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16/01/2008 Il gran rifiuto (Emiliano Sbaraglia, aprileonline )

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Nella sua insuperata e insuperabile "Commedia", al canto terzo dell'Inferno Dante parla de "l'ombra di colui che fece per viltate il gran rifiuto"; la critica dantesca, appassionata dagli infiniti riferimenti contenuti nell'opera poetica, ancora una volta si divide tra due interpretazioni in particolare. La prima vuole che ci si rivolga a Celestino V, il quale abdica dopo le pressioni di Bonifiacio VIII, che appoggiava i guelfi neri nella guerra contro i bianchi, proponendosi dunque nello scenario politico come un gran nemico del poeta di Firenze. Ma Celestino, non sopportando il peso delle pressioni, abdica e non "rifiuta", quindi qualche dubbio rimane.

L'altro personaggio ipotizzato è Ponzio Pilato, di cui tutti conosciamo la storia. Il suo "lavarsi le mani" possiamo dire abbia inaugurato un genere di comportamento, nella politica come nella società moderna. Anche se, come il Sommo insegna, i tempi di Dante in fatto di corruzione e giochi di potere non erano propriamente digiuni. Anzi.

Ma rinfrescarsi la memoria grazie a questo passaggio della più importante opera della storia della letteratura italiana, ci aiuta a ricordare che il diritto di critica da parte del "mondo intellettuale" (per definirlo così), risale a secoli e secoli fa, e che forse prima godeva addirittura di una maggiore libertà rispetto a oggi. Per chi rimanesse scettico di fronte a tale chiave di lettura, può agevolmente saltare dal terzo al diciannovesimo canto dell'Inferno, dove i pontefici (alcuni pontefici ben precisi) vengono messi non solo nel territorio del diavolo, ma a testa in giù, con i piedi a bruciare: bramosi di ricchezze ottenute con simonie ed indulgenze, il loro contrappasso è servito. Chi avrebbe oggi il coraggio di raffigurare Benedetto XVI non tanto tra i demoni, ma almeno in Purgatorio?

Accade così che dopo giorni di dibattiti e dibattimenti, causa la presenza-intervento del Papa giovedì prossimo in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Accademico dell'Università "La Sapienza", alla fine Ratzinger opta per il colpo di teatro, rifiutando appunto l'invito che tanto clamore ha suscitato. Il Vaticano infatti giustifica la decisione parlando di "un problema più di immagine che di sicurezza per l'incolumità del santo padre". La visita viene dunque annullata per motivi di opportunità legati più che altro all'effetto che avrebbe potuto avere una contestazione ripresa dalle telecamere, che di certo avrebbe fatto rapidamente il giro del mondo. Le reazioni giungono rapide e copiose.

Tralasciando quelle di matrice destrorsa e conservatrice, che all'unanimità parlano di "vittoria dei violenti" e "vergogna nazionale", si registrano le dichiarazioni del ministro della Ricerca scientifica Fabio Mussi, invitato tra gli altri all'inaugurazione: "Sono sinceramente rammaricato. E' uno sbaglio aver creato le condizioni per cui il Papa abbia dovuto rinunciare alla sua visita all'Università La Sapienza. L'Università deve essere un luogo che accoglie e non respinge". A ruota quella del ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni: "Tappare la bocca, a chiunque, non è mai una vittoria per nessuno". Il premier Prodi incalza: "Un clima inaccettabile. Condanno chi ha provocato tensioni inaccettabili. Esprimo e provo profondo rammarico per la decisione del Pontefice". La chiosa è del sindaco Veltroni: "E' una sconfitta della cultura liberale e di quel principio fondamentale che è il confronto delle idee ed il rispetto delle istituzioni".

Rimane il fatto che ci troviamo di fronte a una figura che, al di là della componente religiosa, rappresenta lo Stato Vaticano, cioé uno Stato diverso da quello italiano. E se è pur vero che gli ospiti vanno accolti nella maniera dovuta, è altrettanto pacifico che gli ospitati dovrebbero contribuire a farsi ben volere. Soltanto pochi giorni fa, parlando di Roma, non dimentichiamo come il santo padre abbia disinvoltamente citato il termine "degrado", salvo poi una marcia indietro sostenuta dalla teoria dell'incomprensione dovuta agli "organi di stampa", che ricorda giochetti di bassa politica che per rispetto non stiamo neanche a commentare.

Tralasciamo poi le varie perplessità suscitate in un paese laico, come sulla carta (costituzionale) dovrebbe essere il nostro, da esternazioni come quelle di Ratisbona nei confronti di altre credenze, mentre il figlio di Dio (siamo tutti figli di Dio) Piergiorgio Welby non ha potuto veder terminare la propria atroce sofferenza nel conforto della Chiesa cattolica. Ci sarebbe inoltre da valutare il ruolo avuto per circa trent'anni da Ratzinger nell'aggiornare e controllare che fossero rispettati i dettami del "Crimen Sollicitationis", documento con il quale le autorità ecclesiastiche fanno recapitare ai vescovi di tutto il mondo una sorta di vademecum, per fare in modo che non si rendano note notizie e informazioni che potrebbero mettere sotto accusa di pedofilia preti e altre categorie clericali, almeno fino a quando ad indagare non sia stata prima la Chiesa stessa. Ma questa è un'altra storia.

Gli studenti, che erano riuniti in assemblea in un'aula della facoltà di Scienze Politiche, hanno accolto con un fragoroso applauso la notizia che il Papa non interverrà alla cerimonia di inaugurazione dell'Anno accademico.

Chissà come avrebbe reagito il padre della lingua italiana.

Emiliano Sbaraglia - aprileonline

16 gennaio 2008 |



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