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01/10/2007 Medici sul campo/8. Il prof. Donadio fra testamento biologico, eutanasia e cure palliative (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)  

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  • Testamento biologico? "Non serve". Interviste a raffica di Scienza&Vita.

    Pierpaolo Donadio. Primario Anestesia e Rianimazione Ospedale Le Molinette di Torino. Ha partecipato come anestesista e come intensivista ai programmi di trapianto rene dal 1982 ad oggi, di fegato dal 1989 al 2004, e di polmone dal 1993 al 2005. Fa parte del corpo docente e del comitato didattico dei corsi Nazionali di Transplant Procurement Management. E’ coordinatore regionale delle donazioni e dei prelievi di organi e tessuti della Regione Piemonte. E’ docente di “procurement di organi e tessuti” presso la scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione dell’Università di Torino. E’ stato nominato esperto del Consiglio Superiore di Sanità per il triennio 2003-2005. E’ membro della Consulta Tecnica Permanente per i Trapianti presso l’Istituto Superiore di Sanità, ed è vicepresidente del Comitato regionale Trapianti della regione Piemonte. Coltiva personale interesse per le questioni bioetiche, ha partecipato per anni ai lavori del Gruppo Cattolico di Bioetica di Torino, (oggi Associazione Bioetica e Persona) e tiene lezioni di bioetica in corsi organizzati dalla sezione di Torino della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale o da altre istituzioni cattoliche. Ecco il testo dell'intervista che ha rilasciato all'Associazione Scienza&Vita.

    Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?
    Se limitata solo su alcuni casi, di paziente cosciente, come rinforzo per il paziente informato, potrebbe avere un suo significato. Ho visto SLA o distrofie di pazienti che non volevano andare in respirazione artificiale e che si sono trovati ventilati contro la propria volontà, Mi piacerebbe che chi ha un malattia chiara, conosciuta, con un percorso terapeutico concordato possa stabilire come affrontarla, in modo che anche altri medici possano uniformarsi. In questo senso, una norma che tuteli questa possibilità può delineare un percorso già programmato. Se il paziente esprime un vero testamento biologico deve essere limitato ad una malattia conosciuta nel momento in cui sottoscrive il testamento biologico, che può essere inteso in qualche modo come la formalizzazione di un percorso programmato di cure. Se perdo conoscenza perché ho la sclerosi, deve esistere qualcosa che mi impedisca che qualcuno mi tagli la gola. So bene, che quest’impostazione è molto diversa dal contenuto delle proposte di legge sul testamento biologico in discussione. Ma è questo quel che penso su questa materia.

    Che cosa intende per accanimento terapeutico?
    L’utilizzo di mezzi terapeutici eccessivi per il trattamento di patologie evolutive o mezzi che provocano troppa sofferenza, che il paziente non desidera o trattamenti tesi a procrastinare inutilmente, di poco tempo, una morte inevitabile. Le tre fattispecie non sono necessariamente unite. Se io medico ho in cura una persona matura consapevole che non regge la terapia, le faccio violenza e quindi faccio accanimento.

    Che cosa intende per eutanasia?
    E’ un atto teso a dare la morte ad un soggetto ammalato che la richiede o anche ad un soggetto ammalato che non la richiede, ma ritenuto congruo abusivamente dal suo medico per farlo morire.

    Nel codice deontologico ci sono le risposte necessarie a questa problematica?
    Sì, in modo volutamente e utilmente generico. Secondo me questa è materia da deontologia professionale, non da casistica. Basta il codice deontologico per trattare questa materia; è sufficiente nella sua voluta genericità, perché questa considera tutte le fattispecie che si possono venire a determinare.

    C’è e in che cosa consiste il conflitto tra volontà espresse in precedenza dal paziente e posizione di garanzia del medico?
    Può esistere un conflitto se la volontà espressa precedentemente non può conoscere le articolazioni di quel che può avvenire a distanza di tempo, anche di molti anni. Questo relativamente ad ogni situazione soggettiva, perché tutte le situazioni sono diverse una dall’altra. Non esiste un conflitto teorico, perché la volontà del paziente deve essere sempre rispettata. Laddove il paziente ha dato delle disposizioni generiche di volontà, il conflitto può nascere dal fatto che quando le ha date non sapeva quando, come, di che cosa si sarebbe ammalato.

    Nel corso della sua professione ha mai avuto problemi, nel senso di denunce legali, nel caso di interventi contrari alle indicazioni del paziente che pur hanno consentito di salvare la vita o di ristabilire un equilibrio di salute o di sospensione di terapie sproporzionate da cui è derivata la morte del paziente?
    No, mai.

    Può indicare la differenza tra testamento biologico e pianificazione dei trattamenti, contestualizzata nella relazione medico-paziente?
    La differenza sta proprio nella contestualizzazione. Se c’è una malattia, contestualmente c’è una decisione e quindi pianificazione dei trattamenti. Nel caso del testamento biologico questa decisione può essere presa anche vent’anni prima.

    L’implementazione delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, delle strutture di lungodegenza e degli Hospice possono essere una risposta all’eutanasia e all’abbandono terapeutico? Come si presenta la sua realtà geografica da questo punto di vista?
    Possono essere una risposta parziale e dovuta, se toccano la maggioranza dei casi. Per la maggior parte dei casi quindi la risposta è sì; è un po’ falso e illusorio dire che con questo si risolve tutto. E’ l’illusione contraria a quella del testamento biologico. Sono cose necessarie e un diritto, ma esistono situazioni, sia pur poche – e di quelle poche situazioni si deve pur tener conto per avere una visione d’insieme – rispetto alle quali le cure palliative e le strutture di assistenza non risolvono il problema. Una persona intellettualmente onesta non può dire che con le cure palliative – che vanno molto bene per i neoplastici, per i neurotici progressivi un po’ meno - si risolve tutto; si limita il sorgere di una richiesta eutanasica, certamente.

    www.korazym.org
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