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28/09/2006 58% degli Italiani Favorevole alla Legalizzazione dell' Eutanasia (www.aduc.it)

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    Quasi un cattolico su due e' favorevole alla legalizzazione dell'eutanasia, secondo un sondaggio Ispo per il 'Corriere della Sera', compiuto su un campione rappresentativo a livello nazionale. Tra i favorevoli (58%), si legge, il 38% pone condizioni precise e distingue "solo in caso di dolore fisico insopportabile per il malato", mentre i contrari sono il 37%, e un 5% dice 'non so'.
    Nel commentare i dati emersi, Renato Mannheimer sottolinea che " com'era ragionevole attendersi, l'atteggiamento verso l'eutanasia varia fortemente in relazione alla religiosita': l'auspicio alla legittimazione si riscontra molto piu' frequentemente (80%) tra chi non partecipa mai alle funzioni religiose. Ma anche tra i cattolici praticanti (quelli che vanno a messa almeno una volta al mese) -sottolinea- quasi la meta', circa il 45 per cento, esprime il proprio favore".

    IL DIBATTITO

    "Dal diritto ad essere curato a quello di domandare la morte": e' questo il titolo di un editoriale di 'Avvenire' che dice no all'eutanasia. "Se ad invocare l'eutanasia legale sono gli stessi che sostengono lo scarto degli embrioni difettosi, o l'utilizzo della vita nascente nella tentata terapia dei già nati - scandisce il quotidiano dei vescovi - non si può evitare il dubbio che questa loro pietà sia una strumentalizzazione dei sentimenti comuni, ai fini di un mondo più efficiente".
    E' l'occhiello dell'editoriale, a firma di Marina Corradi, ad essere ancora più esplicito: "Lo spostamento a cui tanto tiene Marco Pannella". La denuncia del quotidiano della Cei va oltre: si tende a un "mondo in cui gli imperfetti vengono selezionati all'origine, gli embrioni usati per il progresso della ricerca, e gli inguaribili, costosi da mantenere e sempre più numerosi nella invecchiata Europa, indotti a riflettere sul più definintivo dei rimedi".
    per Avvenire, dunque, "la logica del caso umano, della faccia di un uomo sofferente portata come argomento decisivo e ispiratore di una legge - scrive il quotidiano con un riferimento diretto all'appello di Piergiorgio Welby al presidente Napolitano, sostenuto dai radicali - è potente. Ma il rischio, nel lasciarsi portare da questa strategia abitualmente usata dai sostenitori di eutanasia, aborto, provette libere e libera ricerca sugli embrioni - conclude - è lasciarsi governare dall'emotività".

    "Credo che attraverso un dibattito rigoroso si possa arrivare a un testo condiviso". Lo ha detto Ignazio Marino, presidente della commissione Sanita' del Senato (Ulivo), intervenuto a Radio Citta' futura a proposito dell'inizio della discussione in commissione a palazzo Madama dei progetti di legge sul testamento biologico e l'accanimento terapeutico.
    "Lo si e' fatto in tanti altri Paesi -ha aggiunto Marino- e non vedo perche' gli italiani dovrebbero essere meno capaci. Gli Stati Uniti hanno una legislazione gia' da molti anni: la prima sentenza che riguarda una situazione di accanimento terapeutico risale al giugno del 1976. Penso che i tempi siano maturi per un dibattito sereno e un percorso condiviso -ha concluso Marino- nel quale ognuno possa alla fine avere la liberta' di indicare quei limiti che ritiene inaccettabili per se stesso".

    "Se avessi l'opportunita', se la legge me lo consentisse, andrei io personalmente a staccargli il sondino, a interrompere la ventilazione, insomma a rispondere alla sua richiesta. Qualcuno lo deve poter aiutare". In uan intervista al 'Giornale' si dice cosi' pronto ad aiutare Piergiorgio Welby il presidente della associazione Exit Italia, Emilio Coveri, che e' stato indagato dalla magistratura perche' accusato di organizzare viaggi all'estero per malati terminali.
    "Il senatore Zancan, mio avvocato, ha spiegato a lor signori che io non ho mai allestito nessun viaggio della speranza, anzi della morte", chiarisce Coveri, e aggiunge: "mi sono iscritto alla Dignitas, l'associazione parallela svizzera -dice- La quota e' di 65 euro, allegate ci sono tutte le documentazioni relative. L'uomo deve essere lasciato libero di decidere, non di imporre agli altri, scegliere, voglio dire, la fine della propria sofferenza. Mi spiego -prosegue Coveri- da cattolico e cristiano non me la sentirei di spingere alla morte mia figlia o mio figlio, lo ammetto ma la scelta personale e' diversa, di questo si tratta, non di omicidio".
    Quanto all'appello di Welby, Coveri racconta di averlo conosciuto: "Due anni fa l'avevo incontrato -dice- ma non era nelle condizioni terribili in cui l'ho veduto. Ho chiesto e spero -aggiunge- di ottenere l'autorizzazione di inserire quel video e il testo del suo appello sul nostro sito internet".

