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  • 17/04/2007  Vigevano e Pavia in festa attendono la Visita di Benedetto XVI (2) (Alessandro Renzo,  http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata










    In occasione della Visita Pastorale che il papa compirà a Vigevano e Pavia, sabato 21 e domenica 22 aprile, "L'Osservatore Romano" sta pubblicando una serie di "pagine speciali", dedicate a un popolo in festa che si sta preparando spiritualmente.


     

    Comunità in gioioso cammino

    A partire dal 12 aprile, ogni giorno il quotidiano del papa dedica numerose pagine alla presentazione dei contenuti, del significato e del programma della Visita Pastorale di Benedetto XVI a Vigevano e a Pavia, attraverso articoli, servizi, interviste, testimonianze. Un’occasione preziosa ed unica per conoscere da vicino la realtà ecclesiale e civile, il passato, il presente e le prospettive delle due diocesi.

    Una significativa coincidenza arricchirà questi ampi contributi: la pubblicazione delle edizioni dedicate agli 80 anni del Papa (15 aprile) e al secondo anniversario della sua elezione (19 aprile).

    A questo impegno editoriale L’Osservatore Romano affiancherà anche un considerevole sforzo diffusionale. Infatti, dal 12 al 24 aprile il giornale del papa sarà presente nelle principali edicole di Vigevano e Pavia. E per ogni copia sarà data in omaggio la fotografia ufficiale di Benedetto XVI. Inoltre in occasione del pellegrinaggio del papa L’Osservatore Romano proporrà ai fedeli la sottoscrizione di abbonamenti annuali ad un prezzo particolarmente vantaggioso.

    Fino a domenica 22 aprile, per gentile concessione de L’Osservatore Romano, presentiamo ai lettori di Korazym.org i contributi più significativi, in preparazione alla Visita Pastorale di Benedetto XVI.

    Un popolo in festa attende Pietro

    Benedetto XVI compirà sabato 21 e domenica 22 aprile una Visita Pastorale a Vigevano e a Pavia. È un evento tanto atteso che quelle Comunità stanno preparando con fervente intensità spirituale.

    Nel pomeriggio di sabato, nella splendida cornice di Piazza Ducale a Vigevano, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa. Quindi si recherà a Pavia. La giornata di domenica sarà aperta dalla visita all'Ospedale "San Matteo": il papa abbraccerà, incoraggerà e benedirà quanti vivono l'esperienza del dolore e quanti si prodigano per alleviarla. Successivamente, negli Orti Borromaici, il papa presiederà l'Eucaristia. Nel pomeriggio si recherà prima ad incontrare la comunità dell'antica e prestigiosa Università pavese e poi, nella Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro, pregherà sulla Tomba di Sant'Agostino, il grande Padre della Chiesa a lui tanto caro fin dalla giovinezza.

