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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    04/10/2006 Un Papa in Turchia: Voglia di Dirottamento (Stefano Caredda, http://www.korazym.org)

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    Conclusione positiva e allarme rientrato a Brindisi: mai nessun pericolo per i passeggeri. Ma al di là di quanto accaduto, è sempre meno sereno il clima che regna a Istanbul e dintorni. Il viaggio del papa si farà, ma diventa sempre più complicato.

    Alla fine, non era un attentato, non era una protesta, non era neppure un gesto dimostrativo. Era l’azione solitaria di un giovane trentenne che, completamente disarmato, è riuscito a dirottare un aereo di linea e a mettere in allerta l’antiterrorismo di tutta l’Europa meridionale. Il giorno dopo, allora, la vicenda del dirottamento avvenuto ieri pomeriggio su Boeing 737-400 della Turkish Airlines in servizio da Tirana a Istanbul rimane una conclusione, amara quanto reale: il viaggio di Benedetto XVI in Turchia sta assumendo settimana dopo settimana tratti da commedia drammatica. E ancora siamo solo all’inizio.

    I fatti sono ormai conosciuti: Il volo decolla da Tirana alle 16.40, con a bordo 107 passeggeri (quasi tutti albanesi, nessun italiano) e sei membri dell'equipaggio. Un giovane riesce ad entrare nella cabina di pilotaggio e impone un cambio di rotta: afferma di avere complici armati a bordo. Il pilota attiva il codice dirottamento e quattro caccia dell’aviazione greca (siamo nello spazio territoriale di Atene) si alzano nel cielo. L’aereo di linea di dirige verso l’Italia: gli viene data autorizzazione di atterrare a Brindisi. Qui iniziano le trattative con il prefetto Mario Tafano: il dialogo non è mai teso, il giovane non è affatto pericoloso, e soprattutto è solo e disarmato. Chiede di incontrare la stampa, non è chiaro se parli direttamente di un messaggio al papa. Poi comunque si arrende, chiede perfino scusa ai passeggeri e domanda asilo politico.

    Il suo nome è Hakan Ekinci, ha 30 anni, è già noto alle forze dell'ordine turche: si professa cristiano e in una lettera scritta nell’agosto scorso e pubblicata su un blog su internet aveva chiesto l’attenzione del papa. Una richiesta di aiuto per evitare il servizio militare nell’esercito (musulmano) del suo paese, più in generale una denuncia della mancata libertà di religione nel paese di Ataturk. Scappa in Albania, ma qui viene catturato e ne viene predisposta l’estradizione. Fino al dirottamento e alla nuova richiesta di asilo politico, questa volta in Italia. Nelle prossime ore il suo interrogatorio: ne sapremo forse qualcosa di più.

    Ma se la storia del giovane Hakan arriva fin qui, ben più lontano ci portano i pensieri del momento. Il collegamento fra il dirottamento di un aereo turco e la visita di Benedetto XVI  a Istanbul non era affatto scontato né diretto, eppure è proprio quanto accaduto. Nonostante mancassero riscontri reali, per ore si è cioè pensato ad una azione dimostrativa contro il previsto viaggio di papa Ratzinger, verosimilmente legata alla polemica scoppiata dopo il celebre discorso all’università di Ratisbona. Una eventualità che è stata presa in seria considerazione anche dal Vaticano, che con il direttore della sala stampa padre Federico Lombardi già nel pomeriggio ha affermato che, pur in attesa di maggiori elementi per valutare la vicenda, il viaggio del papa in Turchia in ogni caso non avrebbe subito “modifiche o rinvii”, anche perché “i preparativi proseguono regolarmente senza nessuna battuta d’arresto”. E’ confermato inoltre che proprio in questi giorni l’organizzatore dei viaggi papali, l’ingegner Alberto Gasbarri, si trova in Turchia, esattamente ad Efeso, per decidere e verificare nei dettagli gli aspetti organizzativi.

    Dichiarazioni e ricognizioni a parte, il clima in Turchia non migliora affatto: proprio ieri mons. Luigi Padovese, vicario apostolico in Anatolia, ha avuto modo di confermare quanto riferito anche da alcune fonti di stampa: un messaggio minaccioso firmato da Al Qaeda è stato pubblicato ieri sulle pagine di tutti i quotidiani del paese. In esso, naturalmente, poco di buono: la minaccia di morte per tutti i musulmani turchi che oseranno avvicinarsi a Benedetto XVI o anche solo parteciperanno ai suoi incontri. Il tentativo insomma di rendere ancor più ostile l’ambiente, già piuttosto avvelenato dalle crisi diplomatiche delle ultime settimane, dalle minacce contro chiese e sacerdoti cattolici, dalle violenze contro i cosiddetti “traditori dell’Islam” e perfino dalle pagine del romanzo che racconta dell’uccisione del papa proprio nel corso del prossimo viaggio ad Istanbul. I nazionalisti islamici turchi, e non solo loro, sono mobilitati per impedire questa visita, o quanto meno per renderla complicata. A giudicare da quanto accade, forse ci stanno riuscendo.

    http://www.korazym.org

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