismo ma impegno generoso e vigorosa testimonianza".
"Facciamo le nostre battaglie senza pregiudizi. Proprio per questo siamo nel cuore della gente".

La sua voce è inconfondibile e sono davvero in pochi coloro che, cambiando canale radio, non si sono mai imbattuti, almeno una volta, nelle sue trasmissioni. A padre Livio Fanzaga, l’instancabile animatore di Radio Maria che ha portato l’emittente ad avere ben due milioni di utenti quotidiani con una media - altissima - di due ore di ascolto al giorno, il Giornale ha chiesto di intervenire nel dibattito sui media cattolici e la moratoria sull’aborto.

L’iniziativa lanciata da Giuliano Ferrara sta facendo discutere il mondo politico, sociale e intellettuale italiano. Come la giudica?
«Si tratta di una battaglia sul diritto a nascere, una battaglia tipicamente laica, non confessionale. Mi sembra che Ferrara si sia posto un obiettivo partendo da considerazioni scientifiche: oggi sappiamo che nel concepito c’è già tutto il programma del futuro uomo. C’è già tutto l’uomo. Per questo chiede che nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo si aggiunga che la vita va difesa dal concepimento alla sua fine naturale. È una battaglia che va al di là delle religioni, delle diversità politiche o ideologiche. Il merito di Ferrara è averla sottratta agli ambiti ristretti del mondo cattolico».

I media cattolici si sono impegnati abbastanza su questi temi?
«Su questo tema credo che i media cattolici si siano sempre impegnati. Il problema forse è stato "cattolicizzare" troppo la battaglia in difesa della vita che, lo ripeto, non è una battaglia cattolica, ma laica, per i diritti umani».

Crede che talvolta ci sia il rischio che i media cattolici appaiano irrilevanti?
«C’è una situazione a mio parere anormale, soprattutto in Italia. Si crede che da una parte ci sia la società, dall’altra ci sia la Chiesa. Allo stesso modo, si pensa che da una parte vi siano i mass media cattolici, dall’altra quelli laici. Ora, stampa e tv cattoliche devono avere la loro chiara identità, ma ritengo necessario, soprattutto, che all’interno dei media laici operino giornalisti cattolici. Se così fosse, non avremmo dovuto aggrapparci a Ferrara per uscire dallo steccato».

Il successo di Radio Maria sta a indicare che c’è un popolo cattolico che non si sente rappresentato?
«Bisogna dire che alcuni importanti media cattolici sono di proprietà della Chiesa, e dunque esprimono un’ufficialità che si traduce spesso in prudenza. Talvolta questo può andare a scapito della profezia e della forte testimonianza. Radio Maria, grazie a Dio, è un’associazione civile: siamo tutti cristiani e cattolici, ma abbiamo forse più libertà nell’impostare le nostre battaglie culturali. È vero che esiste una frattura tra media cattolici e popolo cristiano. La gente è in attesa, ha profonde convinzioni e non sempre trova nei mass media sbocchi adeguati. Temo che in qualche caso subentri una sorta di aurea mediocritas e si finisca per non essere più nel cuore della gente».

Radio Maria viene accusata di fare politica. Vi siete impegnati molto per l’astensione nel referendum sulla legge 40 ...
«Certamente facciamo meno politica di Avvenire, Famiglia Cristiana e dell’Osservatore Romano, i quali si occupano anche di notizie relative alla vita politica nazionale e internazionale. Tra l’altro, se volessimo, potremmo occuparci di politica più di loro, essendo Radio Maria un’associazione civile, come ho già ricordato. Se fossimo più schierati politicamente, però, perderemmo la possibilità di parlare a tutti. Ma la scelta di non schierarci politicamente non significa tirarsi indietro quando ci sono grandi battaglie etiche. Noi scendiamo in campo, in sintonia con la Chiesa, e nel caso della legge 40 ci siamo impegnati con vigore».

C’è chi vi addita come una radio fondamentalista. Come risponde?
«Dico che c’è una bella differenza tra fondamentalismo e testimonianza vigorosa, tra fanatismo e impegno generoso. La gente ci vuole testimoni generosi e vigorosi, il pubblico ci premia per questo. A volte nei media cattolici manca questa decisione, anche se riconosco che sul tema della difesa della vita tutti hanno le carte in regola e hanno portato avanti la battaglia per anni. Ma Ferrara è Ferrara, ce n’è uno solo, è una persona eccezionale. Ne servirebbe uno anche nel mondo cattolico».

Non crede vi sia il rischio per i cattolici di farsi arruolare sotto l’egida di visioni che selezionano alcuni temi che stanno a cuore alla Chiesa dimenticandone altri?
«Bisogna prestare attenzione a tutte le tematiche della dottrina sociale della Chiesa, e dunque anche alla pace, alla giustizia sociale, alla difesa dell’ambiente. Il cattolico deve averle presenti tutte quante e mi sembra che Benedetto XVI parli chiaro in proposito. Su ambiente e pace è però più facile trovarsi d’accordo con tutti, mentre la vita e la famiglia vengono attaccate dalla mentalità comune. Proprio per questo già Giovanni Paolo II diceva che questi temi rappresentano le frontiere della nuova evangelizzazione. Vita, famiglia e pace - il mondo rischia l’autodistruzione - sono tre gravi emergenze».

http://www.korazym.org
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