    La realtà del Seminario vescovile di Vigevano
    di Davide Zardo

    Giovani, dinamici, pronti a mettersi in gioco. E con una vocazione maturata quasi sempre nell'ambiente dell'Oratorio. Sono i dieci studenti del Seminario vescovile di Vigevano, che vivono l'attesa della Visita papale con una gran varietà di emozioni.
    Stefano Abbiati, 30 anni, viene da Bergamo. Ragioniere, ha lavorato 10 anni come operaio metalmeccanico. Al primo anno di Teologia, presta servizio nella parrocchia della Madonna Pellegrina. "Ho avuto un percorso spirituale travagliato - racconta - nel quale vari sacerdoti mi hanno aiutato a meditare sulla parola di Dio. Considero la vocazione un grande dono, e quando ho saputo che il Papa sarebbe venuto per la prima volta proprio qui, dove io sto appena da un anno, sono stato ancora più contento. Spero nella realtà di un profondo incontro tra Benedetto XVI e le persone".
    Carlo Cattaneo, 23 anni, laureato in Scienze delle comunicazioni, appena entrato in Seminario grazie all'accompagnamento spirituale degli ultimi due parroci di Tromello (don Pietro Cerri, morto nel 2005, e don Piero Rossi Borghesano): "Mi aspetto che la curiosità per la grande risonanza di questa Visita possa arrivare anche a chi lontano dalla Chiesa, portandolo magari ad interrogare la propria coscienza".
    Primo anno anche per il ventunenne vigevanese Stefano Montagna, geometra e fumettista con una vocazione maturata in parrocchia. Con l'immediatezza e la sintesi tipiche del segno grafico, Stefano riassume la speranza di qualcosa che rimanga impresso, come sulle pagine di un libro. "Mi auguro tanto che l'arrivo del Papa lasci un'impronta, che qualcosa rimanga come segno per la nostra diocesi".
    Andrea Padovani, di Mede, perito elettronico di 19 anni, che in parrocchia suonava l'organo e animava i canti della liturgia. Primo anno in Seminario, e idee chiare sulla Visita: "La mia speranza è che il Papa possa "svecchiare" l'ambiente. Lo vedo come Pietro, che viene per confermare la fede".
    Antonio Mercuri, 37 anni, di Ozzero, ha studiato ragioneria, lavorando poi come operaio. È al secondo anno di Seminario, svolge la sua opera di aiuto a Gambolò, e identifica il momento della propria chiamata nell'incontro con Giovanni Paolo II alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2000. "Certo, l'attesa è grande, - commenta riguardo alla Visita di Benedetto XVI - e spero che questo avvenimento lasci un segno particolare per tutti".
    Giovanni Venezia, 34 anni, è nativo di Nicosia (Enna), ma risiede a Vigevano fin da piccolo. È in seminario da due anni, e svolge il suo servizio di aiuto in Duomo. Proprio lì, lavorando nel bar dei Canonici, ha potuto conoscere il Vescovo Giovanni Locatelli, scomparso nel 1999: "Era una persona di grande umanità, molto affabile, capace di stare con la gente. Spero che il Papa con la sua Visita porti uno scossone al torpore vigevanese".
    Stefano Targa, di Sannazzaro, ha 35 anni, è diplomato in ragioneria e ha lavorato in banca. La decisione di entrare in Seminario, dove frequenta il terzo anno, è maturata frequentando il gruppo di preghiera del Santuario della Bozzola, a Garlasco. "C'è una forte aria d'attesa - racconta - per quello che sarà senz'altro un grande evento, che spero coinvolga più gente possibile: è un privilegio per una Diocesi così piccola".
    Riccardo Campari, di Ottobiano, 25 anni, ha frequentato il liceo psicopedagogico ed è al quarto anno di Teologia. Il suo tirocinio si svolge presso la parrocchia di Fatima, a Vigevano. La vocazione è nata dall'incontro con un padre salesiano, che l'ha avvicinato alle reali esigenze delle persone: "Spero che la presenza del Pontefice possa impressionare anche chi non va abitualmente in chiesa, con parole di speranza e di vicinanza ai problemi della gente, e che ciò contribuisca a sfatare l'opinione che questo Papa sia solo un teologo. Inoltre mi auguro che in Piazza Ducale, quel giorno, non si vedano solo anziani, ma ci sia attenzione anche ai giovani".
    Juri Molinaro, 30 anni, viene da Gambolò. Dopo la maturità magistrale ha lavorato come magazziniere e operaio metalmeccanico. È al quinto anno di Seminario, e presta il suo aiuto nella parrocchia vigevanese di San Giuseppe. In Oratorio faceva l'animatore e il catechista. Ricorda con precisione il momento della chiamata: una Celebrazione Eucaristica durante un campo estivo in montagna. E dell'arrivo di Benedetto XVI coglie l'essenza del Vicario di Cristo: "Mi aspetto che le parole che il Papa pronuncerà incontrando i fedeli in Piazza Ducale possano edificare chi viene ad ascoltarlo col desiderio di incontrare Gesù che egli rappresenta qui sulla terra".
