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16/04/2008  Solidarietà globale, libertà e valori. La visita del papa alla Casa Bianca (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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La cronaca dell'incontro del papa con il presidente degli Stati Uniti, George Bush. Alla Casa Bianca, cerimonia pubblica solenne, seguita da un colloquio privato nello Studio Ovale. Il papa ricorda che per risolvere i conflitti serve la diplomazia.

Una visita da amico, nel pieno rispetto di “questa vasta società pluralistica”. Incontrando il presidente George Bush, Benedetto XVI tratteggia così il significato del suo primo viaggio negli Stati Uniti. Il papa è stato ricevuto alla Casa Bianca, intorno alle 10,30 ora locale (le 16,30 in Italia), per la tradizionale visita di cortesia alle autorità politiche. Un impegno protocollare vissuto però con grande solennità: l'accoglienza sul prato della residenza settecentesca, i 21 colpi di cannone a salve, gli onori militari e anche un coro di "Happy Birthday to you, Holy Father", in onore dell'ospite che proprio oggi compie 81 anni. La visita si è svolta in due tempi: il primo, ufficiale, con la lettura dei discorsi, il secondo, riservato, con un colloquio tra il papa e il presidente nello Studio Ovale.

La cerimonia pubblica nel giardino della Casa Bianca è stata introdotta da un mini concerto d'arpa e dalla sfilata dei militari in divise d'epoca, e si è conclusa con il canto di "Glory, Alleluja" e un altro "Happy Birthday". Sorridenti i coniugi Bush, così come le autorità ecclesiastiche e le oltre 5mila persone ammesse nei giardini, per la cerimonia di benvenuto.


Foto Afp


LE PAROLE DI BUSH. Nel suo discorso, il presidente Bush ha ricordato il riferimento dei padri costituenti a Dio e alla religione. Gli Stati Uniti sono una Nazione che ''accoglie la fede nella pubblica piazza'', spiega, "una nazione moderna, piena di verità, nazione creativa, dinamica dove la fede e la ragione stanno insieme". E ancora: "L'America crede nella libertà religiosa, l'amore per la libertà e la legge morale comune". Bush ha chiesto al papa di pregare per gli Usa e ha ricordato che "il mondo ha bisogno del suo messaggio per respingere il relativismo" e riaffermare che "ogni vita è sacra". E per rafforzare il concetto: "Negli americani troverà persone con speranza, noi non usiamo nome di Dio per fare atti di terrorismo. Abbiamo bisogno - ha aggiunto Bush - di messaggi di amore di persone in un mondo dove alcuni non possono distinguere tra bene e male''.


Foto Reuters


LE PAROLE DEL PAPA. Da parte sua, il papa ha fatto cenno al ruolo dei cattolici nella vita della Nazione, tornando sul modello positivo di laicità proprio della società americana, in cui “ogni individuo ed ogni gruppo può far udire la propria voce”. Il pontefice apprezza il patrimonio di valori della nazione, fondato “sul convincimento che i principi che governano la vita politica e sociale sono intimamente collegati con un ordine morale, basato sulla signoria di Dio Creatore”. Una religiosità che ha ispirato battaglie significative come “la lotta contro la schiavitù” e il movimento per i diritti civili” e che anche oggi può essere “fonte preziosa di discernimento ed un’ispirazione per perseguire un dialogo ragionevole, responsabile e rispettoso nello sforzo di edificare una società più umana e più libera”.


