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  • 17/01/2008 Sapienza blindata, fra le proteste il via all’anno accademico (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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    Cerimonia d'inaugurazione. Il rettore: “Veti ideologici inaccettabili, speriamo di avere qui il papa nel corso del 2008”. Veltroni (contestato col ministro Mussi): "Quanto accaduto e inaccettabile". Alcuni studenti "bloccano" il vescovo ausiliare.

    E’ un ateneo quasi blindato, “La Sapienza”, nel giorno dell'inaugurazione dell'anno accademico. Assente il papa per le “ben note vicende”, la cerimonia si svolge nell’Aula Magna alla presenza del sindaco Veltroni e del ministro dell’Università Fabio Mussi, nuovi bersagli della protesta degli studenti dei collettivi. Nella sua introduzione, il rettore Renato Guarini ha parlato, con evidente riferimento alle polemiche sull’intervento papale, di “inaccettabili veti ideologici” e ha invitato a ragionare “da persone di scienza e da educatori” spiegando che “da ogni esperienza dobbiamo trarre motivo per guardare al futuro”. “Speriamo - ha detto ancora Guarini - che ci sia un'altra occasione di accogliere il pontefice quanto prima nella nostra università”. Ancora: “Possibili manifestazioni di intolleranza - ha detto ancora il rettore - vanno accuratamente distinte dall’espressione di un legittimo dissenso”. Per Guarini i fatti dei giorni scorsi “ci lasciano una grande amarezza: nella nostra università la discussione deve rimanere alta, non sono accettabili veti ideologici di nessuna natura e tutti devono avere spazio e rispetto, quali che siano le loro opinioni”. Più tard, uscendo dalla cappella universitaria dell'ateneo romano, il rettore dirà: "Benedetto XVI oggi non è potuto venire alla Sapienza, ma la visiterà quest'anno: di grandi eventi alla Sapienza ce ne sono tanti, ne cercheremo uno che sia importante per invitarlo quest'anno".

    MUSSI E VELTRONI - "Quello che dice il papa può ben essere criticato, ma non è un attentato al principio di laicità il fatto che il papa possa prendere la parola in questa sede, per un intervento e non per una lectio magistralis a nome dell'ateneo e da ministro della Repubblica, che ha difeso con intransigenza il carattere laico delle istituzioni pubbliche sotto la sua responsabilità, confermo il mio rammarico per il fatto che si siano create le condizioni che lo hanno spinto a rinunciare": così invece il ministro dell'università Fabio Mussi. Dal canto suo il sindaco Veltroni ha affermato: "Mai può accadere, per nessun motivo, che l'intolleranza tolga la parola a qualcuno. Men che meno se si tratta di discorsi sui diritti universali e se si tratta di Papa Benedetto XVI, un punto di riferimento culturale, spirituale e morale per milioni di persone". E ancora: "Ciò che è successo, per un democratico, è inaccettabile".

    PROTESTE - Stamane, una cinquantina di studenti presenti nell’Aula magna si sono alzati in piedi e inbavagliati con fazzoletti bianchi sostengono fra le mani, in rigoroso silenzio, alcuni cartelli sui quali si legge: "Libertà in università e pur si muove”. Molti altri studenti si sono radunati all'esterno dell'ateneo protestando anche per la decisione delle autorità di consentire l’accesso solamente agli studenti in grado di dimostrare, con tanto di tesserino universitario alla mano, di essere iscritti all’ateneo. La presenza di gruppi di giovani di sinistra e di destra ha fatto tenere alta la tensione: fumogeni rossi sono stati accesi all'ingresso secondario dell'Università 'La Sapienza' di Roma, in via De Lollis, dove circa 150 persone hanno scandito cori ("vergogna, vergogna") di protesta. Sono soprattutto studenti ma anche qualche sindacalista di base (Rdb Cub), bloccati perché sprovvisti di tesserino.

