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  • 26/02/2009 I prezzi della pasta erano gonfiati: l'Antitrust multa quasi tutti i produttori (http://www.aduc.it)

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    L’Autorita' Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 25 febbraio 2009, ha deliberato che le societa' Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestle', Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme all’Unipi, Unione Industriali Pastai Italiani, hanno posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo, sanzionata con multe per complessivi 12.495.333 euro. Sono invece risultate estranee all’intesa, a diverso titolo, le società Gazzola, Mantovanelle e Felicetti, nei confronti delle quali era stata ugualmente avviata l’istruttoria.

    I produttori sanzionati sono rappresentativi della stragrande maggioranza del mercato nazionale della pasta (circa il 90%) e Unipi è l’associazione di categoria più rappresentativa del settore.
    In particolare l’intesa realizzata da Unipi e dai 26 produttori e' durata dall’ottobre 2006 almeno fino al primo marzo 2008.

    Dal maggio 2006 al maggio 2008 il prezzo di vendita della pasta al canale distributivo ha registrato un incremento medio pari al 51,8%, in buona parte trasferito al consumatore, visto che il prezzo finale e' cresciuto nello stesso periodo del 36 per cento.

    http://www.aduc.it

    26/02/2009 Antitrust, stangata sui pastai: multe per 12 mln di euro (BS, http://www.helpconsumatori.it)

    L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha sanzionato 26 aziende produttrici di pasta e due associazioni di categoria per intese restrittive della concorrenza: hanno fatto cartello per aumentare il prezzo.

    La pasta è rincarata e le aziende hanno fatto cartello concordando il prezzo di vendita. Da qui la stangata dell'Antitrust che ha sanzionato 26 aziende produttrici di pasta e due associazioni di categoria per intese restrittive della concorrenza, con sanzioni complessive per oltre 12 milioni di euro. Le multe sono state decise tenendo conto dell'eccezionale incremento del costo della materia prima e delle difficoltà del settore e valutando il ruolo specifico svolto dalle singole aziende alle quali è stata contestata la comune strategia di aumenti dei prezzi messa in atto. Insomma: comportamento anticoncorrenziale.

    L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione che si è svolta ieri, ha dunque deliberato che "le società Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, Garofalo, Nestlé, Rummo, Zara, Berruto, Delverde, Granoro, Riscossa, Tandoi, Cellino, Chirico, De Matteis, Di Martino, Fabianelli, Ferrara, Liguori, Mennucci, Russo, La Molisana, Tamma, Valdigrano, insieme all'Unipi, Unione Industriali Pastai Italiani, hanno posto in essere un'intesa restrittiva della concorrenza finalizzata a concertare gli aumenti del prezzo di vendita della pasta secca di semola da praticare al settore distributivo, sanzionata con multe per complessivi 12.495.333 euro". Sono invece risultate estranee all'intesa, a diverso titolo, le società Gazzola, Mantovanelle e Felicetti. L'Autorità ha sanzionato anche l'intesa realizzata da Unionalimentari, Unione Nazionale della Piccola e Media Industria Alimentare.

    I produttori sanzionati, spiega l'Antitrust, "sono rappresentativi della stragrande maggioranza del mercato nazionale della pasta (circa il 90%)". Le intese fatte hanno interessato l'intero mercato della produzione di pasta, ha detto l'Antitrust, e hanno avuto "effetti evidenti sul mercato in termini di aumento medio dei prezzi di cessione alla grande distribuzione organizzata e, conseguentemente, del prezzo finale praticato dai distributori ai consumatori".

    L'intesa realizzata da Unipi e dai 26 produttori è durata dall'ottobre 2006 almeno fino al primo marzo 2008. Dal maggio 2006 al maggio 2008 il prezzo di vendita della pasta al canale distributivo ha registrato un incremento medio pari al 51,8%, in buona parte trasferito al consumatore, visto che il prezzo finale è cresciuto nello stesso periodo del 36%. Nell'ambito dell'intesa sono state fatte riunioni presso l'Unipi che ha comunicato al settore pastaio gli aumenti prestabiliti. Poi, aggiunge l'Antitrust, una volta raggiunta l'intesa sull'aumento da praticare al settore distributivo, ogni impresa ha condotto la propria politica di prezzo. Quello che è stata contestata non è dunque la necessità di autonomi aumenti di prezzo davanti ai rincari delle materie prime ma il fatto che la decisione sia stata congiunta e gli aumenti decisi in modo anticoncorrenziale.