    Moreno Locatelli, di Como, ha frequentato le magistrali, lavorando poi come arredatore per qualche anno. Aiuta nella parrocchia mortarese di Santa Croce e tra pochi mesi verrà ordinato diacono. "Non so cosa verrà da questa Visita, - afferma - perché i frutti si vedranno solo dopo. Mi piacerebbe che fosse soprattutto un momento di grazia. È quello su cui stiamo lavorando in parrocchia, per trasformare quest'occasione in un incontro con colui che è la voce di Cristo".
    Un momento importante, dunque, quello che si vive nel Seminario vescovile, dove l'attesa per la Visita del Papa assume un significato particolare per quelli che saranno i sacerdoti di domani. E per i loro responsabili.
    Don Luca Pedroli, 36 anni, è stato nominato Rettore del Seminario il 23 giugno 2006, rilevando l'incarico svolto per 17 anni, a partire dal 1989, da Mons. Elio Caspani. Un compito che potrebbe sembrare troppo importante per un sacerdote così giovane, ma che per don Luca ha comportato un adeguato cammino di preparazione: cinque anni come Vice Rettore. "È stato un inserimento graduale nella conoscenza dell'ambiente e della responsabilità - racconta - per capire meglio di cosa c'era bisogno, e che tipo di presenza era necessaria. Certo, c'è il peso della responsabilità, ma per fortuna anche la consapevolezza che si è chiamati a questo incarico non a titolo personale, poiché si rappresentano il Vescovo e il presbiterio, e si agisce a nome loro, secondo linee educative concordate in piena comunione".
    Qual è l'aspettativa per l'arrivo del Papa a Vigevano? "La Visita di un Pontefice - spiega don Luca Pedroli - è un momento epocale. È un evento di grazia. Per incontrare il Papa, al giorno d'oggi, ci sono diverse possibilità, dalla Giornata Mondiale della Gioventù alle udienze in Vaticano. L'aspetto unico, però, è che questa volta è lui che si reca da noi. È il Pastore che viene ad incontrare il gregge, il Padre che fa visita ai figli. Credo che questo lascerà il ricordo di un gesto di predilezione e di amore".
    I bisogni della Chiesa sono molti e diversificati a seconda delle varie zone. Per Vigevano qual è il più importante? "Occorre lasciarsi provocare - sostiene don Luca -, non rimanere nel piccolo, guardare cosa avviene anche nelle altre Diocesi e recepire stimoli missionari come quelli del Convegno di Verona, per aprire la mente e il cuore, e sentire che siamo parte di qualcosa di più grande".
    Un'esigenza condivisa anche da don Paolo Bernuzzi, 43 anni, dal giugno scorso Direttore spirituale del Seminario: "La nostra è una Chiesa che sta bene, sia nella struttura che nella pratica. Ma questa può essere un'arma a doppio taglio: stiamo bene, così restiamo seduti. Non saper cogliere i segni del cambiamento, non saper anticipare nuove problematiche, può portare a risvegliarsi brutalmente di fronte a qualcosa che poteva essere colto prima. Bisogna saper trovare nuove strade d'apertura: stare veramente bene comporta anche il desiderio di poter stare sempre meglio. Il benessere anche spirituale di una comunità è un patrimonio che occorre amministrare nel modo giusto".
    Don Paolo è dunque da poco tornato in Seminario dopo dieci anni trascorsi tra piccole comunità e scuole, come parroco e insegnante di religione: "Sono state esperienze molto utili per cercare di conoscere sempre meglio l'uomo nel suo mistero, in tutte le sue pieghe. Questo anche grazie al ministero di confessore, che mi ha aiutato a conoscere la grandezza e la fragilità dell'essere umano. In questi anni mi sono preparato attraverso letture e corsi di accompagnamento spirituale dai gesuiti. Non sapevo ancora che sarei stato chiamato ad essere Direttore spirituale dei seminaristi, e quando ho ricevuto l'invito del Vescovo, all'inizio sono rimasto un po' spiazzato. Poi mi sono reso conto che se mi ha scelto per questo compito, forse ha visto in me qualcosa di buono. Lo vivo ancora come un tirocinio, e sto imparando grazie alla guida di persone che a loro volta mi orientano. Certo, c'è un po' di paura, soprattutto per la responsabilità di avere a che fare con la coscienza delle persone. Ma sono sereno, sapendo che, anche se ho dei limiti, svolgo comunque un ministero in comunione col Vescovo e col Rettore".
    Una serenità, quella di don Paolo Bernuzzi, che si riscontra anche nelle aspettative per la Visita di Benedetto XVI: "È un evento importante che dobbiamo saper vivere con intensità, senza lasciarci distrarre: uno stimolo forte da non lasciar passare, da raccogliere e tradurre nel quotidiano. Sta a noi trasformare questa occasione di grazia in un cammino quotidiano di conversione e di crescita: è una grande opportunità, da cogliere con responsabilità e serenità".

