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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    29/11/2006 Turchia, il mosaico delle religioni: i Cattolici (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    L’immagine evangelica del “piccolo gregge” ben si adatta alla realtà dei cattolici in Turchia: una piccolissima comunità di 40mila fedeli di riti diversi, dispersi in un territorio vastissimo. Stamani, il primo incontro con il papa a Efeso.

    L’immagine evangelica del “piccolo gregge” ben si adatta alla realtà dei cattolici in Turchia: una piccolissima comunità di 40mila fedeli di riti diversi, dispersi in un territorio vastissimo. La Chiesa cattolica è composta da tre circoscrizioni ecclesiastiche di rito latino: la diocesi di Smirne con 1350 fedeli, il vicariato apostolico dell’Anatolia con 4550 fedeli e il vicariato apostolico di Istanbul con 15mila fedeli. Presenti anche le comunità di rito orientale legate a Roma: la diocesi di Istanbul degli armeni cattolici con 3670 fedeli e quella di Diarbekir dei caldei con 5.993 fedeli, oltre al vicariato apostolico dei siri cattolici con 2.155 fedeli. Un piccolo gregge, si diceva, guidato da sette vescovi (tre vescovi latini, uno armeno con un coadiutore, un caldeo e uno siro-cattolico). È quanto rimane del cattolicesimo nella terra che diede i natali a San Paolo e dove la fede in Cristo mosse i primi passi, per poi lasciare spazio, sull’onda degli eventi della storia, alla diffusione dell’Islam.

    Oggi, i cattolici condividono con le altre minoranze religiose una discriminazione di fatto, nonostante la costituzione laica sancisca la totale libertà di culto. In particolare, la Chiesa cattolica, continua ad essere non riconosciuta, senza avere nemmeno lo status di “confessione ammessa” che il Trattato di Losanna del 1923 ha conferito agli ortodossi, agli armeni e agli ebrei. Il mancato riconoscimento si estende alla questione dei beni e delle proprietà (la Chiesa come tale non può essere titolare di alcunché), ma anche a tutte le strutture come diocesi e parrocchie e al clero che non viene considerato come tale. In uno scenario simile, è impossibile anche costruire nuove chiese o seminari. Tali problemi in passato hanno suscitato le proteste della Santa Sede che in più occasioni ha chiesto al governo turco il rispetto dei diritti in tema di libertà religiosa.

    Le rivendicazioni devono tuttavia fare i conti anche con un contesto estremamente delicato, come dimostra l’omicidio di don Andrea Santoro, episodio liquidato come l'azione di un adolescente squilibrato, che al contrario è l'espressione di una vera e propria "cristianofobia". I missionari sono fatti oggetto ogni giorno di accuse di proselitismo e di conversioni a pagamento, oltre a diventare veri e propri bersagli. E' significativa la storia di una coppia di sposi (i Matteoli, lui italiano, lei turca)che da settembre presta servizio presso la parrocchia di Samsun. Pochi giorno il suo arrivo, la stampa locale diede l'annuncio (falso) di un accordo della parrocchia con l'Associazione Invalidi di Samsun per mandare dall'estero aiuto ai loro assistiti. Una vera e propria onta, dato che nella cultura del luogo farsi aiutare da persone estranee è una vergogna. Sui giornali è stata così pubblicata la foto della coppia con didascalie eloquenti ("Faranno vergognare, disonoreranno la Turchia" e "Basta con questa nostra vergogna"). Il caso è rientrato con una secca smentita della chiesa cattolica, ma da allora i coniugi Matteoli si muovono sotto scorta.

    Una situazione difficile, insomma, testimoniata a luglio, anche dalla sorella di don Santoro, Maria Maddalena, in un’intervista a Repubblica, in cui spiegava che quanto successo a suo fratello non era stato un “gesto isolato”, perché “la situazione dei cristiani lì è difficile”. Parole ancora più esplicite erano arrivate da mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia. All’agenzia Asianews, il presule aveva denunciato il clima di aggressione e intimidazione verso i cristiani, alimentato ad arte da nazionalisti ed estremisti religiosi per dividere il Paese dall’Europa.

    ''Oggi in Turchia - ha aggiunto di recente in un'intervista al settimanale Grazia - vige la filosofia che un buon turco deve essere un buon musulmano e il buon musulmano spesso è diffidente, se non ostile, al cristiano: mai prima d'ora avevamo assistito a episodi di violenza nei nostri confronti''. Monsignor Padovese ha rivelato anche una notizia mai divulgata: nell'aprile scorso una moto ha cercato di investirlo e per questo motivo vive scortato dalla polizia. ''Non volevano uccidermi - precisa - ma darmi un avvertimento''. Padovese per il Vaticano è un vescovo, per lo Stato turco solo un privato cittadino: ''Non mi hanno neanche rinnovato il permesso di soggiorno''. Per lui la visita del papa è importante come ''un segnale che può rafforzare la nostra identità. E aiutare i cristiani nascosti a manifestarsi apertamente''.

    http://www.korazym.org

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