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  • 06/08/2012 Paolo VI a Sophia Antipolis la tecnopoli e la nuova evangelizzazione (Angela Ambrogetti, http://www.korazym.org)

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    Ricordare Papa Paolo Vi è una impresa impegnativa. Non è stato solo il Papa che ha chiuso il Concilio, non è stato solo il Papa della Humanae vitae, non è stato solo il Papa che ha cambiato profeticamente il modo di fare il Papa iniziando l’era dei viaggi, non è stato solo il Papa di Aldo Moro e della Fuci. Paolo VI ha segnato un’epoca lasciando nella mente di molti cristiani l’idea di ecumenismo, di cattolicità, di apertura verso gli altri cristiani e tra le genti. Per questo forse molti movimenti post conciliari si ispirano a lui e a lui hanno dedicato centri pastorali e culturali. Nell’ anniversario della sua scomparsa raccontiamo non di lui, del Papa, ma di come a suo nome si diffonda la profezia dell’unità tra le genti. Tra i tanti centri Pastorali intitolati a Paolo VI uno è davvero singolare. Non è legato al Papa bresciano, e non è neppure in Italia. É in Francia sulle colline che fanno da corona alla Costa Azzurra, nel cuore di una città- quartiere che è ancora un esperimento abitativo. É il Centro di Sophia Antipolis, tecnopoli nata nel 1969, oggi diventata una zona dove vivono e lavorano ingegneri e tecnici di aziende informatiche. Ci lavorano circa 40 mila perosne di 80 diverse nazionalità. Un centro pastorale in un “parco scientifico” si rivolge a gente di ogni parte del mondo. E il Centro è di fatto anche una parte della parrocchia che riunisce tre paesi, Biot, Valbonne e Sophia. I primi due paesini sono tradizionali, un po’ meta turistica un po’ paesini che vivono di artigianato. Ma Sophia è diversa. É qui che si gioca la sfida della parrocchia di Nostra Signora della Saggezza, affidata dal vescovo di Nizza nel 2001 alla Comunità Chemin neuf.

    Una sfida, appunto per una comunità fondata da un Gesuita, padre Laurent Fabre, con l’entusiasmo del gruppo di preghiera originario che nel 1973 a Lione ha dato il via all’esperimento: 1700 membri in 26 paesi, spiritualità ignazian e Rinnovamento carismatico. “Coppie, famiglie, celibi e nubili consacrati, uomini e donne hanno scelto l’avventura della vita comunitaria al seguito del Cristo povero e umile per mettersi al servizio della Chiesa, del Vangelo e del mondo”, come si legge sul sito italiano. Due sacerdoti, alcuni diaconi permanenti con le loro famiglie e tanta energia. La messa delle 11.00 della domenica trasmessa via internet, e a fianco l’Istituto superiore di Teologia Nice Sophia Antipolis. Perché Sophia è una tecnopoli è anche vero che non deve mancare in un luogo di scienza la ricerca di Dio.

    Un luogo difficile dove le grandi aziende delle microelettronica si danno battaglia, dove i centri di ricerca molecolare si intrecciano con quelli di biologia. Un luogo di concentrazione di competenze, ma anche un luogo senza identità. Ecco cosa deva fare la parrocchia, deve creare identità e comunità. E questo succede con la messa della domenica mattina, con gli incontri per le coppie, con i battesimi dei nuovi arrivati, con i matrimoni religiosi dopo 20 anni di convivenza. Tutto succede là, nella Chiesa di Sophia Antipolis, consacrata nel 2000, antica e moderna, con i maxi schermi e la liturgia curata nei dettagli, con il parroco che saluta uno per uno i suoi fedeli dopo la messa. San Paolo delle Nazioni. E tutto nel nome di Paolo VI, il Papa che aveva scelto il nome dell’ Apostolo delle genti, appunto delle nazioni.

    http://www.korazym.org
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