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23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte I (Barbara Marino, http://www.korazym.org)

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Clicca qui per ingrandire| Un database sui preti pedofili degli USA

Negli Stati Uniti esiste un sito Internet che ha raccolto tutti i dati disponibili sui preti pedofili statunitensi: capi d’accusa, sentenze, rassegna stampa, foto, vittime. Si tratta di un database imponente, con oltre 2.900 nomi divisi consultabili per nomi, diocesi di appartenenza, stati di residenza. Solo poche diocesi sono risultate immune da casi di pedofilia con una media di una cinquantina di preti pedofili per diocesi, con punte di oltre trecento in stati come il Massachussets (dove si trova l’arcidiocesi di Boston).

 


Non pochi casi isolati, dunque, poche mele marce tolte le quali le altre si salvano. Sono dati su cui riflettere e che spingono a chiedere che si faccia altrettanto anche nel nostro paese. Da noi il fenomeno sembra marginale, anche se negli ultimi anni, forse anche sulla scia delle notizie provenienti dagli USA, ci sono sempre più persone che riescono a trovare il coraggio di denunciare ciò che hanno subito. Sono così già diverse decine i casi di pedofilia italiani che si ritiene siano solo la punta dell’iceberg di una realtà ben più complessa su cui sarebbe criminale non indagare.

Arrestato prete calabrese per atti sessuali con una minore di 13 anni

Il caso più recente nel nostro Paese riguarda il caso di un sacerdote anziano arrestato dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Reggio Calabria e sottoposto agli arresti domiciliari, con l’accusa di atti sessuali con una minore di 13 anni e di atti osceni in luogo pubblico. Le indagini, effettuate anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di accertare che il prete aveva un rapporto molto intimo con una parrocchiana. L’attività è stata particolarmente complessa poiché per diversi mesi il sacerdote dalle telefonate non lasciava trasparire le sue reali intenzioni ma una svolta alle indagini è stata data dal trasferimento del prete a un’altra parrocchia, fatto che ha obbligato l’uomo a parlare in modo più esplicito al telefono. Diversi stratagemmi sono stati attuati dalla Polizia Postale di Reggio Calabria, coadiuvata dalla Questura e dalla Polizia Stradale di Reggio Calabria per evitare che tra i due potessero avvenire incontri che avrebbero potuto portare alla consumazione di un vero e proprio rapporto sessuale. "Addolorano e costernano i fatti ascritti al sacerdote accusato di molestie sessuali nei confronti di una bambina tredicenne", ha commentato don Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter, impegnata nella tutela e nella difesa dell’infanzia contro ogni forma di sfruttamento sessuale e pedofilia. "Esprimiamo solidarietà e amicizia alla famiglia e alla bambina che, a quanto sembra, è stata irretita dalla fiducia e dall’amicizia del sacerdote. In attesa del processo - dice don Di Noto - preghiamo anche per il sacerdote che possa, in coscienza, dire la verità e assumersi le responsabilità. Non è ammissibile ed è inaccettabile - sottolinea - che ancora oggi sia possibile che sacerdoti possano avere tali comportamenti. Le famiglie non possono perdere la fiducia nella Chiesa e nei sacerdoti a causa di questi peccati e reati così gravi. La Chiesa è dalla parte dei bambini".

I casi di pedofilia al seminario minore di Agrigento

In questi giorni, i casi di pedofilia che si sono verificati sette anni fa al seminario minore di Agrigento - di cui Korazym.org ha riferito - sono ritornati alla ribalta. Una delle vittime degli abusi sessuali, Marco Marchese, che all’epoca dei fatti aveva 12 anni e ha denunciato l’allora rettore del seminario, poi condannato a due anni e mezzo di reclusione con il patteggiamento, ha contestato l’arcivescovo di Agrigento mons. Carmelo Ferraro per la sua lettera aperta ai fedeli sulla "triste vicenda" finita in televisione nella trasmissione "Mi Manda Raitre".