Foto Reuters


All’America, Benedetto XVI riconosce il merito di aver messo al centro e difeso in patria e altrove la libertà, ricordando però, che essa “non è solo un dono, ma anche un appello alla responsabilità personale”. Difendere la libertà significa così coltivare “la virtù, l’autodisciplina, il sacrificio per il bene comune ed un senso di responsabilità nei confronti dei meno fortunati”. E ancora: esige “il coraggio di impegnarsi nella vita civile, portando nel pubblico ragionevole dibattito le proprie credenze religiose e i propri valori più profondi”. “La libertà è sempre nuova”, dice il pontefice, è “una sfida posta ad ogni generazione”. Soprattutto, essa deve essere legata alla verità, perché in caso contrario, ricorda Benedetto XVI citando la Centesimus Annus di Giovanni Paolo II, la libertà “perde il proprio fondamento”, così come “una democrazia senza valori può perdere la sua stessa anima”. Ne consegue, chiarisce il papa, che “la democrazia può fiorire soltanto, quando i leader politici e quanti essi rappresentano sono guidati dalla verità e portano la saggezza, generata dal principio morale, nelle decisioni che riguardano la vita e il futuro della Nazione”.


Foto Reuters


Il ragionamento si sposta così sul ruolo internazionale degli Stati Uniti e il papa riafferma “l’esigenza di una solidarietà globale”. “L’America – dice - si è sempre dimostrata generosa nel venire incontro ai bisogni umani immediati, promuovendo lo sviluppo e offrendo sollievo alle vittime delle catastrofi naturali”. Tutto questo però non basta, sembra dire Benedetto XVI, invocando lo stesso metodo anche nel campo della diplomazia internazionale, per “risolvere i conflitti” e “promuovere il progresso”. Obiettivo: offrire alle generazioni future “un mondo dove la verità, la libertà e la giustizia possano fiorire – un mondo dove la dignità e i diritti dati da Dio ad ogni uomo, donna e bambino, vengano tenuti in considerazione, protetti e promossi efficacemente”. Quanto agli Stati Uniti, la preghiera è “che Dio Onnipotente confermi questa Nazione e il suo popolo nelle vie della giustizia, della prosperità e della pace”. Il papa termina il suo discorso con una frase diventata un simbolo, quel “God bless America”, passata di bocca in bocca nelle fasi difficili della Nazioni, a cominciare dall’11 settembre.

- Il testo integrale del discorso del papa


Foto Ap Photo


L'INCONTRO PRIVATO. Dopo i discorsi, è seguito l'incontro privato nello Studio Ovale (parallelamente si è svolto quello tra il segretario di Stato americano Condoleeza Rice e il card. Tarcisio Bertone, al quale hanno partecipato anche il sostituto della segreteria di Stato, Fernando Filoni, il nunzio mons. Pietro Sambi e l'ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon). Il resoconto del colloquio privato tra il papa e George Bush, è stato affidato ad un comunicato congiunto della Santa Sede e della presidenza degli Stati Uniti. Spazio a temi come la difesa del matrimonio, l'educazione, i diritti umani, la libertà religiosa, ma anche allo sviluppo sostenibile e alla lotta contro la povertà e le malattie. Il papa e il presidente, si legge, "hanno riaffermato il loro totale rigetto del terrorismo, così come della manipolazione della religione per giustificare atti violenti e immorali contro innocenti". Da qui, la necessità di affrontare il "terrorismo con mezzi appropriati, nel rispetto della persona umana e dei suoi diritti".


Foto Reuters


La nota precisa che i due hanno dedicato parecchio tempo al Medio Oriente, a cominciare dal conflitto israelo-palestinese, per arrivare al Libano (ribadito il sostegno all'indipendenza del Paese) e all'Iraq, con particolare attenzione alla "precaria condizione delle comunità cristiane". L'auspicio è che "finisca la violenza e si arrivi velocemente ad una soluzione ampia alle crisi che affliggono la regione". Al termine, anche una riflessione sull'America Latina e all'immigrazione. Servono "politiche coordinate in materia", conclude la nota, soffermandosi sulla necessità di garantire un trattamento umano agli immigrati e il benessere delle loro famiglie.

- Il testo integrale del comunicato congiunto

Ultimo momento della visita: la presentazione dei familiari e dei collaboratori dei Bush, le foto e lo scambio dei doni. Quello del papa è un quadro a mosaico, raffigurante Piazza San Pietro.

http://www.korazym.org
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