    Un autentico e gioioso itinerario vocazionale per rispondere alla chiamata del Signore

    Operai o studenti universitari, professionisti o sacerdoti, suore, singoli o sposati: la vocazione - non solo quella sacerdotale e religiosa, ma anche quella ad un consapevole impegno laicale - matura in vari contesti. Quello parrocchiale, legato all'Oratorio e all'animazione giovanile, dovrebbe essere determinante per la chiamata al sacerdozio, grazie a gite, catechesi, incontri di preghiera e di formazione spirituale, che possono contribuire ad orientare i giovani su quella che sarò la loro scelta di vita.
    Una scelta parallela a quella maturata frequentando la scuola dell'obbligo, dove la preferenza per questa o quella materia determina la scelta degli studi superiori, in vista di una futura professione.
    Don Renato Passoni, 37 anni, parroco del Cuore Immacolato di Maria, dal 2001 è responsabile del Centro diocesano per l'orientamento vocazionale, costituito allo scopo di evidenziare la vita cristiana di ogni singolo battezzato e dell'intera comunità, come risposta a quella chiamata di Dio che si realizza nei diversi carismi e ministeri.
    "In effetti - spiega don Renato - le vocazioni nascono per la maggior parte delle volte in oratorio. È altrettanto vero, però, che oggi maturano in età adulta, post-adolescenziale. Nelle parrocchie della città di Vigevano abbiamo messo in atto una serie d'iniziative volte all'orientamento vocazionale dei giovani, non solo per il sacerdozio. Certo, la partecipazione a questi incontri dipende molto dalla presenza del parroco: lui che deve fare "da traino", e guai se gli manca l'entusiasmo. Purtroppo, in passato abbiamo affrontato situazioni di vera e propria lotta con alcune famiglie che non erano preparate ad assecondare scelta religiosa dei figli. Ci sono dei ragazzi che hanno dovuto rinunciare ad entrare in Seminario per non scontentare i genitori. In questo senso c'è ancora da fare un grosso lavoro di sensibilizzazione".
    Ogni anno il Centro diocesano per le vocazioni organizza una serie d'iniziative volte a promuovere l'interesse delle comunità parrocchiali per la cura delle vocazioni, in particolare quelle sacerdotali: le adorazioni eucaristiche, che si svolgono ogni mese a turno, nei vari Vicariati; la Veglia di preghiera per il Seminario in Duomo, a novembre; la Giornata di preghiera e di contributo per il Seminario, nella Solennità di Cristo Re, con i seminaristi invitati a portare la propria testimonianza a Messa, durante l'omelia; la veglia di preghiera per le vocazioni, in aprile, nel Santuario della Bozzola a Garlasco; la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, presso le parrocchie; e poi attività di animazione a sfondo vocazionale per adolescenti e giovani, ritiri ed esercizi spirituali presso la Casamadre delle Pianzoline a Mortara, l'incontro diocesano dei ministranti al Santuario della Bozzola, gli incontri per fidanzati "Il tesoro nel campo", in collaborazione con l'Ufficio per la pastorale familiare.
