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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    28/11/2006 La Turchia in Europa, rivoluzione in 48 ore (Stefano Caredda, http://www.korazym.org)

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    Mentre prende corpo l’ipotesi di una sospensione del dossier di adesione turco all’Unione Europea, cambiano i toni finora usati al riguardo dalla Santa Sede. E’ una clamorosa svolta? La voluta vaghezza non aiuta l’interpretazione…

    Da uno dei nostri inviati a Istanbul.

    ISTANBUL - Una rivoluzione, nel breve volgere di due giorni: questione di toni, di opportunità e di prospettive. La Turchia bussa forte alla porta dell’Unione Europea, e mentre i venticinque stati membri si apprestano a sospendere l’intero processo che dovrebbe portare Ankara nella casa comune europea, la Santa Sede apre – e forse spalanca – una porta che finora aveva attentamente evitato di schiudere. Al termine della giornata, gli osservatori internazionali non possono che fare i complimenti al primo ministro Recep Erdogan, capace di segnare un importante punto a favore, peraltro sotto gli occhi del mondo intero, appena un giorno dopo la pesante battuta d’arresto rimediata dal suo paese al summit dei ministri degli esteri in corso in Finlandia.

    A Tampere, infatti, si sono riuniti i responsabili delle diplomazie di 35 paesi dell’area euro-mediterranea: fra gli altri obiettivi, anche quello di trovare un’intesa con la Turchia per quanto concerne la questione cipriota, uno dei punti critici del dossier di adesione di quel paese all’Ue. I negoziati per convincere Ankara ad aprire i suoi porti alle navi cipriote, condotti dalla presidenza di turno finlandese con i ministri degli Esteri dei paesi coinvolti (il turco Abdullah Gul e il cipriota George Lillikas) sono miseramente falliti, tanto da aprire il varco ad una decisione quanto mai dura: la sospensione – almeno parziale – dell’intero processo di adesione della Turchia all’Ue: un provvedimento che potrebbe essere assunto, il prossimo 11 dicembre, nel corso della riunione dei ministri degli esteri dei paesi dell’Unione. Come sottolineano da Ankara, non c’è alcun ultimatum formale da parte dei venticinque, ma certamente la puntigliosità turca sulla questione cipriota non è affatto apprezzata nei corridoi di Bruxelles.

    Ora, mentre l’Europa socchiude la porta ad una Turchia che si trova sotto i riflettori internazionali per la visita di Benedetto XVI, ecco che in soccorso di Ankara arriva chi davvero non ti saresti mai aspettato: l’illustre ospite, contestato ed evitato fino a poche ore prima. C’è chi pensa si sia trattato di un capolavoro diplomatico da parte del primo ministro turco Erdogan, certamente furbo – dopo settimane di tira e molla – a presentarsi a braccia aperte sotto la scaletta dell’aereo papale per incontrare il papa di Roma. Un incontro lungo venti minuti (in luogo del semplice “saluto” annunciato) e una conferenza stampa immediata per annunciare al mondo di aver chiesto l’appoggio del pontefice per l’ingresso della Turchia nell’Ue, per giunta ottenendolo. Poteva sembrare il tentativo – perfino maldestro – di ottenere vantaggi politici da un incontro forse neppure sinceramente voluto, se non fosse per la successiva dichiarazione di padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana. “La Santa Sede” – dice in una dichiarazione ai giornalisti – “non ha il potere né il compito specifico, politico, di intervenire sul punto preciso riguardante l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea: non le compete. Tuttavia vede positivamente e incoraggia il cammino di dialogo e di avvicinamento e inserimento in Europa, sulla base di valori e principi comuni”. In serata, nuovo intervento sul tema: "La Santa Sede non è membro dell’Unione europea, non è una realtà politica che deve dare un giudizio politico: non le compete. Ma appezza e sostiene il cammino di avvicinamento e condivisione di quei valori che rendono la Turchia vicina agli altri popoli europei".

    Il tutto, non è notizia di poco conto. Anzitutto perché fino a due giorni fa dal Vaticano la parola d’ordine al riguardo, espressa più e più volte, era una sola, e cioè “neutralità”; e in secondo luogo perché prima della sua elezione a papa il cardinale Ratzinger, come noto, aveva espresso apertamente e in più occasioni, tutti i suoi dubbi sull’opportunità di un ingresso della Turchia nell’Unione. Anche se, giusto ricordarlo, mai aveva poi ripetuto quelle considerazioni una volta diventato papa. La dichiarazione di padre Lombardi consegnata alla stampa, comunque, per quanto presentata come chiara e univoca, ha il pregio (e il difetto, dipende dai punti di vista) di giocare sulla differenza che passa fra "Unione Europea" e "Europa", prestandosi così a differenti interpretazioni. Se infatti ci si dice “non competenti” per intervenire sul punto preciso riguardante l’ingresso della Turchia nell’Unione Europea, intesa dunque come istituzione politica, si incoraggia invece un non meglio specificato “cammino di dialogo” (e fin qui niente da dire), di “avvicinamento” (e passi anche questo) e di “inserimento in Europa”, ponendo come unica pregiudiziale una “base di valori e principi comuni”. Domanda: cosa significa “inserimento in Europa”? Cosa si deve intendere con il termine “inserimento” e soprattutto in cosa consiste e quali percorsi occorre seguire, nel concreto, per raggiungerlo? 

    Queste risposte, va da sé, noi non ne abbiamo. Più che altro, la risposta a queste domande non può arrivare da noi. Come si suol dire, “non ci compete”.

    http://www.korazym.org

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