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23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte II (Barbara Marino, http://www.korazym.org)

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Clicca qui per ingrandire| La storia di Marco Marchese

Il 9 novembre 2006 Marco Marchese pubblica sul sito dell’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus una sua testimonianza sulla sua storia.

La mia storia
È da un po’ che pensavo di pubblicare anche la mia testimonianza sul nostro sito. Solo perché non posso raccontartela personalmente. Chi mi conosce bene, conosce anche bene la mia storia. Ma molti giungono su questo sito per caso, e perciò non la conoscono. Forse leggendo alcuni dei nostri articoli, possono immaginare, ma ancora una volta, penso che bisogna rompere il silenzio. L’ho fatto altre volte, ma spesso non basta. Racconto perché sono convinto che condividere un’esperienza possa aiutare qualcun altro. Uscire dal silenzio può aiutare qualcun altro a fare altrettanto. Il silenzio a volte è un rifugio, ma può diventare anche una prigione. Io sono uscito dal rifugio in cui mi ero imprigionato sei anni fa. 1999: la prima volta in cui raccontai quello che mi era successo da quando avevo 12 anni, cioè da quando ero entrato in seminario e avevo incontrato don Bruno. Nel 1999 avevo diciassette anni. Fu proprio allora che capii cosa realmente fosse quello che per tanti anni avevo scambiato per affetto e amicizia. "Ha abusato di te, è un maniaco pedofilo" fu quello che mi dissero. E fu allora che crollo il mio castello: un castello in cui mi ero nascosto per non permettere a nessuno di farmi del male. Sì, perché la verità che io ho cercato di negare per cinque anni era proprio questa: non era stata amicizia, ma mi aveva semplicemente abusato, usato! Ma non era un maniaco! No! Era una persona dolce, buona, affettuosa! Come avrei capito da solo che la realtà era un’altra? Non voglio raccontarvi quello che è successo nei pomeriggi di pioggia nella sua stanza, o nella canonica, a casa sua. Penso che possiate immaginare, e del resto su tutto questo ho scritto un piccolo libro che spero qualcuno voglia presto pubblicare. Perché? Perché certe cose non devono mai più accadere, e per non farle più accadere dobbiamo prima rendercene conto tutti quanti!!! Ma parlarne non è stato liberatorio: anzi! Ha aperto una ferita che difficilmente si sarebbe rimarginata da sola. Ma io mi sentivo solo, in seminario, in cui le persone che ho avuto accanto non riuscivano a capire quali fossero i miei bisogni in quel momento. Certo non avevo bisogno di sentirmi dire: "Marco stai tranquillo che ci pensiamo noi, parliamo noi con il vescovo, tu pensa a studiare e a curare la tua colite!". Ma nessuno fece qualcosa, e quel "qualcosa" significava per me impedire a don Bruno di abusare di altri ragazzi. Mi sentivo in colpa per quello che era successo, come se per non so quale ragione fossi stato io il colpevole di tutto! Ma mi sentivo anche in colpa per i ragazzini che frequentavano la sua canonica: la stessa in cui aveva abusato di me per qualche anno! Nel giugno del 2000 lasciai il seminario: non era quello il mio posto! E del resto sono tante le esperienze brutte: a parte don Bruno, altri 2 giovani (20 e 26 anni) hanno cercato di fare la stessa cosa con me, per non parlare di tutte gli altri casi di cui ero a conoscenza e di cui si mormorava tra i corridoi! Sono convinto a tutto oggi che i grandi sono liberi di fare quello che vogliono tra di loro. Purché non tocchino i bambini!!! Ma adesso mi chiedo: è libero un prete di 25, 26 o 30 anni che ha subito la mia stessa esperienza e non è riuscito mai a uscirne? Sono meccanismi, circoli viziosi, o chiamateli come volete, che si ripetono, in cui l’abusato diventa abusante a sua volta!!! E ho parlato con l’assistente, il rettore, con il vice rettore, con il vescovo, con il mio parroco, e poi con tanti altri sacerdoti e laici: nessuno ha fatto qualcosa. Adesso avevo 19 anni, stavo per concludere i miei studi classici, ed ero ancora alla ricerca del mio io!!! Ma avevo una coscienza: perché solo se sai cosa si prova a fare un’esperienza come la mia, la tua coscienza non può tacere. Ed è per questo che dopo il lungo silenzio, i tanti gratuiti consigli a farmi la mia vita e scordare tutto (come l’offerta di alcuni soldi) decisi di presentare la mia denuncia alla Procura. Tre anni di indagini: 7 vittime, un patteggiamento e 2 anni e 6 mesi di carcere mai fatti per il sacerdote. Cosa dire? Due dei ragazzini vittime del sacerdote sono stati abusati nel giugno del 2001 cioè quando il vescovo avrebbe potuto intervenire e impedire che un suo sacerdote rubasse la serenità di quei ragazzi! Cosa aggiungere? Il sacerdote è libero di fare quello che vuole! Non penso che il carcere fosse la soluzione per persone malate come lui, ma non lo è neanche la libertà!! E oggi? Oggi i miei dubbi sono: quali responsabilità del vescovo e delle persone con cui avevo parlato? Basta che un papa gridi e condanni squarcia gola che la pedofilia è peccato (ma anche un crimine!), se poi i vescovi e i sacerdoti implicati in queste vicende rimangono al loro posto? So che è difficile riflettere con gran parte della società su questo tema, ma penso che lo dobbiamo fare: dialoghiamo, confrontiamoci. Spero che siano disposti anche a dialogare i vertici della chiesa da cui, le vittime dei preti pedofili o meglio dei pedofili preti, abbiamo ricevuto solo l’ennesimo silenzio. Guardiamo ai fatti come stanno! Non facciamo di tutta l’erba un fascio: ma mi sa che l’erba sta diventando tanta che ne potremo fare un fascio!
Marco Marchese
9 novembre 2006


