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21/12/2006 Oltre confine, la sconfitta nel caso Welby (http://www.korazym.org)

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La nuova pagina umana e politica scritta dai Radicali è un’ignobile sconfitta. Se la vita e i criteri di misura della dignità entrano nel tritacarne della soggettività, il rischio è quello di un'implosione civile.

“Ha smesso di vivere”, “È finita una tortura indicibile”, "Ha raggiunto quello che ha desiderato, per cui ha lottato”. Gli eufemismi del caso aprono una prospettiva compassionevole sul caso Welby: una tecnica comunicativa ben nota ai Radicali, già maestri in materia, da quando con orgoglio associavano l’aborto alla salute della donna. Oggi, la posta si è alzata ulteriormente e si dovrebbe avere il coraggio di usare i termini giusti: forse il verbo "uccidere" è troppo forte, ma di fatto è stata provocata la morte di un essere umano.

E non importa se il desiderio di morire era stato espresso dallo stesso paziente (la vita fino a prova contraria è un bene indisponibile). Chi ha staccato la spina lo ha fatto contro ogni regola e contro ogni pronunciamento, a cominciare da quello del Consiglio Superiore di Sanità che appena ieri, aveva escluso la respirazione artificiale dai casi di accanimento terapeutico. E non ha senso nemmeno fermarsi alla sofferenza indicibile di Welby, una realtà oggettiva, terribile, a cui tuttavia la medicina e le terapie del dolore avrebbero potuto rispondere.

La partita si è giocata su un piano molto più grande, sulla linea di confine tra vita e morte, tra assolutizzazione dell’arbitrio e capacità di fare un passo indietro. Del resto, se la vita e i criteri di misura della dignità entrano nel tritacarne della soggettività, il rischio è quello dell’implosione civile. Perché una "tortura" può essere quella di un malato di Alzheimer, prigioniero di una mente che non funziona più, di un malato di tumore con il corpo pieno di metastasi, destinato a consumarsi, di un malato terminale tra i tanti, incapace di affrontare la dura sfida della sofferenza.

Se di fronte a casi simili, passasse l’idea di fare della volontà personale un totem, fino a spingersi a scelte estreme, dove finirebbe la capacità di una collettività di raccogliersi intorno a principi etici condivisi? E, soprattutto, di fronte ad un malato che chiede di morire, il compito di una società è quello di accontentarlo oppure di accompagnarlo nel migliore dei modi alla morte naturale?

Sono queste le domande a cui rispondere. Tutto il resto passa, slogan compresi, a partire da chi oggi con magniloquenza ricorda che il coraggio di Welby passerà alla storia. Non siamo d’accordo. L'ultima pagina umana e politica scritta dai Radicali è solo un’ignobile sconfitta.

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