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  • 10/09/2007  La storia di Paola. ''Ora so cosa significa risorgere'' (Paola Rizzo, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata










    Paola Rizzo di Nuovi Orizzonti racconta a cuore aperto la malattia e la guarigione da un tumore al midollo spinale. Un’esperienza che dona delle chiavi importanti su come vivere il dolore senza esserne schiacciati.

    Scoprire a 28 anni di avere un tumore al midollo spinale non capita tutti i giorni! A me è successo il 19 dicembre 2006. Ero in comunità, immersa nel pieno delle attività e, dopo un paio di settimane di dolori lancinanti alle cervicali, alle braccia e al torace, scopro da una risonanza magnetica di avere da almeno sette anni una ciste all’interno del midollo che comprime i nervi, causando fortissimi dolori nervosi.

    Quel giorno, quando il dottore mi disse la diagnosi, non potevo credere ai miei orecchi: com’era possibile … un tumore? Così giovane? Che cosa avevo sbagliato? E poi un tumore al midollo spinale, uno dei punti più delicati del nostro corpo! Tutte queste domande iniziarono a riempirmi la testa. Intanto il dottore continuava a parlare, ma io non riuscivo ad ascoltarlo, vedevo le sue labbra muoversi ma la mia testa era da un’altra parte … ero caduta nella mia disperazione. Mi dice che devo decidere in fretta per operarmi e mi lascia il periodo delle vacanze natalizie per pensarci.

    Esco dall’ospedale e mi ritrovo con questo macigno sulle spalle. Non so che fare, mi sento sola, ho paura: non voglio morire! Continuo a piangere, non riesco a capire, non riesco ad accettare. Perché proprio a me?

    Quella sera, al mio ritorno a casa, mi aspettano le mie sorelline di comunità. Racconto loro cosa mi è successo, sento che non sono più sola, loro mi sono vicine ma non basta: il colpo è troppo duro. Prima di dormire leggiamo il Vangelo del giorno dopo. Parla dell’Annunciazione dell’angelo a Maria: l’angelo dice alla Vergine: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio" (Lc 1,30). Subito non accolgo quelle parole, ma dopo qualche giorno inizio a farle mie, a meditarle nel cuore. Sento che Maria me le sta donando ed è proprio lei che mi dice: "Non temere Paola, hai trovato grazia presso Dio!". Tutto inizia a prendere senso. Lo sguardo misericordioso del Padre è su di me e scopro che sono davvero la sua figlia prediletta e che Maria è accanto a me e mi conforta.

    È strano sperimentare tutto questo in una situazione di sofferenza, quando verrebbe spontaneo prendersela con il Creatore, mentre invece scopri il suo grande e immenso amore.

    I dolori continuano giorno e notte, ma la sofferenza e la debolezza diventano una lode al mio Signore. Ogni fatica diventa un ringraziamento ed un’offerta per chi soffre, per chi non ha ancora conosciuto l’Amore, per chi ha la morte nel cuore. Ogni volta che ringraziavo con il cuore per quella sofferenza, ricevevo tanta pace e gioia! Con la sua grazia sperimento le parole di san Paolo: "La mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza" (2Cor12,9). E poi: "Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove" (Gc1,2). Riuscire a guardare a Lui e non rimanere ripiegata su di me mi fa scorgere con grande gioia e stupore tutte le persone che mi stanno accanto e che soffrono con me.

    Sono consapevole che Dio mi ha donato una grande grazia, che mi ha accompagnato in tutto quel periodo, ma sono anche sicura che quella stessa grazia è disponibile per tutti coloro che la chiedono, basta saper accogliere ciò che il Signore permette nelle nostre vite. Quando Dio permette una croce, è perché ha in serbo tanti doni, tante guarigioni e soprattutto perché ha fiducia in noi e vuole che ci fidiamo di Lui e sperimentiamo che insieme a Lui il carico diventa soave e leggero.

    E così è stato! Ho passato un bellissimo Natale, forse uno dei più belli: la comunità è stata meravigliosa con me e anche la mia famiglia mi è stata accanto (anche se lontana) con tanto amore e delicatezza. La parola di Dio mi ha accompagnato in ogni istante insieme al Santo Rosario che mi donava la forza per ringraziare e offrire.

    E intanto si avvicina il tempo di prendere una decisione. Vado da un secondo professore: il prof. Caruso. Subito sento di fidarmi di lui, anche se mi dice con molta schiettezza i rischi a cui vado incontro: la paralisi! A questa parola mi sento raggelare il sangue. Si vedono spesso persone in carrozzina oppure obbligate a letto, ma non pensi mai che possa accadere anche a te. Soprattutto così in fretta: un giorno cammini ed il giorno dopo potresti trovarti disabile per sempre! Non è stato facile accettare anche questa realtà, ma è scattata la fede: se è vero che la fede può spostare le montagne, allora il mio Dio non poteva permettere questo. E così abbiamo iniziato a pregare tutti, fratelli, sorelle, suore, preti, bambini, santi … tutti!