    "I copiosi documenti rinvenuti nel corso dell'istruttoria - afferma l'Antitrust - dimostrano inequivocabilmente che le imprese hanno concertato una comune strategia di aumenti dei prezzi". Prosegue l'Autorità: "L'istruttoria ha dimostrato che alcune società (Amato, Barilla, Divella, Garofalo, Rummo e Zara) hanno inoltre svolto un particolare ruolo di coordinamento dell'organizzazione dell'intesa, operando anche in stretta connessione con Unipi, con riunioni ristrette finalizzate a monitorare l'andamento dei listini e la 'tenuta' dell'intesa". Fra le sanzioni irrogate, spiccano quasi sei milioni di euro (5.729.630 euro) per Barilla, quasi 1 milione 400 mila euro per De Cecco, 1 milione 260 mila per Divella, 748 mila euro per Colussi, 476 mila per Rummo, 474 mila per Garofalo.

    http://www.helpconsumatori.it

    26/02/2009 EDITORIALE. Pasta salata, di A. Longo (GA, http://www.helpconsumatori.it)

    Aveva ragione Antonio Lirosi, ex Mister Prezzi, che per primo aveva sollevato il problema del costo della pasta. Adesso l'Antitrust ha comminato multe per 12,5 milioni al 'cartello' costituito da Amato, Barilla, Colussi, De Cecco, Divella, etc. Naturalmente i pastai si stracciano le vesti e spergiurano che non è vero, che chiariranno, che le sanzioni sono ingiuste e, ovviamente, le contesteranno davanti al Tar.

    Non se ne può più di queste geremiadi di aziende che prima tartassano i consumatori aumentando i prezzi con le motivazioni delle lievitazioni (mai parola fu più azzeccata!) dei costi internazionali, poi reagiscono infastidite alle denunce delle associazioni (e in questo caso anche di Mr. Prezzi) e infine si arrampicano sugli specchi di fronte alle contestazioni dell'Autorità Antitrust che li ha colti con le mani nel sacco.

    Già, perché gli 007 di Catricalà hanno rinvenuto "copiosi documenti che dimostrano inequivocabilmente che le imprese hanno concertato una comune strategia di aumenti dei prezzi.

    E nel confronto di mercato tra aziende maggiori e quelle di piccole dimensioni, queste ultime hanno potuto aumentare i prezzi mentre le imprese maggiori non si sono trovate da sole ad aumentarli.

    A questo punto la grande distribuzione ha dovuto accettare i nuovi listini.

    Tra queste grandi aziende della pasta ce ne sono alcune che poi parlano tanto di "responsabilità sociale" di impresa, finanziano benemerite iniziative umanitarie e si impegnano in convegni di studio sulle nuove tendenze consumer.

    Ci basterebbe che contenessero di più i prezzi, evitando di speculare massimizzando i profitti con la scusa degli aumenti delle materie prime. La pasta salata fa schifo.

    http://www.helpconsumatori.it

    26/02/2009PREZZI. Antitrust multa pastai, tutte le reazioni (http://www.helpconsumatori.it)

    La multa dell'Antitrust alle aziende produttrici di pasta raccoglie subito le reazioni dei Consumatori, che apprezzano la decisione, denunciano i rincari sostenuti dalle famiglie italiane nel corso dell'anno e chiedono una riduzione del prezzo della pasta. Gli agricoltori dal loro canto denunciano l'ampliamento della forchetta di prezzo fra grano duro alla produzione e prezzo finale al consumatore.

    "L'intervento dell'Authority - ha commentato Massimiliano Dona, Segretario generale dell'Unione Nazionale Consumatori - è un importante segnale a conferma del grado di trasparenza del nostro mercato. E' infatti inammissibile che a fronte di una sostanziale riduzione dei costi delle materie prime, il prezzo della pasta continui ad aumentare. Solo assicurando una libera concorrenza sul mercato e combattendo i comportamenti speculativi di chi opera rincari ingiustificati si potrà garantire al consumatore un reale contenimento dei costi".

