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  • 24/03/2005 Via Crucis 2005 al Colosseo. Meditazioni e preghiere II (Jan van Elzen, http://www.korazym.org)

    04/10/2006 ''Chi ucciderà il Papa a Istanbul?''Un Libro Inquietante, ma la Sicurezza è sotto Controllo (Matteo Spicuglia, 29/08/2006, http://www.korazym.org)

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    Ne aveva parlato qualche giorno fa, il vicario apostolico di Istanbul, mons. Louis Pelâtre. In un'intervista all'agenzia francese I.Media aveva ammesso la sua amarezza sul mancato rispetto della libertà religiosa nel Paese, indicando come esempio una novità editoriale piuttosto "scottante". "Questa settimana - aveva spiegato il presule - è in uscita un romanzo che racconta dell'assassinio di Benedetto XVI durante la sua visita a Istanbul. Tutto questo è triste". Notizia curiosa a prima vista, che tuttavia, rende bene le contraddizioni di alcuni settori della società turca: quel fronte antioccidentale che negli ultimi mesi ha fatto della propaganda anticristiana un vero e proprio must.

    Il libro si intitola Papa’ya suikast (Attentato al papa), con sottotitolo Chi ucciderà Benedetto XVI a Istanbul?, ed è stato scritto da Yücel Kaya, un autore di gialli alle prime armi, che sta comunque ottenendo un discreto successo, scalando la classifica dei titoli più venduti su internet. Un formato di 13 per 19 cm per 336 pagine, in cui viene raccontata una storia di intrighi e complicità, con tanto di Opus Dei, P2 e servizi segreti. La trama ruota intorno alle vicende del giornalista Oriano Ciroella, membro dell'Opus Dei, che diventa l'esecutore materiale dell'assassinio del papa durante la sua visita a Istanbul. Mandante del delitto, un cardinale piduista ed esponente dell'Opera, che vuole togliere di mezzo Benedetto XVI per prendere il suo posto. In uno scenario simile, entra in gioco anche il Mit, il servizio segreto turco, espressione della destra nazionalista e islamica, contrario alle ipotesi di unione delle chiese cattolica e ortodossa all'interno del Paese.

    Fin qui il soggetto dell'opera che in una situazione normale potrebbe essere liquidata senza problemi come una delle tante spy story alla Codice da Vinci, così di moda in questi anni. Ad inquietare sono però i riferimenti reali e circostanziati (ruolo dei nazionalisti compreso), in un contesto antireligioso che ha già lasciato sul campo fugure come don Andrea Santoro, il missionario romano ucciso a febbraio a Trebisonda e padre Pierre Brunissen, sopravvissuto ad un accoltellamento a Samsun.

    Episodi liquidati tutti come gesti di fanatici, quando al contrario il clima di intimidazione è un fatto reale. Interpellati sull'argomento, figure autorevoli come il vicario apostolico dell'Anatolia, mons. Luigi Padovese, e il nunzio, mons. Antonio Lucibello, hanno voluto gettare acqua sul fuoco, chiarendo che la sicurezza del papa è sotto controllo e che "in Turchia c'è un clima assolutamente normale". Eppure, nei mesi scorsi, i toni usati erano diversi. 

    "La Turchia – aveva detto mons. Luigi Padovese a Giuseppe Caffulli del Messaggero di Sant'Antonio – è uno Stato che si professa laico, ma che negli scorsi decenni ha visto crescere sempre più, per necessità di carattere politico, un fronte islamico vivace. Questo ha determinato la realtà di uno Stato laico e, nel contempo, confessionale. Non sulla carta, ma nei fatti. Uno Stato confessionale di colorazione sunnita, come la maggior parte della popolazione musulmana turca. Evidentemente a discapito delle minoranze non solo cristiane, ma anche musulmane: penso agli aleviti (un ramo degli alatiti sciiti, che costituiscono il 20 per cento della popolazione, considerati dalla maggioranza sunnita una forma eretica di islam - ndr) che patiscono questa situazione di discriminazione. Credo che per quanto riguarda le libertà religiose in Turchia ci sia ancora molto cammino da percorrere. Uno dei primi passi da compiere è il riconoscimento dello status giuridico delle varie confessioni religiose. Noi, ad esempio, come Chiesa cattolica, in Turchia non esistiamo. Le autorità sanno che il mio ruolo è quello di capo della comunità cattolica, ma, di fatto, vengo considerato un privato cittadino. Sono fortemente convinto che il riconoscimento della libertà religiosa e dello status giuridico delle varie confessioni non interferisca con il principio della laicità dello Stato".

