Il viaggio si conclude con la Messa in cattedrale.
Nuovo appello per la libertà religiosa: "La Chiesa non vuole imporre
nulla a nessuno, chiede semplicemente di poter vivere liberamente". Il
ringraziamento alla popolazione, poi il ritorno a Roma.
Dai nostri inviati a Istanbul.
ISTANBUL - L’ultimo giorno di una visita difficile e delicata,
risoltasi in un clima di grande amicizia e di sostanziale serenità. Il
papa celebra la messa nella cattedrale cattolica del Santo Spirito, e
ritorna su uno dei punti cruciali sul quale si è intrattenuto in questi
giorni: la libertà religiosa. Nell’omelia della celebrazione
interrituale, svolta con siri, caldei e armeni, alla presenza del
patriarca Bartolomeo I, il papa afferma che “la Chiesa non vuole imporre
nulla a nessuno”, ma “chiede semplicemente di poter vivere liberamente
per rivelare Colui che essa non può nascondere, Cristo Gesù”. “La
missione della Chiesa” – precisa – “non consiste nel difendere poteri,
né ottenere ricchezze; la sua missione è di donare Cristo, di
partecipare la Vita di Cristo”. E’ l’ultimo appuntamento del programma
papale: in aeroporto - prima del decollo per Ciampino - il congedo in
forma privata. Il papa ringrazia le autorità del paese e tutta la
popolazione turca, auspica l'avvicinamento fra l'Europa e la Turchia e a
chi gli chiede se tornerà ad Istanbul risponde: "Sono vecchio: non so
quanto il Signore mi concederà. Sono nelle sue mani, lasciamo tutto a
lui".
LA CRONACA DELLA
GIORNATA
Ore 12,15: il congedo
all’aeroporto e tutti i saluti - Un ringraziamento alla
Turchia, la consapevolezza di un legame di amicizia e dialogo fra la
Turchia e l’Europa, fra i popoli e fra le religioni. Così Benedetto XVI
nella sala vip dell’aeroporto di Istanbul prima della partenza per Roma.
Il papa ha ricevuto il saluto dei rappresentanti della città e del
paese: il Governatore della regione, il comandante militare, il sindaco
di Istanbul. “Ho svolto il mio viaggio in grande serenità: ho sentito ad
ogni passo che le autorità hanno fatto tutto il possibile, e anche la
cittadinanza ha collaborato con le autorità. Spero che questa visita
rimanga come segno di amicizia fra i popoli e fra le religioni, e che il
suo effetto positivo possa andare anche oltre questi giorni”.
Al papa è stato dato il ringraziamento per la sua presenza nel paese,
impegnato nel percorso di adesione all’Unione Europea: “Spero che si
apra la strada alla comunione fra l’Europa e questa città, ponte fra
l'Europa e l'Asia, e spero che le strutture e le civilizzazioni si
avvicinino”. “Porto con me alcuni libri per approfondire la conoscenza
della città e del paese” – ha poi detto il papa che, venuto a sapere
della designazione di Istanbul come capitale europea della cultura per
l’anno 2010 (“Merita realmente”, ha detto), si è lasciato andare ai
ricordi: “Anche la città in cui ho a lungo abitato, Regensburg, provò a
candidarsi al ruolo di capitale europea della cultura, ma non ce lo
diedero…” (e così l’unico riferimento a Regensburg, la città del famoso
discorso all’università che tante polemiche ha creato nei mesi scorsi, è
fra il curioso e lo scherzoso). “Penso che il dialogo sia un obbligo
per la Chiesa cattolica: io sono grato al Signore di darmi l’occasione
di dare un segno e contribuire così alla comprensione fra le culture”.
Un’ultima battuta sulla possibilità, un giorno, di ritornare ad Istanul: “Sono
vecchio, non so quanto il Signore mi concederà: sono nelle sue mani.
Lasciamo tutto al Signore”.
Subito dopo, alle 12,25 (ora italiana) il decollo per Roma. L'arrivo a
Ciampino dopo due ore e mezza di volo. Nel tradizionale telegramma
inviato al presidente turco al momento della partenza, il papa ha
scritto: "Lasciando il territorio turco al termine del mio viaggio nel
paese desidero ringraziare per l'accoglienza che ho ricevuto e per
l'assistenza di cui ho potuto beneficiare. Ricordando le diverse tappe
commuoventi del mio soggiorno rivolgo i miei più fervidi auguri alla
nazione e al popolo turco nel suo insieme, in particolare per i giovani
che sono il futuro del paese". Ai presidenti dei paesi sorvolati durante
il tragitto - la Grecia e l'Albania - il papa ha rivolto un saluto e un
augurio, assicurando la preghiera per le loro popolazioni, mentre al
presidente Napolitano il papa - dopo aver scritto di aver incontrato
"vari esponenti del popolo turco" ed espresso la sua "affettuosa stima a
comunità cristiane cariche di storia e ricche di fervore spirituale" -
ha rivolto un "beneagurante saluto unito ad una speciale preghiera a Dio
per la concordia e per l'autentico bene dei suoi abitanti''.