    Il 30 gennaio vengo operata. Nove ore di intervento. Si tratta di un’operazione molto delicata. Il tumore è molto esteso. I medici non riescono a capire come sia possibile che io cammini ancora, talmente è estesa la ciste. Il midollo spinale è il centro del nostro sistema nervoso centrale, un solo movimento sbagliato della mano del dottore e posso rimanere paralizzata. Il rischio è altissimo.

    In sala operatoria c’è anche la dottoressa Consuelo, un’amica della comunità. È proprio lei che aggiorna amici e familiari sull’andamento dell’operazione. Dirà poi: "C’è una mano dall’alto che sta guidando il professore!".

    Il Vangelo quella mattina raccontava di due miracoli operati nello stesso giorno: uno era la guarigione dell’emorroissa e l’altro era la guarigione della figlia di Giairo, a cui Gesù dice: "Fanciulla, io ti dico, alzati!" (Mc 5,21-43). Come poteva non guarire anche me? Non c’è due senza tre!

    L’intervento è concluso. Mi risveglio in terapia intensiva, ci sono i miei familiari. La prima cosa che faccio è quella di muovere braccia, mani, gambe e piedi … è grande lo stupore e la meraviglia nello scoprire che tutto funziona perfettamente … che meraviglia! Che gioia incontenibile! Che miracolo straordinario! Grazie Signore! Grazie! Grazie! Grazie! Ora comprendo che cosa significa risorgere … non solo fisicamente, ma soprattutto nell’anima.

    Ma sappiamo bene che non c’è Risurrezione senza morte. Infatti i giorni che sono seguiti all’intervento sono stati molto duri e dolorosi. Mi sentivo in croce. Non potevo bere, non potevo muovermi. Avevo tubi attaccati un po’ ovunque e, dopo la gioia e la meraviglia provati al mio risveglio, mi ritrovavo a fare i conti con tanta debolezza e con un’inabilità temporanea che non era affatto facile da accettare. Mi ha dato tanta forza abbracciare quella sofferenza, farmi obbediente ad essa. Non riuscivo a ringraziare ma chiedevo a Gesù un po’ di quella forza che aveva avuto Lui. Mi sentivo totalmente povera, povera di tutto e bisognosa di tutto. Per la prima volta mi sono sentita totalmente impotente ed ho accettato quell’impotenza … non potevo fare altrimenti. Contemplavo il mistero di Gesù: durante la flagellazione, sul calvario e nella crocifissione. Certo la mia sofferenza non aveva nulla a che fare con la sua, ma guardando a Lui, l’Uomo dei dolori (Is 53,3), l’Uomo della Croce, non mi sentivo più sola e quel dolore incomprensibile iniziava a prendere senso.

    La malattia diventa maestra di obbedienza, perché ti fai impotente e rimetti tutto nelle sue mani con la pazienza e la fiducia "che tutto concorre al bene per coloro che amano Dio" (Rm 8,28). Alcuni momenti in cui non riuscivo e avrei voluto mollare, ripetevo: "non la mia ma la Tua volontà" (Lc 22,42) e, anche se non capivo, ero consapevole che stavo facendo la sua Volontà!

    Dopo un paio di giorni mi hanno fatto alzare ed è stata ancor più grande la gioia nel constatare che era tutto vero: non era uno scherzo … ed io stentavo a crederci da quanto ero strabiliata.

    Non può esistere miracolo più grande, più bello, più strabiliante di sapere che puoi ritornare a camminare, a correre, a scrivere, a gesticolare, a prendere e a lasciare, ad accarezzare ... insomma: ritornare come prima! Prima dell’operazione ponevo tanta attenzione ai movimenti del mio corpo, perché pensavo che se non avessi più potuto muovere gli arti, almeno potevo farne memoria… ma il Signore è stato bravo e lo è stato anche il professore che mi ha operato e si è fatto strumento nelle mani di Dio

    Dopo una settimana sono tornata a casa, ma la cosa che mi stupiva di più è che continuavo ad avere tanta pace e gioia e che dentro al mio cuore era stampato un sorriso da paresi … la paresi c’era stata, ma una paresi di gioia e di grazia! Dopo la riabilitazione sono tornata a Piglio in comunità, ho ripreso pian piano le attività che avevo lasciato.

    L’esperienza è impressa a fuoco nel mio cuore. Non è ancora del tutto elaborata, ma posso già dire che ha portato tanto e tanto frutto nella mia vita ed anche nella vita delle persone che mi sono state accanto.

    Il frutto più grande che ho raccolto è il dono della relazione con il Padre e la consapevolezza che davvero sono preziosa ai suoi occhi e degna di stima e ancora che sono scritta nel palmo delle sue mani.

    E allora lode e gloria al Dio della vita, che è il nostro tutto! Grazie, perché senza di Lui non possiamo far nulla e lode e gloria a Lui per tutte le persone che mi ha messo accanto e che hanno pregato per me … e sono davvero tante.

    Nella foto: Paola Rizzo.

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