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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    27/10/2006 Il Papa in Turchia. Sicurezza sotto Controllo, mentre sul Web parte la Campagna contro la Visita (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    La sicurezza di Benedetto XVI è in pericolo? La situazione è tranquilla e sotto controllo, come appurato nell'ultimo sopralluogo dell'organizzatore dei viaggi papali, Alberto Gasbarri. Diverso il clima di opinione, sui media e sul web.

    Automobili blindate, scorta aerea di F-16, manifestazioni vietate e 7mila agenti ad Ankara e 9mila a Istanbul. Sono i dettagli del piano predisposto dal Direttorato generale di sicurezza di Ankara, per la visita di Benedetto XVI nel Paese. Si tratta del cosiddetto programma di protezione di "Tipo A", lo stesso usato in occasione della visita del presidente americano George Bush. Un impegno considerevole, ma tutto sommato prevedibile per un Viaggio Apostolico. E se certi titoli urlati (l'ultimo esempio è l'articolo di Ignazio Ingrao su Panorama di questo settimana) fanno pensare che la sicurezza del papa in Turchia sia realmente a rischio, la realtà è diversa e non giustifica l'allarmismo delle ultime settimane. Dall'ultimo sopralluogo dell'organizzatore dei viaggi apostolici, Dott. Alberto Gasbarri, infatti, è emersa una situazione tranquilla sotto il profilo della sicurezza, che autorizza il papa e gli osservatori a concentrarsi piuttosto sui tanti risvolti politici e religiosi. 

    A pesare saranno la questione dei diritti delle minoranze religiose, il rapporto con l’Islam (grazie all'incontro con il presidente per gli Affari Religiosi che servirà a chiarire definitivamente le posizioni dopo la lezione di Regensburg), ma anche gli umori profondi di un Paese diviso tra riformismo e nazionalismo. Ne deriveranno approcci e chiavi di lettura differenti, come quella del quotidiano Hurriyet che parla di semplice visita di Stato, facendo riferimento alla formula usata dalla Santa Sede per l’annuncio ufficiale, in cui si evidenzia che il papa andrà in Turchia su invito del presidente della Repubblica. Una formulazione con tutta probabilità concordata, che potrebbe riflettere il tentativo del governo turco di ridimensionare il ruolo del patriarcato ecumenico di Costantinopoli che per primo inoltrò l’invito in Vaticano e che vede nel viaggio del papa non solo una nuova tappa del dialogo ecumenico, ma anche un'occasione per riaffermare i propri diritti (a cominciare dal riconoscimento giuridico del patriarcato e dalla possibilità di riaprire i seminari).

    In un clima simile, non si stemperano le polemiche dei settori più radicali: un mix di nazionalismo politico e religioso che trova spazio nell’opinione pubblica, attraverso attacchi e strumentalizzazioni. Da diversi giorni, i media hanno cominciato a parlare diffusamente della visita, tornando a chiedere scuse ufficiali per le parole sull’Islam pronunciate dal papa a Regensburg. Proteste che assumono anche altre forme: gli striscioni issati (e non ancora rimossi, secondo il quotidiano Sabah) in diversi punti di Istanbul con la scritta “Non vogliamo il papa in Turchia” o la campagna on line contro il viaggio, promossa dal sito Kuvvaimilliye.net. Il dissenso trova spazio in articoli di protesta e viene rilanciato con banner in altri siti e blog. L’invito agli utenti è semplice: basta inviare un’email o una lettera al governo turco e alla nunziatura apostolica ad Ankara, nonché allo stesso pontefice, all’indirizzo e-mail presente sul sito della Santa Sede.



    Petizioni e iniziative di questo tipo fanno rumore e si sono viste anche in altre occasioni, seppur su temi diversi (l'ultima in Spagna con la campagna laicista "Jo no te espere" contro l'Incontro mondiale delle famiglie di luglio 2006 a Valencia, o la campagna della "Zona senza Dio" contro la Giornata Mondiale della Gioventù di agosto 2005 a Colonia). E' bene chiarire che anche in Turchia, i toni sono espressione solo di alcuni ambienti, capaci, tuttavia, di organizzarsi molto bene. “Come per la morte e il funerale di Giovanni Paolo II – sosteneva mons. Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia – i mass media porranno l’accento soprattutto su dettagli e temo che il senso profondo e consistente della sua visita quaggiù non sarà realmente rilevato. Certamente coloro che non cercano il dialogo ma la contrapposizione e la conferma alle proprie idee e calunnie, sapranno trovare un gesto o un’espressione per rinfocolare la propaganda anticristiana che si è fatta sempre più spinta in questi ultimi mesi”.

    La foto: uno degli striscioni issati a Istanbul contro la visita del papa.

    http://www.korazym.org

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