Ore 11,00: il ringraziamento finale del papa
Al termine della Messa nella Cattedrale, Benedetto XVI ha
pronunciato - prima in italiano e poi in inglese - alcune parole come
ringraziamento finale al termine della sua visita in Turchia (in
aeroporto non sono previsti discorsi ufficiali): "Alla fine vorrei
ringraziare l'intera popolazione di Istanbul e delle altre città della
Turchia per la cordiale accoglienza che mi è stata ovunque riservata. Il
mio ringraziamento è ancor più sentito e profondo, perchè so che la mia
presenza in questi giorni ha creato non pochi disagi allo svolgimento
della vita quotidiana della gente. Grazie di cuore anche per la
comprensione e per la pazienza dimostrata".
Ore 8,30: la Messa alla Cattedrale dello Spirito Santo
– Ancora la libertà religiosa: nel suo ultimo appuntamento in terra
turca, Benedetto XVI ritorno su un tema che ha attraversato in modo
trasversale le quattro giornate di permanenza nel paese di Ataturk.
L’accento di stamane nel corso della messa celebrata all’interno della
Cattedrale dello Spirito Santo di Istanbul: celebrazione dal carattere
interrituale, con la presenza di persone appartenenti a lingue e riti
diversi, accomunate dalla stessa fede. Ci sono gli armeni, i siri e i
caldei, ma anche i rappresentanti delle chiese protestanti e il
Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, accolto personalmente dal papa. “La
Chiesa non vuole imporre nulla a nessuno”, dice Benedetto XVI nel corso
dell’omelia, ma “chiede semplicemente di poter vivere liberamente per
rivelare Colui che essa non può nascondere, Cristo Gesù”.
“La missione della Chiesa” – continua – “non consiste nel difendere
poteri, né ottenere ricchezze; la sua missione è di donare Cristo, di
partecipare la Vita di Cristo, il bene più prezioso dell'uomo che Dio
stesso ci dà nel suo Figlio”. Invita così i cristiani ad essere “sempre
aperti allo Spirito di Cristo”: “Manifestare lo Spirito, vivere secondo
lo Spirito - spiega papa Ratzinger - non significa vivere soltanto per
sé, ma vuol dire imparare a conformarsi costantemente allo stesso Cristo
Gesù, divenendo alla sua sequela servitore dei propri fratelli”. La
celebrazione è poi soprattutto un’occasione di ringraziamento per
l’esperienza vissuta e per i frutti della fede, a cominciare
dall’esempio di “tanti testimoni del Vangelo di Cristo che ci spronano a
lavorare insieme per l’unità di tutti i suoi discepoli, nella verità e
nella carità”. Sull’ecumenismo, il ricordo dell’auspicio di Giovanni
Paolo II a vedere riunite le Chiese nel nuovo millennio: “Questo
auspicio non si è ancora realizzato, - ammette Benedetto XVI - ma il
desiderio del papa è sempre lo stesso e ci spinge, noi tutti discepoli
di Cristo che avanziamo con le nostre lentezze e le nostre povertà sul
cammino che conduce all’unità, ad agire incessantemente “in vista del
bene di tutti”, ponendo la prospettiva ecumenica al primo posto delle
nostre preoccupazioni ecclesiali”.
01/12/2006 Il papa: la Chiesa non impone, ma chiede solo libertà
Il testo integrale.
Mentre il papa parla, la cattedrale è gremita da 1500 persone: calda e
gioiosa era stata la loro accoglienza all’arrivo del pontefice, con le
scene più e più volte viste durante i viaggi papali a concretizzarsi
inaspettatamente anche nel contesto di indifferenza che ha
caratterizzato questa visita: canti, saluti, grida di incoraggiamento,
il classico “Be-ne-de-tto” ritmato, applausi e inni: “La Chiesa che è in
Turchia ti ama”, recita uno striscione realizzato apposta dalle comunità
del Cammino Neocatecumenale in Turchia: i flash entrano in azione
soprattutto nel momento in cui il papa libera in cielo una colomba
bianca, simbolo di pace e di fratellanza.
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