    "Per anni ho vissuto nel deserto, assolutamente solo. Venivo considerato uno contro l'umanità, uno contro la cultura della vita. La vicenda Welby fa sentire che stiamo cominciando ad affrontare in modo serio la vicenda". Lo dice Beppe Englaro padre di Eulana, la ragazza che vive in stato vegetativo da 14 anni.
    In una intervista al Messaggero Englaro ricorda che sua figlia "si era espressa in proposito quando, ad una sua amica, era capitato di entrare in coma per un lungo periodo. Allora, aveva detto che lei avrebbe voluto morire. Nella nostra famiglia eravamo tutti d'accordo. Per questo mi sto battendo da 14 anni".
    Il padre di Eluana ha chiesto di interrompere l'alimentazione e l'idratazione per sua figlia: "Ci sono sei sentenze a mio favore ma non è mai accaduto nulla. Eluana non sente né la fame né la sete. E' alimentata fozatamente, è rimasta prigioniera di un ordinamento giuridico e del giuramento di Ippocrate che hanno fatto i medici". Englaro fa sapere che continuerà la sua battaglia: "Mia figlia era un purosangue della libertà. Non accettava in alcun modo alcuna imposizione".

    "La politica invece di dividersi sul tema dell'eutanasia dovrebbe finalmente promuovere un Piano nazionale in favore delle cure palliative per accrescere la qualita' della vita del malato terminale e attenuarne il dolore. Come scrive uno studioso cattolico come Spinsanti 'la medicina delle cure palliative e' e rimane un servizio alla salute. Non dunque una medicina per il morente o per aiutare a morire ma una medicina per l'uomo che rimane vivente fino alla morte'. Su questo fronte l'Italia e' in ritardo e troppo lenta, investe poco e preferisce perdersi in sterili polemiche". Lo ha dichiarato Francesco Giro, deputato FI e responsabile nazionale per i rapporti con il mondo cattolico.

    "Il cosi' detto "testamento biologico" potrebbe rappresentare la prima tappa del giro della morte che porta all'eutanasia". Lo dice Maurizio Ronconi, vice presidente dei deputati Udc. "C'e' da sperare nella consapevolezza e nella prudenza dei parlamentari anche perche' aver mediaticamente imposto all'attenzione dell'attenzione dell'opinione pubblica il tema dell'eutanasia proprio quando il Parlamento si accinge ad audizioni sul "testamento biologico", la dice lunga sulle vere intenzioni dei radicali e dei laici. Ha ragione chi dice che la stagione per riflettere su questi temi e' quella sbagliata e sarebbe preferibile rinviare tutto a tempi piu' maturi".

    Michele De Lucia, esponente radicale della Rosa nel pugno, sostiene che quanto scritto dall'Avvenire sull'eutanasia dimostra come i vescovi "non possano permettersi e non possano permettere che vi sia verita', informazione, dibattito".
    Per De Lucia, "scrivere che ad invocare l'eutanasia legale sono 'gli stessi che sostengono lo scarto degli embrioni difettosi, o l'utilizzo della vita nascente nella tentata terapia dei gia' nati'; che 'questa loro pieta' sia una strumentalizzazione dei sentimenti comuni ai fini di un mondo piu' efficiente'; che si miri ad 'un mondo in cui gli imperfetti vengono selezionati all'origine, gli embrioni usati per il progresso della ricerca e gli inguaribili indotti a riflettere sul piu' definitivo dei rimedi', oltre a rappresentare una collezione di menzogne molto mediocri e volgari (l'equazione che, nemmeno velatamente, viene suggerita al lettore e': 'radicali uguale eugenetica uguale nazisti'), serve a mascherare il vero obiettivo della levata di scudi clericale: il nemico pubblico numero uno e' la liberta' di scelta individuale, che ha il peccato imperdonabile di non richiedere la mediazione di alcun burocrate della fede".
    Secondo De Lucia, "i vescovi liquidano il caso politico, la battaglia politica, come caso umano, insinuando l'aggravante del plagio, e pretendono che quella verita' di cui si sono autoproclamati custodi si imponga in forza di legge ad ogni uomo e donna di questo paese: dal 'partorirai con dolore' al 'morirai con dolore'".

