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23/03/2007 “Papa Wojtyla – L’addio”. Il racconto di un'emozione (Simona Santi, http://www.korazym.org)

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La narrazione del sentimento collettivo che ha afferrato e trascinato milioni di uomini e donne nei due mesi che hanno segnato la morte di Giovanni Paolo II. Nel libro di Marco Politi la testimonianza della grandezza debole e sofferente del papa polacco.

Ci sono emozioni, sentimenti, racconti che fanno tornare alla mente i giorni indimenticabili dell'agonia e delle ultime ore di vita di Giovanni Paolo II. Un brivido attraversa il corpo nel leggere il libro-testimonianza di Marco Politi, vaticanista di 'Repubblica' in cui si ripercorre l'addio che Karol Wojtyla impresse al mondo quel 2 aprile di due anni fa.

Si intitola "Papa Wojtyla - L'addio" (edizione Morcelliana, 180 pagg.) il volume di Politi che esce oggi nelle librerie. "Questo è il racconto di un'emozione", scrive l'autore, che per l'intero periodo dell'agonia, della morte, dei funerali, ha accompagnato - come giornalista e come uomo - la testimonianza del papa polacco al mondo intero. "Il testo non è un libro di dibattito storiografico o interpretativo sul pontificato conclusosi due anni fa. È qualcosa di meno usuale - scrive Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, nella prefazione - il racconto di un'emozione di un vaticanista e di un uomo, che ha ammirato la figura del papa anche se non ne ha condiviso tutte le scelte. Ne emerge una testimonianza intensa della grandezza debole e sofferente di Karol Wojtyla. Dopo il tempo dell'emozione - prosegue Riccardi - non è facile ritornare sulla malattia, la morte e i funerali di Giovanni Paolo II. Marco Politi lo fa in questo libro, ridandoci la drammaticità di quei momenti".

"Questo è il racconto di un'emozione, il ricordo di un sentimento collettivo che ha afferrato e trascinato milioni di uomini e donne fra il febbraio e l'aprile del 2005": inizia così il volume di Politi. "Il Papa venuto da lontano è riuscito a parlare anche a chi non pratica, a chi la pensa diversamente, a chi segue altre fedi, a chi lo aveva criticato", scrive l'autore. "In mezzo ai tormenti e mentre il morbo gli stringeva la gola, togliendogli la parola, Karol Wojtyla è diventato segno per milioni di persone credenti e diversamente credenti. La sua passione è entrata nel cuore e nella mente di uomini e donne a prescindere se fossero vicini o lontani dalla religione. Queste pagine sperano soltanto di rievocare l'atmosfera di quelle ore, perchè ciascuno non perda il ricordo di quanto, irripetibilmente, ha provato".

"Aiutatemi": è il grido di 'addio' di Giovanni Paolo II. Il libro inizia con il congedo che Wojtyla prese dal suo lungo cammino nel viaggio a Lourdes, quando ai piedi della Madonna, disse: "Sento con emozione di aver raggiunto la meta". Poi inizia il viaggio di Politi dall'ultimo ricovero del Papa polacco al Gemelli - quando davanti alle telecamere di tutto il mondo - "Wojtyla sta dimostrando che anche un invalido ha una parola da dire, in un'epoca che rifugge il dolore, che lo rimuove, che intende cancellarlo in ogni maniera". Nel suo viaggio amarcord, l'autore affronta anche il tema delle dimissioni. "Morte e dimissioni - scrive - sono due parole proibite in Vaticano". No, nessuna dimissione, il calvario di Giovanni Paolo II è appena iniziato. Ed ecco il ricovero, l'operazione, la tracheotomia, la piazza affollata di fedeli che prega in ginocchio, c'è chi piange, chi resta in silenzio. I numerosi messaggi dai capi di tutto il mondo giungono in Vaticano. È un Papa che ha segnato la storia degli ultimi 26 anni. "E' il 24 febbraio. Ora la Chiesa ha un Papa che non parla - stigmatizza Politi - Il grande comunicatore non fa più vibrare  la sua voce. Le labbra restano chiuse come una fontana senza acqua".

Arriva la Pasqua. Il Papa vive la sua Passione. "C'è un calice amarissimo che Giovanni Paolo II ha scelto di bere - osserva l'autore - goccia dopo goccia fino all'ultimo sorso". C'è la Via Crucis, la prima al Colosseo senza il Papa polacco, poi la Pasqua. Quella benedizione urbi et orbi, data solo con le mani: "Alla finestra dello studio papale sta Wojtyla irrigidito in un grido silenzioso come nel dipinto di Munch. Gli porgono il microfono, Wojtyla lo afferra, ma non ce la fa. Si passa con tristezza la mano sulla bocca. Gli occhi tradiscono ansia e pena".

Alle 21.37 del 2 aprile Karol Wojtyla si spegne. Piazza San Pietro intona il Te Deum, il canto di ringraziamento. "No, non il canto dei morti - conclude Politi - si merita Wojtyla, non il canto di chi scompare, ma l'inno delle vittorie. Karol Wojtyla esce di scena. La Chiesa cerca il successore".

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