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  • 18/09/2006 Ratzinger ha chiesto Scusa (Giovanna Pavani, http://www.altrenotizie.org)

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    Inutile chiedersi adesso se quella frase di Benedetto XVII è stata accidentale o deliberata. Il papa, durante l'Angelus di domenica, è tornato a sottolineare la sincerità del proprio mea culpa. "Sono vivamente rammaricato - ha detto davanti alla folla di Castel Gandolfo, ma il messaggio è andato in diretta anche su Al Jazeera _ per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso nell'Università di Regensburg, ritenuto offensivo per la sensibilità dei credenti musulmani, mentre si trattava di una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale". Sembra, almeno dalle prime reazioni, che questa pubblica ammenda sia servita parzialmente a disinnescare l'allarme che il Viminale aveva subito alzato, con una circolare, circa la possibile reazione terroristica contro obiettivi sensibili in Italia. Una suora italiana è stata uccisa a Mogadiscio e fonti con stretti rapporti in ambienti fondamentalisti hanno spiegato all'agenzia Reuters che " c'è una possibilità molto alta che la persona che l'ha uccisa fosse in collera per i recenti commenti del papa contro l'Islam".

    L'errore del papa si è dunque immediatamente ripercosso sul campo, grazie anche all'enfasi strumentale con cui il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha voluto calcare la mano sull'evidente scivolata vaticana. "Gli insulti all'Islam e ai Musulmani un segno della debolezza dei nemici; l'Islam é la religione perfetta, la più bella, la migliore per l'umanità e l'unica via per la salvezza. Se gli Stati musulmani rimangono fianco a fianco e si uniscono sulla base dei loro valori comuni niente può più essere una minaccia per loro''.

    C'è comunque un dato su cui riflettere. Il papa bavarese, conscio del pericolo derivante dall'interpretazione di una frase disgraziata (pronunciata nel 1391 da Manuele II Paleologo, ricordato dagli storici più puntigliosi come uno dei sovrani bizantini meno intelligenti) non ha esitato a ritrattare, a dire pubblicamente di aver sbagliato. Il fatto è eccezionale, per l'uomo Ratzinger e per la dottrina: pur di non mettere in pericolo nessuno nel mondo, il Pontefice ha preferito archiviare il dogma, sancendo in modo incontrovertibile che il Papa sbaglia, eccome se sbaglia. Che quindi non è affatto vero sia infallibile. Ai non credenti questo aspetto del problema sembrerà secondario, una disfatta teologica che comunque impallidisce di fronte al disastro diplomatico e politico derivato dalle sue parole; siamo, infatti, davanti alla più grave crisi che la Chiesa cattolica si è trovata ad affrontare nell'ultimo mezzo secolo. Tuttavia, il mea culpa del fine teologo Ratzinger, che ha fatto della difesa dell'ortodossia e dei principi più rigidi del cattolicesimo il motivo fondante del suo mandato, è apparsa come un atto di coraggio. Per i fondamentalisti cattolici questa abiura suonerà come una sconfitta, ma preferiremmo non dover tenere conto di chi si sente parte di una fazione in guerra, dell'una e dell'altra parte. Così come appare delirante il presidente iraniano quando urla che la sua religione è meglio di tutte le altre, tanto risulta indigeribile la difesa d'ufficio dell'ex presidente del Senato Pera, secondo il quale chi sbaglia sono sempre gli altri. E il Papa, comunque, mai, anche se è lui stesso che chiede scusa.

    Ma sono queste ultime, ottuse, posizioni quelle con cui si devono fare i conti, non certo quelle più illuminate che avrebbero comunque guardato oltre l'episodio proseguendo, con convinzione e pervicacia, nella sottile tessitura del dialogo e nella ricerca del rispetto e della tolleranza tra diversi. La realtà con cui ci troviamo a confrontarci è quella dello scontro di civiltà, alimentato da chi nasconde dietro i toni da crociata contro l'Islam un'insaziabile sete del petrolio altrui e di difesa della propria cultura ultraliberista, non certo il primato del proprio dio di riferimento. Il mondo musulmano non ha torto nel sentirsi sotto assedio e non certo da ieri. Oggi ha due paesi, l'Iraq e l'Afghanistan, occupati da truppe occidentali che schierano truppe anche nel Golfo Persico. E se si torna solo un po' indietro con la memoria, nella storia è sempre stata la chiesa cattolica ad appoggiare, salvo rare eccezioni, quelle che qualche nostalgico definirebbe ancora "guerre imperialiste".

    Se proprio si vuol parlare di intolleranza, di fondamentalismo, allora non si può non ricordare che è stata sempre Santa Romana Chiesa a dichiarare guerra all'Islam in Spagna e in Sicilia. E che della furia contro gli "eretici" hanno fatto le spese migliaia di persone bruciate nei villaggi catari nel sud della Francia. E che, forse, l'apogeo di tutto è arrivato durante la seconda guerra mondiale, quando la Chiesa collaborò con il fascismo e tacque colpevolmente sullo sterminio degli ebrei o le stragi nel fronte occidentale. La violenza reazionaria che oggi dimostra l'Islam non è dunque una prerogativa di una sola religione, come d'altra parte dimostrerebbe anche la persistente occupazione della Palestina o l'invasione del Libano da parte di Israele.

    Che i cristiani, in buona sostanza, accusino oggi i musulmani di fondamentalismo o di ragionare solo con la spada, suona un po' come il bue che addita le corna dell'asino. Resta il fatto che i nervi di entrambi gli attori in causa, dell'Islam e dell'occidente, sembrano essere, oggi più che mai, scoperti.

    Il Papa deve aver colto che la situazione ha raggiunto un punto di non ritorno e che la rottura è ad un passo. E nonostante l'asservimento e la devozione che dimostra nel sostenere la guerra dell'altro papa, quello che vive alla Casa bianca, oggi con le sue scuse planetarie sembra aver avuto un improvviso sussulto di responsabilità, voluto o obbligato che sia stato. Il Papa bavarese ha sbagliato, certo. Ma il suo successivo atto di profonda umiltà ha fatto segnare un passo avanti verso la ricerca del dialogo e dell'uscita dal tunnel dello scontro di civiltà. E nel contempo ha suonato anche come uno stop alle mire di chi, utilizzando lo scontro di civiltà a corredo del suo integralismo cattolico fondamentalista, della sua islamofobia elevata a pensiero politico, sta cercando ogni pretesto per mettere le mani sull'Iran e sul suo greggio. Il mea culpa vaticano, insomma, prima di dar fastidio all'ortodossia cattolica, ha certamente infastidito Bush: difficile vestire ancora i panni di gendarme dell'occidente in nome di dio, quando il suo rappresentante a San Pietro ti lascia per strada. Semplicemente chiedendo scusa.

  • 17/09/2006 Archivio Notizie Papa ed Islam
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