    Esaminando i dati forniti dall'Ufficio diocesano, si può notare che l'andamento delle ordinazioni sacerdotali, a Vigevano, negli ultimi cento anni ha raggiunto il massimo nel primo decennio del secolo scorso, con 77 sacerdoti; che nel secondo (dal 1910 al 1919) erano calati a 46, e nel terzo a 24.
    Una ripresa è avvenuta dal 1930 al 1939, con 47 nuove ordinazioni, e poi dal 1940 al 1949, con 50. Da lì, un deciso calo a 34, dal 1950 al 1959, con un mantenimento pressoché inalterato negli anni '60 con 32 nuovi sacerdoti. Dal 1970 al 1979 le ordinazioni scendono bruscamente a 18, con un ulteriore abbassamento - anche se lieve - negli anni '80. Dal 1990 al 1999 una leggera risalita, con 23 nuovi preti.
    Esaminando la situazione anno per anno, si può notare che in poco più di un secolo il numero massimo di 12 ordinazioni è stato raggiunto solo in quattro date (1903, 1907, 1910, 1938), con un livello tra il 7 e il 10 negli anni 1902, 1904, 1908, 1909, 1911, 1919, 1934, 1939, 1947, 1948, un calo molto evidente durante la Grande Guerra, (8 sacerdoti in tutto tra il 1915 ed il 1918), e un rialzo a 27 nel periodo del Secondo Conflitto bellico Mondiale, dal 1940 al 1945. La media è pressoché costante dal 1949 in poi, senza superare mai le cinque ordinazioni annue (1955, 1957, 1966, 1968, 1996, 1999, 2004), con cali fino a zero nel 1962, 1975, 1976, 1983, 1985, 1989, 1992. La situazione degli ultimi sei anni piuttosto altalenante, con un sacerdote nel 2000, tre l'anno successivo, un ritorno ad uno negli anni 2002 e 2003, e una forte impennata a cinque nel 2004. Il 2005 registra il calo ad una sola presenza, risalendo poi a due nel 2006.
    I seminaristi giunti nel 2007 all'ultimo anno di studi sono due, mentre uno solo verrà ordinato nel 2008, uno nel 2009, due nel 2010, e quattro nel 2011. Per il decennio dal 2000 al 2009, dunque, il totale delle ordinazioni sacerdotali dovrebbe ammontare a una ventina di unità.
    A partire dal 1990 si assiste quindi ad una stabilizzazione piuttosto costante, con almeno un'ordinazione ogni anno (tranne nel '92, che registra zero sacerdoti), e un picco di risalita a 5 che negli ultimi dieci anni si ripete tre volte ('96, '99, 2004), sebbene con un intervallo pi lungo tra le ultime due.
    Se le vocazioni sono in calo a partire dagli anni '50, con il picco più basso registrato nel decennio '80/'89 (13 sacerdoti) gli anni '90 vedono una risalita a 23, che dovrebbe calare di poco nel decennio in corso. C'è dunque una lenta ripresa, anche se piuttosto altalenante, che vede aumentare le vocazioni adulte, forse adesso più consapevoli rispetto a qualche decennio fa.
    Se è vero che una volta le chiamate al sacerdozio nascevano nell'ambiente parrocchiale, ora bisogna dire che non sempre così. Soprattutto perché in certe comunità i ragazzi che vanno in chiesa, e all'oratorio, sono pochissimi.
    Quasi tutti gli studenti del seminario vescovile di Vigevano hanno sentito la vocazione frequentando l'ambiente ecclesiale: soprattutto quello degli oratori, dove ognuno di loro presta il suo aiuto per l'animazione giovanile.
    C'è qualche differenza, ora, rispetto alle parrocchie e agli oratori di una volta? Ed esiste un'esigenza particolare, da parte dei giovani?