    A metà mattina l’ingresso è stato poi chiuso dalle forze dell’ordine per motivi “di sicurezza”. All'indirizzo del rettore dell'Università, i manifestanti hanno urlato "Guarini, Guarini servo di Ruini", mentre sul muro antistante ai cancelli gli studenti hanno affisso numerosi striscioni su cui è scritto "Università laica, non divina: né azienda né vetrina". Nella piazza antistante il Rettorato della Sapienza campeggia anche uno striscione: ''Precari traditi: Mussi bugiardo più ricercatori meno politici''. Non sono mancati poi ulteriori atti di intolleranza: il vescovo ausiliare di Roma, mons. Enzo Dieci è stato bloccato dai manifestanti all'esterno dell'università e non ha potuto celebrare la funzione religiosa prevista per l'inaugurazione dell'anno accademico.

    Per il resto, la cerimonia si è svolta come previsto, con il discorso di Benedetto XVI letto dal professore di ingegneria, Piero Marietti. Una lettura conclusasi con un lungo applauso, una standing ovation e anche qualche "Viva il papa".

    15/01/2008 Annullata la visita del papa alla Sapienza (Matteo Spicuglia, http://www.korazym.org)

    E' il peggiore epilogo di una polemica assurda. La Santa Sede ha deciso di annullare la visita di giovedì di Benedetto XVI all'università romana. Il papa invierà comunque il discorso preparato per l'occasione. Lettera di Napolitano al pontefice.

    E' il peggiore epilogo di una polemica assurda. Al termine di una giornata convulsa, la Santa Sede ha ritenuto opportuno rinunciare alla visita di Benedetto XVI all'università romana "La Sapienza". Lo ha fatto con un comunicato diffuso dalla sala stampa che non entra nel merito della decisione. "A seguito delle ben note vicende di questi giorni in rapporto alla visita del Santo Padre all’Università degli Studi “La Sapienza”, che su invito del Rettore Magnifico avrebbe dovuto verificarsi giovedì 17 gennaio, - si legge - si è ritenuto opportuno soprassedere all’evento. Il Santo Padre invierà, tuttavia, il previsto intervento".

    Fonti italiane hanno comunque spiegato che la scelta sarebbe legata solo a ragioni di opportunità, dal momento che "nessuna segnalazione di minacce di terrorismo interno o internazionale o di contestazioni violente" risulta all'intelligence, né alle forze di polizia. E ancora, il Viminale: "Tutte le misure atte a garantire la piena sicurezza e l'ordinato svolgimento della visita di papa Benedetto XVI alla Sapienza erano state messe a punto nel corso del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica che si è riunito oggi". Un problema più di immagine, insomma, con il rischio che le immagini di una contestazione plateale contro il papa potessero fare rapidamente il giro del mondo.

    Tuttavia, la prassi e i criteri di giudizio usati dalla Santa Sede in questi casi, vanno nel segno opposto. Negli ultimi anni, non è mai stato annullato alcun appuntamento pubblico del pontefice per paura di contestazioni e nemmeno per ragioni di incolumità. Benedetto XVI ha affrontato un viaggio rischioso come quello in Turchia e lo stesso Giovanni Paolo II confermò la Giornata mondiale della gioventù del 2002 a Toronto, nonostante il clima di insicurezza seguito all'11 settembre. 

    La stessa cancellazione del viaggio di papa Wojtyla a Sarajevo, programmato nel 1994 (unico esempio recente di annullamento insieme a quello in Libano sempre del 1994) conferma lo stile usato dalla Santa Sede. In quel caso, il problema non era legato all'incolumità del papa (la protezione sarebbe stata garantita in ogni caso), ma alla sicurezza di quanti sarebbero affluiti alle celebrazioni.

    Ora tocca a Benedetto XVI, già arrivato in una Istanbul minacciosa e militarizzata e costretto a rinunciare per paradosso ad una visita in Italia. Le motivazioni sono le stesse: anche su segnalazione del Viminale, si è ritenuto che il clima delle manifestazioni annunciate potesse sfuggire di mano, con la ricerca dell'incidente e il pretesto di scontri.

