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29/09/2007  Medici sul campo/7. Dal Pronto soccorso, focus su testamento biologico, eutanasia e cure palliative (Daniele Lorenzi,  http://www.korazym.org)

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  • Testamento biologico? "Non serve". Interviste a raffica di Scienza&Vita.

    Fulvio Borromei è presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di Ancona. Medico-chirurgo, specialista in Pronto soccorso e Terapia d’urgenza, è animatore di formazione in medicina generale, coordinatore-presidente regionale della Simg per due mandati e componente del Consiglio di amministrazione Onaosi, secondo Ente di assistenza agli orfani dei sanitari (medici, odontoiatri, veterinari e farmacisti) dal 2005. Anche a lui Scienza&Vita ha rivolto alcune domande sulle questioni del fine-vita. Ecco le sue risposte.

    Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?
    Se fosse possibile valuterei questa problematica all’interno del codice deontologico, tenendo presente lo strettissimo rapporto che deve intercorrere tra medico e paziente. I principi che provengono da centinaia e centinaia di anni sono stati rispettati. Su questo non ho dubbi. Direi che è necessario prestare attenzione alla cura del paziente; intendo, a questo proposito, la capacità del medico di prendersi cura della persona. Forse negli ultimi tempi si è dedicata troppa attenzione alla terapia. Riuniamo terapia e cura per esseri veri medici nel rispetto della persona.

    Che cosa intende per accanimento terapeutico?
    Accanimento terapeutico è tutto ciò che, in maniera estrema, è indirizzato verso la cura della malattia anziché verso la cura della persona. In questo senso, non ritengo ci possa essere una legge che ci dice che cosa è o che cosa non è accanimento terapeutico.

    Che cosa intende per eutanasia?
    Intendo quando il medico fa atti che sono direttamente di nocumento per la sopravvivenza dell’individuo. Facciamo riferimento al giuramento ippocratico: il medico non può togliere la vita all’individuo, la deve salvaguardare.

    Nel codice deontologico ci sono le risposte necessarie a questa problematica?
    All’interno del codice deontologico esistono tutte le risposte relativamente a questa problematica. Se ci fosse bisogno di approfondire, questo potrebbe essere fatto nell’ambito del commentario del codice deontologico.

    C’è e in che cosa consiste il conflitto tra volontà espressa in precedenza dal paziente e posizione di garanzia del medico?
    Il paziente X non può dire al medico Y di fare quel che egli vuole, in assoluto. Il prendersi cura è un lungo percorso, che può caratterizzare le intese tra medico e paziente, rispettose di entrambe le volontà. La determinazione del paziente deve confrontarsi con la morale, il sentire, la professionalità del medico.

    Nel corso della sua professione ha mai avuto problemi, nel senso di denunce legali, nel caso di interventi contrari alle indicazioni del paziente che pur hanno consentito di salvare la vita o di ristabilire un equilibrio di salute o di sospensione di terapie sproporzionate da cui è derivata la morte del paziente?
    Non ho mai avuto problemi, almeno fino ad ora.

    Può indicare la differenza tra testamento biologico e pianificazione dei trattamenti, contestualizzata nella relazione medico-paziente?
    Il termine pianificazione dei trattamenti è un po’ rischioso. Ogni paziente ha una sua storia. La medicina rappresenta l’ars suprema fatta di scienza, conoscenza, umanità. Si sente e si vive questo quando si opera; non lo si può determinare.

    L’implementazione delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, delle strutture di lungodegenza e degli Hospice possono essere una risposta all’eutanasia e all’abbandono terapeutico? Come si presenta la sua realtà geografica da questo punto di vista?
    Sono risposte molto efficaci e costituiscono l’antidoto a richieste eutanasiche. Io stesso sono fondatore di un Hospice e devo dire che la realtà geografica in cui vivo è molto positiva da questo punto di vista.

    www.korazym.org
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