    "Il problema è - afferma Riccardo Campari, al quarto anno di seminario - che mancano i testimoni, i preti che possano dare un esempio. Guardando un sacerdote, oggi, raro che qualche giovane possa sentire l'esigenza di diventare come lui. Lo stesso vale per le suore. Sono poche, nell'ambiente dell'animazione ecclesiale, le figure che abbiano presa sui ragazzi. Bisognerebbe chiedere a loro, ai giovani, come vorrebbero che fosse l'oratorio. Soprattutto a quelli che non lo frequentano. Perché non vanno in parrocchia, che cosa si aspettano, che così che non trovano?".
    Un'assenza, quella dei giovani. Ma forse proprio perché è a volte assente chi per primo - dal sacerdote agli educatori - dovrebbe aiutarli. E magari, quando c'è, non lo fa nel modo giusto. Un'esame di coscienza che rivela un'autentica passione per l'evangelizzazione.
    "Se esaminiamo i Documenti del Magistero - aggiunge un altro seminarista, Giovanni Venezia - possiamo renderci conto che anche l'accompagnamento personale necessita di una diversificazione: altrimenti si rischia l'appiattimento. I giovani hanno bisogno di essere ascoltati, ma senza sentirsi giudicati. Soprattutto sulla loro fragilità. E anche il nostro modo di fare animazione, lo stesso a cui siamo stati abituati fin da quando eravamo piccoli, oggi può non essere quello che loro preferiscono".
    Importantissima, quindi, la disponibilità all'incontro personale: soprattutto da parte del sacerdote. "Manca il contatto amichevole - conferma Carlo Cattaneo, al primo anno di studi in Seminario - anche tra il prete e gli adulti: la presenza vicina, il rapporto di amicizia e di dialogo. Questo i giovani lo sentono molto". Una disponibilità che a volte richiede alla Chiesa di fare il primo passo: per uscire dai confini dell'edificio parrocchiale, e muoversi incontro a chi rimasto fuori.
    "Mi sembra - sostiene Moreno Locatelli, ormai prossimo al diaconato, ultimo passo prima del sacerdozio - che se tirare la campana dev'essere l'unico modo per attirare i giovani, allora c'è ancora molto lavoro da fare. Non possiamo aspettarci nulla di più, se non andiamo a cercarli. Questa proposta dev'essere fatta cercando le persone. In quest'ottica, abbiamo l'esempio del Papa Benedetto XVI che viene a trovare la gente. Una cosa che a qualcuno manca soprattutto è la consapevolezza che il Pontefice, occupandosi della persona umana, debba farlo in tutta la sua interezza, trattando quindi argomenti che non riguardano solo lo spirito".
    Fondamentale, infine, la testimonianza: soprattutto quella della letizia, segno della fede viva che dovrebbe leggersi sul volto dei veri credenti.
    "In questo ultimo periodo manca la gioia - conclude Stefano Abbiati, da poco entrato nel Seminario vescovile di Vigevano -. La società è quella che è, ma la presenza dei cristiani dovrebbe essere diversa da questo mondo. La Santa Messa dovrebbe essere un momento di gioia e serenità, qualità che invece mancano. Siamo assillati da tante piccole cose, da riunioni e problemi organizzativi, che producono solo grandi quantità di carta. Come fare allora? Sta all'impegno dei sacerdoti, ma soprattutto alla Grazia del Signore. A voler ben vedere, Lui è sempre lì, ogni giorno".