    Rimane lo sconcerto per una situazione creata ad arte, che ha visto coinvolti studenti dei collettivi di sinistra e addirittura docenti, pronti ad attaccare il papa per un giudizio su Galileo mai condiviso, per poi cercare di mettere una pezza nel pomeriggio di oggi con una lettera in cui si smentivano "intenti censori". Il tutto, dopo l'occupazione del rettorato da parte di un centinaio di studenti che chiedevano la libertà di manifestare negli spazi dell'università, in concomitanza con la visita del papa. Gli stessi studenti che stasera hanno accolto con applausi la notizia della cancellazione. "Non so se il Santo Padre deciderà di rinunciare alla visita all'Università. So che per le polemiche nate intorno alla sua presenza all'inaugurazione dell'anno accademico, è molto amareggiato", aveva detto il rettore Renato Guarini nel primo pomeriggio. La conferma delle indiscrezioni lascia l'amaro in bocca.

    In serata, infine, fonti del Quirinale hanno dato notizia che il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato a Benedetto XVI una lettera personale per esprimere la propria solidarietà.

    15/01/2008 Proteste contro il papa alla Sapienza. Il rettore: ''E' amareggiato''. E la visita potrebbe saltare (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

    Non si arresta il clima di intolleranza contro la visita di Benedetto XVI alla Sapienza di Roma. Stamani, l'occupazione (poi rientrata) del rettorato. Al momento, la Santa Sede conferma il programma, ma potrebbero esserci sorprese.

    Non so se il Santo Padre deciderà di rinunciare alla visita all'Università. So che per le polemiche nate intorno alla sua presenza all'inaugurazione dell'anno accademico, è molto amareggiato". Le parole del rettore della Sapienza di Roma, Renato Guarini, rendono l'idea dell'incertezza di queste ore. Il clima di protesta e di intolleranza contro l'appuntamento papale di giovedì mattina non si arresta. Stamani, un gruppo di studenti ha occupato il rettorato della storica università romana per chiedere ''il diritto di manifestare'' durante la visita. Una cinquantina di aderenti alla ''Rete di autoformazione'' è entrata nell'aula del Senato accademico che si trova all'interno del palazzo del rettorato, all’insegna dello slogan: ''La Sapienza è ostaggio del Papa. Liberiamo i saperi''.

    L'occupazione è terminata nel primo pomeriggio dopo l'incontro dei ragazzi con il rettore Renato Guarini che ha concesso l'autorizzazione a manifestare, a partire dalle 9 del mattino, nell'area compresa tra piazzale della Minerva e la facoltà di Lettere. Rimane comunque concreto il rischio di una cancellazione della visita. Riunito il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica in Prefettura, è ancora presto per fare previsioni. La Santa Sede al momento conferma il programma, ma fonti autorevoli non escludono la possibilità di un annullamento per motivi di ordine pubblico.

    Intanto, è da segnalare, la presa di posizione dell'agenzia Sir, organo della Conferenza episcopale italiana. "Preoccupano le contestazioni", si legge in una nota, e non certo "per l'ordine pubblico o per motivazioni politiche o diplomatiche", bensì per il "senso di vuoto che questo rifiuto grida alla comunità universitaria innanzi tutto e poi alla più vasta opinione pubblica".

    L'Osservatore romano, invece, pubblica in prima pagina un lungo intervento di Giorgio Israel, professore ordinario di matematiche complementari dell'ateneo romano. Il docente, di fede ebraica, ricorda una conferenza del 1990 del professor Ratzinger definendo '"sorprendente che quanti hanno scelto come motto la celebre frase attribuita a Voltaire - "Mi batterò fino alla morte perchè tu possa dire il contrario di quel che penso" - si oppongano a che il papa tenga un discorso all'università di Roma La Sapienza''. Secondo il quotidiano vaticano "come ha detto bene Giuseppe Caldarola, emerge (dalle proteste di chi non vuole la visita, ndr) una parte di cultura laica che non ha argomenti e demonizza, non discute come la vera cultura laica, ma crea mostri". Pertanto, ripetiamo con lui - conclude l’Osservatore Romano - che la minaccia contro il papa è un evento drammatico, culturalmente e civilmente".

    14/01/2008 Il papa alla Sapienza. La polemica infondata contro Ratzinger su Galilei (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org))

    Clima surriscaldato alla Sapienza di Roma in vista dell'arrivo di Benedetto XVI giovedì. Critiche da alcuni docenti e studenti. E c'è anche qualcuno che tira fuori accuse infondate sul processo a Galilei.