Marco Marchese.


Sul Blog del sito Internet Mobilitazionesociale.org Marco Marchese il 12 gennaio 2007 pubblica una sua breve riflessione.

Come vorrei che fosse ...
Se un giorno pubblicherò la mia storia vorrei che fosse questo il suo ultimo capitolo ...
Ho scritto di me, ti ho raccontato di me e la cosa mi ha fatto sentire bene. Parlare fa bene, e per questo invito ogni bambino a parlare con un amico di tutto quello che sente dentro di sé, anche se questo bambino adesso si trova in un adulto. Io sono qui; non penso più di suicidarmi perché ho scoperto che la vita è un dono meraviglioso ed un bene troppo grande.
Continuo a chiedermi il perché della vita ma trovo quasi sempre una risposta, magari ogni giorno diversa, ma la trovo! Continuiamo a lottare per difendere i più piccoli e i più deboli, in particolare i bambini.
Concludo con le parole di un canto brasiliano:
Dio solo può dare la fede; tu, però, puoi dare la tua testimonianza.
Dio solo può dare la speranza; tu, però, puoi infondere fiducia nei tuoi fratelli.
Dio solo può dare l’amore; tu, però, puoi insegnare all’altro ad amare.
Dio solo può dare la pace; tu, però, puoi seminare l’unione.
Dio solo può dare la forza; tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via; tu, però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce; tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita; tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può far ciò che appare impossibile; tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso; egli, però, preferisce contare su di te!
Marco Marchese
12 gennaio 2007

Il vescovo scrive alla diocesi

Di seguito riportiamo la lettera che il vescovo di Agrigento ha scritto e fatto leggere prima del Natale in tutte le parrocchie della diocesi.

Lettera ai Sacerdoti e ai fedeli dell’Arcidiocesi,
Carissimi fratelli e sorelle nel Signore Gesù,
voglio aprirvi il mio cuore, sollecitato dalla triste vicenda di cui, nostro malgrado, siamo stati protagonisti in una recente trasmissione televisiva.
Per amore della verità, sento il dovere di precisare quanto segue:
I. Il Vangelo del Signore Gesù afferma con chiarezza che lo scandalo dei piccoli è un delitto gravissimo al cospetto di Dio. Fedeli alla Parola del Signore, condanniamo ogni forma di pedofilia e qualsiasi connivenza con essa.
II. È stata attivata la necessaria ricerca della verità dei fatti e prestata ogni collaborazione all’autorità civile, senza trascuratezza ne compromesso ne connivenza.
III. A seguito dell’azione intrapresa contro la diocesi per coinvolgerla nella responsabilità dei fatti, dai quali è estranea, è stato necessario rispondere legalmente con lo scopo esclusivo di tutelarne l’onore e la reputazione.
IV. Al fine di evitare ogni fraintendimento rinunzio ad ogni forma di richiesta di risarcimento, ma ritengo opportuno precisare che non potevo e non posso esercitare il diritto-dovere di difendere la diocesi, da ogni accusa ad essa ingiustamente rivolta.
Il natale ci invita a cercare la via della pace e per questo invito a chiedere al Signore di condurci alla meta della riconciliazione, del perdono e della concordia.
Augurandovi Buon Natale, imploro per tutti la pace del cuore ed ogni benedizione.
Agrigento, 20 dicembre 2006
+ Carmelo Ferraro
Arcivescovo di Agrigento

 

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  • 23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte I
  • 23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte II
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