    Il Seminario diocesano di Pavia
    di Andrea Migliavacca, rettore del Seminario di Pavia


    "Havendo di bisogno il povero clerico del sem[inario] gaspar denegri de uno par de scarpe; et per esser suo padre povero no ha il modo di potere comprare le dette scarpe: né essendo cosa commendevole che vadi in coro con le scarpe strazate: per tanto le comprarete uno par de scarpe...". La storia del Seminario di Pavia comincia anche con un paio di scarpe rotte del 1569 da buttar via e da sostituire con un paio che permettesse al chierico De Negri di poter pregare insieme ai suoi compagni con un minimo di decoro. Ma comincia anche con dei libri da comprare, "le opere di Cicerone comprate a conto del Seminario" e un armadio da costruire per poterli riporre dopo le ore di studio: "libre due al mastro [falegname] che fa un armario al Seminario per governar li libri". Sono frammenti di avvenimenti lontani che affiorano dall'archivio secolare del Seminario e che testimoniano i faticosi e quotidiani inizi di una realtà di rilievo per la storia della Chiesa.
    Infatti, il 15 luglio 1563, i Padri del Concilio di Trento formularono un decreto in 18 articoli: l'ultimo di questi articoli ingiungeva l'istituzione del Seminario nelle varie Diocesi e Pavia fu tra le prime a mettere in pratica le disposizioni conciliari. La presenza del Seminario nella Diocesi di Pavia nella sua forma strutturata risale dunque all'epoca della riforma tridentina, quando con il Vescovo Ippolito de Rossi la Diocesi si è attivata per un rinnovamento nella preparazione dei candidati al sacerdozio, in obbedienza agli orientamenti del Concilio di Trento a cui lo stesso de Rossi aveva partecipato; insieme all'impianto formativo si pensò ad una nuova sede per il Seminario che passò dai locali vicini alla Cattedrale alla struttura del monastero delle benedettine di S. Andrea. Ha origine così il riferimento all'apostolo Andrea quale patrono del Seminario pavese.
    Nel corso dei secoli successivi il Seminario fu partecipe delle varie vicende ecclesiali, in particolare di quelle che portarono alla fine del XVIII secolo alla creazione a Pavia del Seminario Generale per le Diocesi lombarde e alla frequenza scolastica degli alunni presso la Facoltà teologica istituita nella locale Università; agli inizi del XIX secolo, influirono nella vita del Seminario le conseguenze derivanti dalla nuova configurazione dei confini della Diocesi che vedeva mi molto ridotto il suo territorio.
    Costante cura e promozione ebbe la vita del Seminario da parte dei Vescovi diocesani, Mons. Luigi Tosi, Mons. Angelo Ramazzotti, Mons. Lucido Maria Parocchi e, in particolare, Mons. Agostino Riboldi, il quale promulgò un nuovo regolamento del Seminario, stimolò la preparazione culturale dei seminaristi e dei preti, curò lo sviluppo della biblioteca, la costituzione del gabinetto di fisica-storia naturale e dell'osservatorio meteorologico ad opera soprattutto del prof. Pietro Maffi, futuro Cardinale di Pisa e continuò l'adeguamento della nuova sede del Seminario, dove ancora attualmente è collocato, l'antico Monastero della Pusterla o di Teodote.
    In questa sede di valore artistico e storico la Comunità è collocata dalla seconda metà dell'800. Si tratta di un complesso edificio situato nella parte orientale della città. Teodota, di cui ci parla Paolo Diacono nella sua Historia longobardorum, è descritta come attiva riformatrice di un complesso monastico che le preesisteva. Dal punto di vista architettonico e artistico il secolo XV rappresenta una tappa fondamentale, in cui si attua una complessiva ristrutturazione e ampliamento della precedente struttura. È di questo periodo la costruzione della sala capitolare del monastero, oltre ad elementi decorativi collocati nel chiostro. Di particolare rilievo è la chiesetta del Salvatore, con struttura a pianta centrale che ricalca schemi bramanteschi: vi è in essa una esuberante decorazione pittorica, con raffigurazioni di scene evangeliche, santi, profeti, personaggi a mezza figura. Nel tardo Cinquecento si deve collocare una nuova decorazione del chiostro con raffigurazioni di Sante, oltre all'inizio dei lavori per la costruzione della "Cappella grande". Di particolare interesse è il chiostro, con decorazioni in cotto del XVI secolo.
    La vita del monastero cominciò a declinare nel XVIII secolo, addivenendo alla sua soppressione nel 1799. Riacquistato l'edificio dal sacerdote Gandini, divenne sede del Seminario nel 1867.
    Ma riprendiamo il filo della storia del Seminario di Pavia nel '900 quando la sua opera formativa mette in luce figure di rilievo nella storia recente della Chiesa italiana e universale: il Vescovo Luigi Civardi, il Cardinale Ernesto Civardi, il Cardinale Antonio Poma, Mons. Luigi Maverna e Mons. Paolo Magnani. Nella comunità del Seminario e grazie all'attività dello Studio teologico già negli anni '50 si respirava il clima di rinnovamento e di comunione con la Chiesa che sarebbe poi sfociato nell'opera del Concilio. In questo contesto ha operato, nel corpo docenti del Seminario e in Diocesi il Cardinale Virgilio Noè.