    Aria di contestazione all'università La Sapienza di Roma, in vista dell'arrivo di Benedetto XVI previsto per giovedì, in occasione dell'inaugurazione del 705mo anno accademico. Proteste che uniscono alcuni docenti e studenti in un mix di argomentazioni che vanno dalla laicità alla morale sessuale, passando per il processo a Galileo. Leit motiv delle prese di distanza (confluite anche in un documento) è "non volere il Papa perché troppo reazionario", a tal punto da chiedere l'annullamento di "un invito sconcertante"

    C'è anche chi, come il Collettivo di Fisica, ha organizzato una "settimana anticlericale": quattro giornate di "contestazione" alla Sapienza che prendono il via oggi con la proiezione del film "La vita di Galileo" e arrivano fino all' "assedio sonoro" previsto per giovedì mattina in Piazzale Aldo Moro per accogliere "Ratzinger, Mussi e Veltroni". "A tutti quelli che vogliono e pretendono un'università pubblica e partecipata e una società laica - fanno sapere dal collettivo universitario 'Facciamo Breccia' - proponiamo che il 17 gennaio si trasformi in una giornata di contro-inaugurazione", per accogliere "un papa" considerato "artefice di un forte arretramento culturale", che "afferma dogmi anacronistici", "attacca il libero pensiero scientifico e ci propone l'eterosessualità obbligata".

    A loro volta, gli studenti di Azione Universitaria, hanno fatto sapere che "accoglieranno con entusiasmo e calore Papa Benedetto XVI all'inaugurazione dell'anno accademico. Le porte dell'Università per lui saranno sempre aperte - hanno dichiarato tramite il proprio presidente nazionale Giovanni Donzelli - Le stesse porte dovrebbero chiudersi, invece, per quei professori che, istigando odio e tensione, vorrebbero trasformare l'Università italiana in un luogo di integralismo anticattolico da fare invidia all'Università iraniana".

    C'è però un aspetto sconcertante della polemica. Nell'appello firmato da 67 docenti e pubblicato su Repubblica, il papa viene accusato di aver detto da cardinale, il 15 marzo del 1990, che "il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto". I professori si dicono "indignati in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze".

    Peccato che le parole contestate siano solo una citazione del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend, da cui l'allora prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede prese chiaramente le distanze. Il cardinale parlava all'università di Parma sui rapporti tra scienza e fede e usò la citazione con una considerazione precisa: "Nell'ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall'uomo si è manifestata come elemento di novita' nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile. Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra - disse testualmente Ratzinger - il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo". E ancora: "Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande".

    La polemica dunque, è priva di ogni fondamento e appare quantomeno pretestuosa, come si evince dalle parole del cardinale che vi proponiamo di seguito.

    Tanto è bastato però per rendere infuocata la vigilia della visita. Il cardinale Zenon Grocholewski, prefetto della congregazione per l'Educazione cattolica risponde alla protesta, parlando di ''iniziativa molto discutibile'' e di ''atto di oscurantismo'', anche perché il papa, oltre ad essere ''vescovo di Roma, vicario di Cristo e successore di Pietro'', è anche ''un uomo di cultura, aperto al dialogo e al confronto''. ''Non chiudiamoci - questa l'esortazione del card.Grocholewski -, apriamoci all'ascolto degli altri, come ha sostenuto nel suo discorso all'Università Lateranense il presidente francese Nicolas Sarkozy''. Per il prelato quelle contrarie alla visita del Papa alla Sapienza sono ''voci perlomeno discutibili. Incomprensibili. Sono anni che giro per le università di tutto il mondo e mai mi sono trovato davanti a critiche simili''.

    Concetto condiviso anche da alcuni docenti, come Giuliana Ammannati, pedagogista dell'Anpec nazionale. "L'annunciata contestazione - ha detto - mette in luce ancora una volta la netta e troppo rigida separazione esistente in Italia tra spirito laico e spirito cristiano". "Sarebbe un vero e proprio boomerang per l'università e per la laicità, - continua - che in nome della ragione invita tutti, credenti e non credenti al rispetto reciproco delle proprie e altrui idee e al confronto costruttivo e arricchente per edificare una realta' migliore, senza bisogno di trovare capri espiatori a causa dello scontento che soprattutto i giovani hanno attualmente verso la società civile".

