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  • 26/09/2006 L’Islam che dialoga e l’Islam che (ancora) insiste (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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    Dopo l’incontro del papa con i rappresentanti musulmani reazioni improntate al rispetto reciproco e alla necessità del dialogo. Ma c’è ancora chi non molla, e continua a chiedere le scuse del pontefice. Uno sguardo d’insieme alle reazioni islamiche.

    Sorrisi e strette di mano, ma ancora c’è chi non si accontenta. Il giorno dopo il nuovo capitolo del dialogo fra cristianesimo e Islam, con l’incontro del papa con ventidue ambasciatori di paesi a maggioranza islamica e sedici rappresentanti musulmani in Italia, c’è ancora chi chiede a Benedetto XVI di formulare “scuse chiare” per la ormai celeberrima citazione medioevale pronunciata nel suo discorso di Regensburg, due settimane fa. E ad insistere sono ad Egitto proprio i rappresentanti di uno fra i centri più influenti del mondo sunnita, l’Università di Al Azhar: quando a parlare sono il rettore e l’imam di Al Azhar è l’intero mondo musulmano che ascolta attentamente. Più volte protagonisti del dialogo interreligioso (il rettore è stato presente anche al recente incontro interreligioso promosso ad Assisi dalla Comunità di Sant’Egidio), la posizione sulla polemica del momento non accenna a cambiare e il portavoce Osama Hassan conferma in un colloquio con l’agenzia Ansa che “tutto quello che (il papa, ndr) ha detto non sono le scuse chiare che al Azhar ha chiesto, ma solo un modo di aggirare le dichiarazioni precedenti per placare la rabbia”. Una istituzione, Al Azhar, strettamente legata ai Fratelli musulmani, che infatti con un loro esponente,  Mohamed Habib, insistono nell’affermare che “il papa deve avere il coraggio e l’audacia di riconoscere il suo errore sull’Islam e su Maometto”. Il bastone e la carota, con il Grande Imam della Moschea di Al Azhar, lo sceicco Mohamed Sayed Tantawi, ad assicurare che il dialogo con il Vaticano – bontà sua - comunque continuerà, nonostante la grande “ignoranza sull’islam” dimostrata da Benedetto XVI.

    Reazioni queste che certamente nel mare magnum del clima cordiale seguito all’incontro di Castelgandolfo devono essere relativizzate, ma che nondimeno sono lo specchio di una difficoltà perenne, quella di individuare interlocutori coerenti. Il “doppio gioco” attuato da numerosi esponenti musulmani, prodighi di parole accomodanti negli incontri interreligiosi e internazionali ma assai poco univoci nel prendere le distanze da atteggiamenti di violenza ideologica e fisica, rimane qualcosa di cui tener conto. Ad iniziare dalle voci circolate proprio ieri mattina riguarda ad una possibile visita del papa all’università di Al-Azhar: niente di più che “fanta-religione”, allo stato attuale, dal momento che la proposta partita da mons. Hanna Golta (vescovo copto ausiliare della diocesi di Alessandria) durante un incontro con il ministro degli affari religiosi egiziano e con il nunzio mons. Michael Fitzgerald (fino a poco tempo fa presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso) non ha suscitato il benché minimo entusiasmo.

    E come se non bastasse, ancora diffidente la reazione dei grandi network televisivi del mondo islamico, prontissime a ricordare anche stavolta l’insussistenza delle scuse fornite dal Vaticano. “Il papa evita le scuse e invita a un dialogo vero e franco”, titola Al Jazeera, che ha trasmesso in diretta le immagini dell'udienza di Castel Gandolfo. “Il papa non ha presentato le sue scuse ed esprime il suo rispetto per la religione islamica”, le fa eco immediato Al Arabiya, che rileva: “Il pontefice ha chiesto ai rappresentanti islamici di ripudiare la violenza e li ha invitati al dialogo”.