    Il rinnovamento del Concilio, gli orientamenti dati nella Optatam totius e nella Presbyterorum ordinis e i successivi orientamenti della Ratio fundamentalis dei Seminari, insieme agli Orientamenti e norme per i seminari nella Chiesa italiana hanno guidato il rinnovamento della proposta formativa, della disciplina, dell'impegno pastorale, oltre ad un ampio rinnovamento della struttura del Seminario sotto la guida dei Rettori Mons. Paolo Magnani, Mons. Luigi Maffi, Mons. Adriano Migliavacca e don Bruno Malcovati. Facendosi carico di questa tradizione che ha accompagnato il Seminario, ricca per figure significative che in esso sono maturate o che ne hanno curato la proposta formativa e tenendo conto della esigenza di attualizzare gli orientamenti dati dal Concilio, l'odierna Comunità del Seminario si sta impegnando a vivere il proprio riferimento vivo all'intera Diocesi e insieme nella applicazione degli orientamenti del nuovo piano formativo La formazione dei presbiteri nella Chiesa italiana. Orientamenti e norme per i seminari, promulgato lo scorso 4 novembre 2006.
    Storia ed arte fanno ancora oggi del Seminario un luogo ritenuto tra i più significativi della vita della Diocesi e della tradizione religiosa del nostro territorio. La comunità odierna è formata da 13 seminaristi, cinque facenti parte dell'itinerario di propedeutica e otto nel percorso degli studi teologici. La Comunità dei seminaristi è accompagnata dal Rettore, dal Padre spirituale don Gian Pietro Maggi e dal Preside degli studi don Giacomo Ravizza. Particolarmente vicina e attenta è la presenza e la guida del Vescovo Giovanni Giudici.
    L'attenzione formativa rivolta ai seminaristi è finalizzata alla configurazione di una maturità umana e spirituale, con l'ausilio anche delle scienze umane, psicologiche e con una attenta promozione della vita spirituale. Formazione umana e spirituale si coniugano nella vita comunitaria che si cerca di promuovere attraverso una opportuna disciplina e insieme ad un clima familiare che favorisca la reciproca conoscenza, fiducia e condivisione. L'itinerario formativo si avvale anche di modalità diverse di esperienza pastorale, soprattutto in alcune parrocchie della Diocesi o anche con la partecipazione ad iniziative educative promosse nell'estate da alcune associazioni, quali l'Azione Cattolica diocesana. Insieme a queste dimensioni l'itinerario formativo è segnato dagli studi teologici e anche da studi di carattere umanistico per coloro che devono completare la propria formazione di base previa agli Studi universitari. Da alcuni anni gli studi teologici avvengono frequentando la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Milano, oltre ai corsi di teologia pastorale, di storia locale, di dogmatica, di diritto canonico, di latino e greco proposti invece presso lo Studio teologico nella sede nel Seminario stesso.
    La presenza del Seminario in Diocesi offre la possibilità di tessere un significativo legame con le realtà parrocchiali ed associative della nostra comunità diocesana, favorendo così la conoscenza del Seminario stesso da parte delle parrocchie, dei sacerdoti, dei laici, con una buona opportunità anche di promozione della pastorale vocazionale; al Seminario è dato di offrire una proposta formativa pensando al futuro sacerdote non in astratto, ma collocato nel contesto di questa specifica Chiesa particolare.
    Anche la collocazione del Seminario in città è di particolare rilievo, facendo di esso un centro di attività diocesane (quale la collocazione nelle sue strutture dell'Istituto di scienze religiose e l'offerta di incontri di aggiornamento e di spiritualità per il clero, di iniziative di pastorale giovanile...) e anche di proposta culturale. La presenza in città di una famosa Università dà rilievo al Seminario come luogo di approfondimento degli Studi teologici e di una formazione culturale e spirituale rivolta a giovani e che nell'Università trova uno stimolante interlocutore. In questa luce il Seminario e la formazione che promuove può essere compresa come felice stimolo e arricchimento per la proposta culturale di una città che vede anche la presenza di una così famosa Università.
    In questa cornice va ricordato il raccordo tra la biblioteca dell'Università e la biblioteca del Seminario attraverso il servizio informativo legato ad Internet denominato "Opac. Catalogo collettivo on-line delle biblioteche dell'Università di Pavia e di diversi enti convenzionati". La biblioteca conta più di 100.000 volumi di tematica teologica oltre a circa 2.000 "cinquecentine" ed è aperta al pubblico, in particolare per gli studenti universitari. Possiamo inoltre segnalare anche la presenza del museo di scienze naturali e del museo archeologico per i quali si sta avviando una interessante collaborazione con l'Università di Pavia.

    Testi pubblicati per gentile concessione de L’Osservatore Romano.

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