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  • 15/05/2007 Il diario segreto di Lucrezia Borgia (Maddalena Bertolini, http://www.korazym.org)

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    Dalla leggenda alla storia per conoscere la figura di una nobile e bella donna, la cui vita è strettamente intrecciata con quella di un potente papa e di noti signori del ‘500: amori e spiritualità di Lucrezia Borgia nel romanzo di Bouflet.

    Joachim Bouflet, Il diario segreto di Lucrezia Borgia, Newton & Compton Editori, Roma 2005, pp. 360.

    Lo storico Joachim Bouflet, autore anche di “Edith Stein” e di “Padre Pio”, riporta alla luce la vita di Lucrezia Borgia, figlia di papa Alessandro VI. A dare inizio al racconto della vita della duchessa di Ferrara è la stessa Lucrezia, che affidandosi a Dio apre il suo diario facendo una breve descrizione dei rapporti che aveva con il suo terzo ed ultimo marito Alfonso d’Este, con l’invidiosa cognata Isabella e con il marito di lei Francesco, la cui notizia della morte arrivò poco prima di scrivere quelle righe riferite all’anno 1519. “Vorrei alzarmi ma non ne ho più la forza. E' a causa della mia gravidanza che mi sfinisce, più delle precedenti. Ma anche della notizia, questa settimana, della morte di mio cognato Francesco Gonzaga, Marchese di Mantova. Con lui scompaiono inesorabilmente le ore serene condivise un tempo, quel passato prossimo mi sembra ormai lontano, irreale, come velato da quelle stesse brume che l'aurora faceva salire fino a noi quando, insieme sulla loggia a picco sul lago sottostante, contemplavamo in silenzio ilsorgere del sole nell'ultimo giorno che avremmo trascorso insieme” (dal diario del 29 aprile 1519).

    Le pagine svelano gli anni romani di Lucrezia, in cui la condizione privilegiata di “figlia di sua Santità” la posero in primo piano rispetto alle altre dame di corte, fino alla settimana successiva al suo ultimo parto a Ferrara, dove diede alla luce una figlia che non sopravvisse e dove la stessa trentanovenne Borgia morì il 22 giugno 1519 per febbre puerperale. Nella prima parte del romanzo l'autore dedicato ampio spazio alle feste di corte a cui l’adolescente Lucrezia partecipava, ma anche agli intrighi e ai complotti organizzati da Alessandro VI in favore del figlio Cesare, il duca Valentino, affinché potesse regnare in uno stato abbastanza vasto e allargare così i confini degli stati della Chiesa.

    L’infelicità di Lucrezia è evidente fin dai primi capitoli con le vicende drammatiche dei suoi matrimoni: la donna era sottomessa al volere dell’uomo più potente del mondo, il papa, che non risparmiò di darla in sposa a potenti signori per poi annullare il sacramento matrimoniale in modo da crearsi importanti alleanze politiche. Un “gioco” che portò spesso alla morte chi non era più in linea con le idee di grandezza del pontefice; un esempio è rappresentato dalla tragica fine del secondo marito di Lucrezia, Alfonso d’Aragona, assassinato nel 1500 su ordine di Alessandro dal figlio Cesare. Da questo momento la vita di Lucrezia non avrà più senso: innamoratissima di Alfonso, vivrà la sua vita in ricordo di quell’amore grazie anche alla presenza di Rodrigo, il loro unico figlio. Obbligata successivamente a maritarsi con Alfonso d’Este, Lucrezia dovette affrontare le ostilità della corte ferrarese: l’odio di Isabella, duchessa di Mantova e sorella di Alfonso, il disprezzo della popolazione verso il casato borgiano la costrinsero però a muoversi con cautela e saggezza, fino a che da donna odiata venne ricordata da tutti come una splendida signora educata e rispettosa del suo nuovo sposo, al quale dette ben sei figli.

    Nel romanzo si sottolinea con forza anche l’aspetto mistico ed interiore di Lucrezia: legata da sempre alle monache visionarie che vivevano al suo tempo, non indugerà nell’affidare la sua anima alle preghiere di mistiche. La sua grande fede l’aiuterà nei momenti di tribolazione, come avvenne per la notizia della morte del piccolo Rodrigo a cui era particolarmente affezionata: un dolore che la indurrà a ritirarsi nel convento delle domenicane di Ferrara, dove stringerà amicizia con due converse. Dopo aver salutato uno per uno i quattro figli avuti da Alfonso d’Este (dal principe ebbe sei figli di cui due nati morti) e dopo aver dato alla luce l’ultima bambina, Isabella Maria deceduta subito dopo il parto, Lucrezia si abbandonò alla dolce morte con la certezza di raggiungere la piena intimità con Dio. “Non ho ancora 40 anni e sento, anzi so, che sto per morire. In pace con Dio e con me stessa. Riconciliata con l'uomo che mi ha costretta a sposare il gioco della politica, facendomi allo stesso tempo duchessa di Ferrara”. A chiudere il romanzo, le parole del confessore di “madonna Lucrezia”, l’uomo che la seguì costantemente nel cammino di fede, che la consigliò nei problemi di vita quotidiana e la esortò a scrivere il diario affinché con quelle pagine potesse rendere testimonianza ai suoi figli della propria vita.

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