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27/08/2007 Medici sul campo/4. Da bioetica e deontologia, testamento biologico, eutanasia e cure palliative (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)  

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Valerio Brucoli, medico, è presidente della Commissione di Bioetica e Deontologia dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Milano. Anche per lui le domande di Scienza&Vita. Il testamento biologico? "Poco utile".

  • Testamento biologico? "Non serve". Interviste a raffica di Scienza&Vita.

    Valerio Brucoli è un medico-chirurgo e dentista. E' presidente della Commissione di Bioetica e Deontologia dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Milano ed è membro del Comitato ristretto della Commissione Nazionale per il nuovo giuramento professionale. Scienza&Vita ha rivolto anche a lui le domande sui temi del fine vita. Ecco le risposte di Brucoli.

    Che cosa pensa di una norma che sancisca il testamento biologico?
    Non sono d’accordo, perché ritengo che sia poco utile. Si tratterebbe di una norma che andrebbe a sancire l’alleanza terapeutica tra medico e paziente, che davvero non vedo come si possa sancire per legge.

    Che cosa intende per accanimento terapeutico?
    E’ il limite oltre il quale non ci si dovrebbe logicamente attendere beneficio da quella che è la terapia in atto. Essa presuppone anche un concetto di cura. L’alleanza terapeutica è un rapporto che prevede una condivisione di principi di base. Se non c’è questo, ci troviamo dinanzi a un contratto terapeutico, non ad un’alleanza terapeutica.

    Che cosa intende per eutanasia?
    Mettere fine ad una vita che altrimenti continuerebbe, in un modo o nell’altro. Faccio fatica a pensare ad una divisione tra eutanasia attiva e passiva. I principi di riferimento della professione medica sono difesa della vita, tutela della salute fisica e psichica dell’uomo, sollievo alla sofferenza. Il bene vita è disponibile o no? Se anche questo bene diventa relativo, allora può valere tutto. Anche il concetto di autoderminazione è un concetto relativo. Il problema vero rimane il concetto della disponibilità del bene vita nel rapporto tra medico e paziente. Se il paziente non condivide quel che il medico ha giurato, e per questo solo fatto si determina la sua volontà, può valere qualsiasi cosa… Eutanasia e accanimento terapeutico sono principi relativi.

    Nel codice deontologico ci sono le risposte necessarie a questa problematica?
    Ci sono tutte le risposte che servono. Bisogna leggere il codice deontologico nel suo insieme, corredato dal giuramento professionale, che è l’interfaccia positiva del codice deontologico. Da una parte i principi, dall’altra le sanzioni. Non ha senso leggere il codice deontologico articolo per articolo. Lo si deve leggere nel suo insieme, con accanto il giuramento professionale.

    C’è e in che cosa consiste il conflitto tra volontà espresse in precedenza dal paziente e posizione di garanzia del medico?
    Deve essere tutto contestualizzato all’interno dell’alleanza terapeutica. Quando si trattano queste problematiche, ci deve essere una persona che conosce il paziente da tantissimo tempo, in grado di capire come ragionava prima e come ragiona ora. Che cosa vuol dire poi volontà espresse? Io non so neanche cosa penserò tra dieci minuti rispetto ad una situazione nuova che non ho mai provato. Ad esempio: cosa si fa nei casi di coma? Ci sono casi documentati in cui si pensava si trattasse di coma profondo e invece … Nel dubbio, mi asterrei dall’intervenire. Purtroppo viviamo un tempo in cui la capacità umana viene insegnata veramente poco, in cui la scienza è sopravvalutata, un tempo in cui vengono erogate le prestazioni, anche specialistiche, ma c’è poca cura del paziente.

    Nel corso della sua professione ha mai avuto problemi, nel senso di denunce legali, nel caso di interventi contrari alle indicazioni del paziente che pur hanno consentito di salvare la vita o di ristabilire un equilibrio di salute o di sospensione di terapie sproporzionate da cui è derivata la morte del paziente?
    Una volta mi è capitato di predisporre un parere ufficiale su un caso che si presentava molto difficile. Un paziente ricoverato in un Ospedale di Milano, affetto da Sla, aveva redatto disposizioni anticipate, nelle quali sosteneva di non voler ricevere interventi invasivi. Il direttore dell’Ospedale mi chiedeva cosa fare. Dopo alcune indagini, si scopre il cattivo rapporto esistente tra medico e paziente. Il paziente non aveva fiducia e il medico aveva paura di essere denunciato dai familiari. All’Ospedale è stato chiesto perché il paziente non venisse trasferito. La risposta fu: perché bisogna rispettare i turni. Da questo episodio si può trarre la lezione che le dichiarazioni anticipate (o il testamento biologico, se vi sarà mai una legge) si fanno quando c’è una paura (di quello che succederà, di fare del male ai propri familiari, di non essere più quelli di una volta) e che la medicina difensiva è causata da un’eccessiva trasformazione in senso legale della nostra professione.

    L’implementazione delle cure palliative e dell’assistenza domiciliare, delle strutture di lungodegenza e degli Hospice possono essere una risposta all’eutanasia e all’abbandono terapeutico? Come si presenta la sua realtà geografica da questo punto di vista?
    Sono assolutamente fondamentali, con un risultato scientificamente obiettivabile, sempre nel campo della cura: un po’ meno la cura del corpo, un po’ più la cura dell’anima. La cura palliativa pensa all’obiettivo finale della persona, quello di essere felice: è questo quello che fa la differenza, in un punto della vita in cui poco può fare la tecnica. Il problema è come mettere insieme il concetto di buona amministrazione con quello di buon governo. Io penso che i buoni amministratori non debbano dormire la notte per fare vivere questo connubio.

    www.korazym.org
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