    "Non si puo' decidere a maggioranza che l'omicidio possa essere legalizzato o regolamentato. Ritengo pertanto inammissibile il dibattito sull'eutanasia": lo afferma Publio Fiori presidente della Dc.
    "Inoltre - aggiunge - i contrasti che emergono all'interno dei due poli testimoniano la falsita' e il superamento di questo bipolarismo. Entrambi gli schieramenti, infatti, sono formati da partiti e persone che sono d'accordo su questioni secondarie mentre su temi fondamentali, come l'eutanasia, la pensano in maniera opposta".

    "Un conto e' discutere di testamento biologico, ma se questo serve per poi parlare di eutanasia allora non sono d'accordo", occorre "stare attenti alle scorciatoie". Lo dice il vice presidente del Senato, Roberto Calderoli (Lega nord), osservando che "togliere la vita e' contro la logica dell'uomo, e' un assassinio".
    Inoltre, secondo l'esponente della Lega, l'importante e' "restare vicini al paziente, togliendogli il dolore, e facendo in modo che viva bene fino alla fine". Per quanto riguarda l'appello del presidente Napoletano, Calderoli afferma: "Lo condivido nel momento in cui e' imprescindibile al rispetto della vita. Perche' e' la vita che deve essere difesa, cosi' come ne deve essere difesa la qualita' anche se in certi momenti puo' diventare insopportabile"

    "E' il cosiddetto testamento biologico il tema attualmente in discussione in commissione sanita' del Senato. Altra cosa e' l'eutanasia alla cui discussione indirettamente ci ha coinvolto il Presidente della Repubblica". Lo puntualizza il senatore del gruppo Verdi - Pdci Gianpaolo Silvestri, segretario della commissione Sanita'.
    "In questo contesto -aggiunge- stona la posizione del presidente del Senato, Franco Marini, che pare voler bloccare anche la sola possibilita' di avviare il pur necessario confronto con tutta la cautela e prudenza che richiede un simile argomento. Non accetteremo - conclude l'esponente dei Verdi - censure preventive".

    "Non credo che il punto sia decidere se introdurre nel nostro ordinamento l'eutanasia, almeno quella attiva, un tabu' etico perche' non si puo' concepire l'aiuto a morire". Lo sostiene il senatore dei Ds Giorgio Tonini, intervenendo nel dibattito sull'eutanasia aperto dall'intervento del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sulla lettera di Piergiorgio Welby.
    "Piuttosto - aggiunge il parlamentare trentino - occorre chiedersi, in un contesto caratterizzato da una medicina che e' sempre piu' sofisticata e che offre quindi maggiori chances di sopravvivenza, quale debba essere il limite oltre il quale si sfocia nell'accanimento terapeutico".