    Da parte sua, il genetista Bruno Dalla Piccola, docente di genetica medica proprio alla Sapienza, in un'intervista alla Radio Vaticana, definisce l'appello anti-Ratzinger "un'uscita vergognosa che sicuramente non fa onore ad un'università grande, importante". Dalla Piccola ricorda che la sua università "alcuni anni fa ha ospitato dei Raeliani che volevano fare la clonazione dell'uomo" e "in altri tempi è stata aperta a politici di ogni tipo o addirittura a degli attori". "Non si vergognano coloro che hanno firmato - si chiede il genetista - di voler impedire di parlare a una persona che gode di rispetto a livello mondiale?". A giudizio di Dalla Piccola "qualcuno ha paura di sentire quello che il Papa vuole dire" e contro di lui c'è "una pregiudiziale".

    Ancora più chiaro il rettore, Renato Guarini: "Benedetto XVI sarà accolto come messaggero di pace e di giustizia e uomo di pensiero. Allo stesso modo la nostra università ha più volte accolto rappresentanti di altre confessioni religiose e li ha riconosciuti come interlocutori in un franco dialogo sulla convergenza di alcuni valori umani e civili. La cerimonia di inaugurazione quest'anno -dice Guarini- e' dedicata all'impegno contro la pena di morte. Intendiamo infatti proporre un appello alla comunita' scientifica internazionale a sostegno della moratoria e per la progressiva abolizione della pena capitale dagli ordinamenti nazionali in tutto il mondo".

    Il cardinale Ratzinger e Galileo Galilei

    La crisi della fede nella scienza
    tratto da Svolta per l'Europa? Chiesa e modernità nell'Europa dei rivolgimenti, Paoline, Roma 1992, p. 76-79.

    "Nell'ultimo decennio, la resistenza della creazione a farsi manipolare dall'uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.

    Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.

    Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne -già nel secolo successivo- elevato a mito dell'illuminismo. Galileo appare come vittima di quell'oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l'Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l'avversario della libertà e della conoscenza. Dall'altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell'uomo dalle catene dell'ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell'oscuro Medioevo (1).

    Secondo Bloch, il sistema eliocentrico -così come quello geocentrico- si fonda su presupposti indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di primo piano l'affermazione dell'esistenza di uno spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi cancellata dalla teoria della relatività. Egli scrive testualmente: «Dal momento che, con l'abolizione del presupposto di uno spazio vuoto e immobile, non si produce più alcun movimento verso di esso, ma soltanto un movimento relativo dei corpi tra loro, e poiché la misurazione di tale moto dipende dalla scelta del corpo assunto come punto di riferimento, così ?qualora la complessità dei calcoli risultanti non rendesse impraticabile l'ipotesi? adesso come allora si potrebbe supporre la terra fissa e il sole mobile» .

    Curiosamente fu proprio Ernst Bloch, con il suo marxismo romantico, uno dei primi ad opporsi apertamente a tale mito, offrendo una nuova interpretazione dell'accaduto. Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a quello geocentrico non consiste perciò in una maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità di calcolo. Fin qui, Bloch espone solo una concezione moderna della scienza naturale. Sorprendente è invece la valutazione che egli ne trae: «Una volta data per certa la relatività del movimento, un antico sistema di riferimento umano e cristiano non ha alcun diritto di interferire nei calcoli astronomici e nella loro semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il diritto di restar fedele al proprio metodo di preservare la terra in relazione alla dignità umana e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e a quanto è accaduto nel mondo».

    Se qui entrambe le sfere di conoscenza vengono ancora chiaramente differenziate fra loro sotto il profilo metodologico, riconoscendone sia i limiti che i rispettivi diritti, molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive:

    «La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione».

    Dal punto di vista delle conseguenze concrete della svolta galileiana, infine, C. F. Von Weizsacker fa ancora un passo avanti, quando vede una «via direttissima» che conduce da Galileo alla bomba atomica. Con mia grande sorpresa, in una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?».

    Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande. [...]

    Qui ho voluto ricordare un caso sintomatico che evidenzia fino a che punto il dubbio della modernità su se stessa abbia attinto oggi la scienza e la tecnica". (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

    http://www.korazym.org
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