    Ad ogni modo, l’incontro con i diplomatici musulmani si è rivelato un momento positivo, ampiamente ripreso dai media internazionali e da quelli del mondo islamico in particolare. Anche l’Osservatore Romano, come già accaduto nei giorni scorso, ha pubblicato il testo del discorso del papa in lingua araba, in modo da evidenziare i legami di amicizia e di solidarietà fra Santa Sede e comunità musulmane nel mondo. Ad essere rappresentati sono stati a Castelgandolfo Kuwait, Giordania, Pakistan, Qatar, Costa d'Avorio, Indonesia, Turchia, Bosnia Erzegovina, Libano, Yemen, Egitto, Iraq, Senegal, Algeria, Marocco, Albania, Siria, Tunisia, Libia, Iran e Azerbaigian, oltre alla Lega degli Stati Arabi. Assente invece il Sudan, che non ha accolto l’invito vaticano. La consulta islamica italiana si è presentata quasi al completo, presenti anche il Centro islamico culturale d'Italia e l'Ufficio della Lega musulmana mondiale.

    Uno sguardo proprio alle dichiarazioni dei musulmani italiani: “Invitiamo il mondo islamico ad accogliere le parole di grande stima e riconoscimento pronunciate dal pontefice per continuare sul percorso del dialogo”, affermano due membri della Consulta per l' Islam italiano, Khalid Chaouki e Mohamed Saady, copresidente dell' Anlof- Cisl (Associazione nazionale oltre le frontiere). E di “inizio di una nuova tappa” parla Abdellah Redouane, segretario generale del Centro culturale islamico di Roma: “L’incontro è andato benissimo: abbiamo superato le tensioni degli ultimi giorni ed ora dobbiamo intensificare le iniziative, sia da parte musulmana che cristiana, per favorire il dialogo tra le due grandi religioni”. Interessanti anche le parole della Ucoii, la Unione delle comunita' islamiche in Italia: una lettera consegnata al papa e firmata dal presidente Mohamed Nour Dachan, presente all'incontro, rilancia l'appello a Benedetto XVI affinché voglia ''patrocinare la V Giornata del Dialogo Cristiano-Islamico che ormai dal 2002 si celebra in occasione dell'ultimo venerdì di ramadan, quest'anno il 20 ottobre”. L’associazione fortemente criticata non più tardi di un mese fa per l’equiparazione dei raid israeliani in Libano alle stragi attuate dai nazisti rivendica di aver tenuta una condotta “di estrema cautela” nella vicenda Ratisbona, dando un colpo al cerchio e uno alla botte: da un lato parla di una “fraterna critica” rivolta al papa per quella citazione inopportuna, dall’altro ricorda la “scarsa consistenza islamica” di alcuni dei soggetti che quell’incidente diplomatico hanno contribuito ad alimentare: “un dirigente, erroneamente presentato come gran Mufti della Turchia, di Dyanet, l'agenzia di stato turca per gli affari religiosi, un organismo fortemente delegittimato” e poi ancora “il parlamento pakistano in crisi per la vicenda afgana” e perfino “Al Fatah”. Per il rappresentante in Italia della Lega musulmana mondiale, l' ambasciatore Mario Scialoja, l' incontro di oggi segna la “ripresa di un cammino che era stato interrotto a seguito dell' incidente di Ratisbona, tra l' altro ingigantito da una parte del mondo islamico al di là di ogni ragionevole misura”.

    Pensa al futuro invece Souad Sbai, giornalista marocchina membro della Consulta islamica: “Avere distorto il significato del discorso pronunciato a Ratisbona è stato un pretesto per dare sfogo agli estremisti che rifiutano il dialogo con il Vaticano e con il mondo occidentale: ora tutti i componenti della Consulta sono chiamati a votare la Carta dei Valori e dei Principi proposta dal ministro degli Interni Amato. Chi si rifiuterà di siglarla” – avverte – “deve essere espulso dalla Consulta, altrimenti non si potrà portare avanti alcun progetto comune”. E così la religione si lega alla politica interna: appuntamento il 3 ottobre al Viminale.

  • 17/09/2006 Archivio Notizie Papa ed Islam
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