 


Mons. Carmelo Ferraro.

La storia è conosciuta: l’ex seminarista Marco Marchese ha denuncia gli abusi e la Curia di Agrigento gli chiede 200mila euro di danni. Il giovane ragazzo siciliano appare in diretta TV in "Mi manda Raitre", la storica trasmissione del terzo canale di stato che racconta da anni di raggiri, truffe, imbrogli e storie di ordinaria follia (clicca qui per vedere la registrazione della trasmissione).
 


Marco Marchese a "Mi manda Raitre".

 

Marco aveva espresso al vescovo tutta la sua delusione per il modo indifferente con il quale la sua vicenda era stata trattata, per la responsabilità morale della quale il presule si è macchiato nel non prendere adeguati provvedimenti volti ad allontanare don Bruno da bambini e ragazzi in pericolo. E, di fronte agli anni di abusi subiti, aveva chiesto in solido all’autore dei crimini, al seminario e alla curia di Agrigento un risarcimento in sede civile di 65mila euro. "Nessuna somma di danaro potrà risarcirmi dei pianti e dei dolori subiti, ma questo tipo di segnale nei confronti di chi ha mostrato solo indifferenza, sapendo e tacendo, andava compiuto". La risposta della Curia di Agrigento è stata sorprendente: contro-citazione. La Curia chiede a Marco, ex seminarista vittima di abusi sessuali, 200mila euro per averne leso l’onorabilità, l’immagine, il prestigio. Ai fatti "presuntivamente e asseritamene accaduti nel 1994" la Curia "è totalmente estranea" - dicono i legali - e di fronte a tale affronto non si poteva non rispondere sullo stesso terreno. Secondo la Curia agrigentina, dunque, Marco Marchese - ex seminarista, per anni vittima di abusi sessuali da parte di un diacono poi divenuto sacerdote - deve sborsare 200mila euro per aver infangato l’onore e la reputazione della diocesi. Deve pagare per non aver taciuto e per aver cercato di evitare che quei crimini si ripetessero. Non c’è davvero limite al peggio.
 


Dopo la trasmissione, qualcosa comunque è cambiato e la diocesi ha deciso di ritirare la citazione nei confronti di Marco Marchese. Nonostante tutto, il presidente dell’Associazione Culturale Docenti Cattolici Alberto Giannino ha scritto una lettera in cui chiesto a mons. Carmelo Ferraro scuse in ginocchio ...

L’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus

Marco Marchese attualmente è presidente dell’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus. L’associazione nasce ufficialmente a Palermo nell’aprile del 2004, ad opera di alcuni giovani universitari che da diversi anni militano nell’ambito dell'associazionismo e del volontariato.
 


Mobilitazione" indica il principale scopo dell’Associazione: mobilitare giovani e meno giovani attraverso la sensibilizzazione, la formazione e la partecipazione, per essere protagonisti del cambiamento personale e sociale. "Mobilitazione" è un'azione esterna agli individui che ne converge gli sforzi e l’impegno. Ma allo stesso tempo è anche un’azione intrapersonale che mira a scoprire, sostenere e rinforzare le risorse dei singoli. "Possiamo cambiare la nostra società solo se ognuno di noi prende coscienza della propria responsabilità e del proprio impegno per questo cambiamento, nelle piccole azioni di ogni giorno", sostiene Marco Marchese, l’attuale presidente dell’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus.

 


L’associazione opera principalmente in ambito socio-assistenziale e porta avanti azioni di promozione, prevenzione e contenimento del disagio minorile e giovanile. "Mobilitazione" significa anche lavorare insieme alle altre associazioni per promuovere il cambiamento. L'unione fa la forza. Per questo l’associazione collabora con Prometeo, Osservatorio sui diritti dei minori, Telefono arcobaleno, Aviti e tante altre realtà del privato sociale. Perché insieme si può.

Indice

  • 23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte I
  • 23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte II
  • 23/01/2007 Pedofilia. Che cosa è triste? Parte III

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