    "Che un gruppo di cattolici, che qualche sacerdote, manifesti solidarieta' e aiuto a questo fratello, che nella sua sofferenza molto grave, nella sua situazione molto difficile, semplicemente chiede". Al di la' della posizione ufficiale della Chiesa sul tema dell'eutanasia, monsignor Giuseppe Casale, arcivescovo emerito di Foggia, ritiene che sia doveroso per i cattolici mostrare gesti di aiuto nei confronti di Piergiorgio Welby, il malato allo stadio terminale che ha riaperto il dibattito sulla 'dolce morte'.
    "Chi chiede di essere liberato - sottolinea monsignor Casale -, in fondo chiede un aiuto per continuare a vivere. Chiede che la sua vita non diventi solitudine e abbandono, di non rimanere solo con le macchine. L'aiuto piu' importante non e' nelle macchine ma nelle persone che stanno accanto, e che fanno percepire una presenza preziosa".
    Monsignor Casale ribadisce che "l'atteggiamento della Chiesa nei riguardi dell'eutanasia e' stato espresso chiaramente, ed e' quello che dice: la vita non si tocca, non siamo padroni della vita". Tuttavia "questo non esclude - aggiunge - la condivisione della sofferenza di tutti coloro che si trovano nella situazione di malati terminali, in gravi difficolta', grande dolore. Questo porta la Chiesa ad essere vicina, ad aiutare, a sostenere".
    Ma l'arcivescovo emerito di Foggia, spesso distintosi per posizioni fuori dal coro, va anche oltre. "Poi - spiega - c'e' tutto il problema del testamento biologico, dell'accanimento terapeutico. Io credo che quando i trattamenti medici non possono piu' garantire una vita che possa definirsi vita, l'esclusione di mezzi straordinari, di interventi terapeutici sofisticati, puo' essere ritenuta positiva. Questo pero' e' un problema in fieri, che vedremo come si porra' in sede politica".
    Se sul 'caso Welby' non si sono sentite voci di ecclesiastici che proclamassero solidarieta', secondo mons. Casale, questo dipende dal "silenzio che attanaglia mondo della Chiesa, costretto a tacere dal predominio dei vertici. Da Loreto in poi, la voce sia dei cattolici laici sia del clero e dei vescovi e' andata quasi attenuandosi se non scomparendo, perche' il ruolo di intervento, di magistero e' ormai solo a livello di Papa, di Curia romana, di Cei e di qualche personaggio della Cei, soprattutto di quelli in sintonia. Voci libere se ne sentono sempre meno, o nessuna".
    "Scontiamo una mancanza di intervento - insiste Casale - da parte della base: c'e' una base silenziosa, compatta, piu' che in obbedienza e' in una stasi, che non so se e quando verra' eliminata. L'obbedienza non e' silenzio, e non e' neanche applauso, ma dialogo. Oggi ci sono i cattolici plaudenti, e il dialogo e' latitante. Mentre invece, su tanti problemi che oggi si pongono, e che sempre piu' ci porra' la scienza, questo dialogo sarebbe necessario".

    L'Avvenire mette in guardia quei politici che affidandosi ai sondaggisti, dopo la disfatta referendaria del 13 giugno, ora vogliono aprire il fronte dell'eutanasia. "C'e' una incauta pesantezza in certe rilevazioni-slogan che sembrano orientate a precostituire le basi di un pressing politico a senso unico. Non vorremmo essere di fronte ad una nuova dimostrazione di presunzione" scrive in un editoriale il quotidiano dei vescovi richiamando alla memoria il referendum sulla fecondazione assistita.
    "E' un fatto che gia' dilaga una sospetta noncuranza logica e terminologica, attraverso la quale si punta scopertamente ad arruolare chi dice 'no' all'accanimento terapeutico nel partito dei favorevoli al'eutanasia (, piu' chiaramente, del suicidio assistito o, ancora dell'omicidio autorizzato')".
    "Nessuno puo' tuttavia pensare che sull'ultima frontiera della vita umana si possa giostrare, facendo leva sul dolore, fino a ingenerare disorientamento e confusione. La solidarieta' - si legge - non puo' essere convertita nel suo contrario. E la cultura della morte, per quanto ci si sforzi di aggettivarla con dolcezza, e' e resta il contrario della vita umana".

    "Tutti i sondaggi pubblicati sono chiari: gli italiani sono molto piu' avanti del ceto politico, che invece rischia di "fare muro", con coraggiose e significative eccezioni. E' straordinario che il 58% dei cittadini siano per l'eutanasia, e che questo valga anche per una buona meta' dei cattolici praticanti. Mi auguro che l'occasione non sia sciupata". E' quanto afferma Daniele Capezzone, segretario dei Radicali Italiani, a proposito del dibattito sull'eutanasia, in un'intervista al giornale online www.diario21.net. "Il problema - continua Capezzone a diario21.net - e' che nel mondo politico c'e' un eccesso di zelo e di genuflessione. Mi auguro che tanti seguano l'esempio del senatore Angius, che ha detto ancora oggi parole di grande ragionevolezza. La laicita', il criterio della laicita', e' il miglior modo per far convivere i principi di ciascuno". "Se rimane tutto cosi' - sottolinea Capezzone a diario21.net - lasciamo spazio a due cose. Da una parte, all'eutanasia clandestina, e dall'altra all'assoluta incertezza del diritto, con -magari- un tribunale che giudichera' in un modo e un altro in modo opposto. Invece, una legge otterrebbe due risultati: da una parte, quello di garantire controlli e paletti; dall'altra, quello di fare chiarezza". "Molto - conclude Capezzone a diario21.net - dipende dall'attenzione che i media continueranno a dedicare al tema. Se la soglia di attenzione restera' alta, e quindi se l'opinione pubblica sara' informata, anche i politici saranno indotti ad essere meno opportunisti e meno calcolatori".


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