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  • 16/02/2007 Cina, cattolici nel mirino. La responsabilità dell’Associazione patriottica (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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    Sequestri, pressioni, sparizioni: appello-denuncia dei cattolici cinesi della diocesi di Xiwanzi all’agenzia Asianews. Le ultime vicende sullo sfondo dei rapporti fra governo e Santa Sede. E in arrivo c’è una lettera del papa.

    Una nuova violenta campagna contro i cattolici della Chiesa fedele a Roma, con polizia e altre forze di sicurezza impegnate a rendere loro difficile la vita e casi di sequestro e di sparizione di vescovi e sacerdoti. Il tutto sullo sfondo dell’intensificarsi dei rapporti fra la Cina e la Santa Sede, che si  muovono sempre più nella consapevolezza che debba essere posto un freno al ruolo negativo che da tempo – sulla condizione dei cattolici cinesi - svolge l’Associazione Patriottica, che ufficialmente rappresenta la cattolicità in Cina. A dare notizia degli ultimi avvenimenti in ordine di tempo è l’agenzia Asianews, che ha ricevuto nei giorni scorsi un appello-denuncia da parte di alcuni fedeli della diocesi di Xiwanzi (Hebei), 15 mila fedeli, a  circa 260 km a nord di Pechino, quasi al confine con la Mongolia interna. Lo scopo delle azioni di repressione sarebbe quella di costringere i sacerdoti “sotterranei” ad iscriversi all’Ap: per questo sarebbe iniziata una vera e propria caccia all’uomo con l’arresto dei fedeli che non collaborano e numerose carcerazioni immotivate.

    Accadimenti che colpiscono una diocesi il cui vescovo ausiliare, mons. Yao Liang, è irreperibile, scomparso nelle mani della polizia dal 30 luglio scorso, quando alla vigilia di un tradizionale pellegrinaggio, è scattata un’azione congiunta della polizia che ha portato anche al sequestro del vescovo, invitato presso la sede dell’Ufficio affari religiosi del capoluogo Zhangjiakou e dà lì scomparso nel nulla. Nei giorni successivi, altri sacerdoti sono stati arrestati e torturati, insieme ad un centinaio di persone che avevano protestato di fronte alla sede della polizia: per una ventina le porte del carcere non si sono ancora aperte.

    L’appello giunto ad AsiaNews dunque parla di “sacerdoti costretti tutt’oggi a rimanere nascosti” per poter “sostenere l’integrità della fede, rifiutando di aderire all’Ap”. Particolarmente difficile anche la situazione dei fedeli, ai quali vengono chieste informazioni riguardo ai movimenti del clero e nei confronti dei quali si sono scatenate forme di pressione indebite, con sequestri di beni e chiusura dei negozi e delle attività da essi gestite. Una intensificazione dunque, quella delle ultime settimane, che contraddice l’atteggiamento tenuto negli anni passati, quando le attività della comunità non ufficiale di Xiwanzi erano state tollerate. Il cambiamento di rotta è – secondo gli osservatori – da collegarsi ai segnali di dialogo fra governo cinese e Vaticano, che l’Associazione patriottica cerca di ostacolare in tutti i modi. Un’azione che si è intensificata proprio in coincidenza con la lettera che il papa invierà ai cattolici cinesi, prevista per la Pasqua. Benedetto XVI potrebbe affrontare per la prima volta il tema dell’unità della Chiesa in Cina e quello dei rapporti con il governo e con l’Associazione patriottica.

    Le ultime settimane hanno portato una presa di distanze del governo dai membri dell’Ap. Ai leader delle Ap viene chiesto di svolgere un ruolo positivo per giungere all’armonia sociale, che pare essere diventato l’imperativo numero uno per il  regime in vista del prossimo congresso nazionale del Partito comunista cinese. Dei 300 milioni di fedeli cinesi, almeno i due terzi rifiutano di subire il controllo dell’Associazione patriottica, né in materia di fede, né sotto gli altri punti di vista, ad iniziare da quello economico, giacché il sistema posto in essere dalla chiesa patriottica cinese nasconde rilevanti interessi in termini di denaro e possesso di beni, case, terreni.

    Il dialogo fra Cina e Vaticano è ormai incanalato lungo binari che non prevedono la presenza dell’Associazione patriottica, ormai solamente un peso ed un ostacolo al miglioramento della situazione dei fedeli cinesi. La stessa tensione per le recenti ordinazioni di alcuni vescovi (ordinazioni non approvate dalla Santa Sede e frutto di violenze, imposizioni e raggiri) è sfociata da parte vaticana non un contrasto con il governo di Pechino, ma in una critica all’Ap che quelle ordinazioni ha voluto per riaffermare il suo controllo sulla Chiesa cinese (che nella sua quasi totalità è di fatto riconciliata con Roma).

    Non è un casuale che in questi giorni l’Associazione patriottica sia passata al contrattacco verbale, con una massiccia presenza sugli organi di comunicazione per rivendicare il suo ruolo di “organo del popolo” capace di garantire il successo dell’evangelizzazione in Cina. I toni sono duri, e bersaglio delle invettive dei rappresentanti dell’Ap è anche il cardinale Joseph Zen, vescovo di Hong Kong, da tempo figura simbolo della libertà della Chiesa cinese.

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