    Ne è una prova la testimonianza di un sacerdote, inviata a marzo sotto anonimato ad Asianews: "Alcuni giornali nazionali continuano a parlare dei missionari e del loro proselitismo, della distribuzioni di soldi e tante altre illazioni senza mai specificare l’identità degli interessati. Si continua così ad insinuare nella testa della gente che qui la Chiesa sta "convertendo" i turchi e crea un pericolo! La Turchia ha oltre 70 milioni di abitanti e tra questi solo un 150.000 sono cristiani: mi chiedo come un Paese, laico e democratico, possa avere paura di qualche conversione mentre viene quanto mai reclamizzato da diversi giornali il passaggio di cristiani all’islam – specialmente per motivi di matrimoni di stranieri con locali – che non sono pochi".

    E ancora, un'altro spaccato di vita, descritto sempre da Asianews: "L’estate scorsa sono stato a Rize, cittadina non distante da Trabzon per preparare un articolo sul mar Nero, attirato da un titolo di un giornale locale: 'Sulla via del mare è stato avvistato un sacerdote'. Notizia riportata con sgomento come se avessero visto un UFO nei cieli del Mar Nero'. Can Dundar – giornalista del Milliyet - così inizia il suo pezzo del 6 febbraio su questo quotidiano nazionale turco, di destra. E prosegue: "le persone con le quali ho poi parlato mi hanno fatto vedere il luogo dove è stato avvistato il sacerdote dicendo: 'scappato verso la montagna, i giovani gli sono corsi dietro per prenderlo'. Da parte sua il capo religioso di Rize non ha esitato a dichiarare 'sono in aumento i religiosi cristiani che vengono a visitare la nostra città, hanno un intento diverso, contro di loro dobbiamo mantenere la nostra unità nazionale'. E il capo del partito rappresentante i Lupi Grigi (MHP) ha commentato: 'I sacerdoti che vengono nella nostra regione vogliono rifondare lo Stato cristiano greco-ortodosso che c’era prima, tra i sacerdoti ci sono delle spie che lavorano per i paesi occidentali, stanno rovinando la nostra pace, l’uomo del Mar Nero è un conservatore'. Non erano forse queste dichiarazioni - continua il giornalista di Milliyet - segnali del pericolo che si stava avvicinando? E alla fine l’uccisione del sacerdote". Can Dundar così conclude: "Se la Turchia laica chiede al mondo il rispetto di tutte le religioni, è lei per prima che deve proteggere gli appartenenti a tutte le religioni che si trovano nel suo territorio".

    La copertina e il retro di "Attentato al papa".

    Attentato al papa. Chi ucciderà Benedetto XVI ad Istanbul? sarà letto in un ambiente simile. "Dobbiamo collocare questo episodio per quello che rappresenta: si tratta di finzione letteraria e come tale dobbiamo prenderla", rassicura a Il Giornale il nunzio apostolico in Turchia mons. Antonio Lucibello. Ma sul viaggio del papa scende comunque un'ombra. Se la sicurezza sarà senza dubbio garantita (mons. Padovese ha chiarito che "attentati o aggressioni nei confronti del papa sono assolutamente da escludere'') , è la dimensione culturale di un incontro la prima vittima. Verrebbe da dire tra il serio e il faceto: speriamo sia l'unica

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