    Federconsumatori ricorda gli aumenti segnalati anche dal proprio Osservatorio nazionale - fino al 35% fra il 2007 e il 2008 - e stima una spesa aggiuntiva di 146 euro l'anno per una famiglia che consumi in media un kg di pasta al giorno. Tutto questo mentre da gennaio 2008 il prezzo del grano è calato del 60%, passando da 0,48 euro a 0,19 euro al kg."Alla luce di quanto accaduto, chiediamo un risarcimento dei danni subiti dalle famiglie italiane e una riduzione immediata, di almeno la metà, del prezzo della pasta - dichiarano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef - Inoltre, riguardo alle affermazioni di chi dovrebbe vigilare sui prezzi, che dichiara addirittura un contenimento del prezzo della pasta, ci auguriamo di aver letto male, perché non risulta né a noi, né tantomeno alle famiglie che continuano a pagare caro questo prodotto fondamentale!".

    "Nel 2008 abbiamo più volte denunciato all'Autorità come i prezzi al dettaglio della pasta crescessero senza alcuna ragione, mentre il costo del grano diminuiva sensibilmente - ha detto il presidente Codacons Carlo Rienzi - Una speculazione ora confermata dall'Antitrust, che ha determinato un danno non indifferente per le famiglie italiane, ognuna delle quali nel 2008 ha speso 140 euro in più solo per gli aumenti ingiustificati su pane e pasta". Per Rienzi si tratta di "soldi che devono essere restituiti ai consumatori".

    Cittadinanzattiva chiede che i soldi "siano restituiti ai cittadini attraverso campagne di informazione e attività di monitoraggio civico sui prezzi e sulla sicurezza alimentare": è quando ha detto Tonino D'Angelo, coordinatore dei Procuratori dei cittadini di Cittadinanzattiva. "L'intera somma della multa sia utilizzata per finanziare un Fondo ad hoc, all' interno del più ampio Fondo delle multe Antitrust, per campagne di tutela e monitoraggio, attuato dagli stessi cittadini, sui prezzi e la sicurezza degli alimenti. In questo caso, infatti, in assenza di una normativa che renda automatico il risarcimento diretto dei cittadini in seguito a multe Antitrust, sarebbe difficile risarcire i singoli consumatori e probabilmente le cifre sarebbero irrisorie. La destinazione della somma della multa in un Fondo ad hoc sarebbe invece, secondo noi, un ottimo mezzo per investire su un settore delicato per le tasche e la salute dei cittadini e per dare un forte segnale alle aziende", conclude D'Angelo.

    Il presidente Coldiretti Sergio Marini afferma che "i soldi delle multe che le industrie pastaie devono pagare all'Antitrust andrebbero restituiti ai consumatori e agli agricoltori con il prezzo riconosciuto per il grano duro che è dimezzato rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i cittadini che hanno invece dovuto subire ingiustificati rincari". Oggi le quotazioni del grano duro si trovano, sottolinea la Coldiretti, su valori di quasi venti anni fa, attorno a 22 centesimi al chilo, mentre il costo medio della pasta si aggira attorno a 1,4 euro al chilo, praticamente stabile secondo i dati del servizio Sms consumatori del Ministero delle Politiche Agricole. "La forbice dei prezzi tra la pasta acquistata dai consumatori e il grano duro coltivato dagli agricoltori si è allargata dunque su livelli insostenibili per imprese agricole e consumatori".

    Per il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi "questa vicenda ripropone con urgenza l'esigenza di fare massima chiarezza sul mercato e rendere trasparenti i prezzi dall'origine al dettaglio. La nostra proposta del 'doppio prezzo' (quello praticato sul campo e quello sugli scaffali) è estremamente attuale e sarebbe opportuno che il Governo e il Parlamento provvedano ad adottare una misura del genere per renderla obbligatoria in etichetta".

    "Per quanto riguarda la pasta, parlano da sole le cifre. Le quotazioni del grano - sottolinea il presidente della Cia- sono oggi uguali a quelle di venti anni fa, praticamente intorno a 0,20 euro il chilo, mentre al consumo i prezzi in media sono, per un chilo di pasta, tra 1,50 e 2,00 euro. Uno scarto eccessivo che giustamente ha fatto intervenire l'Antitrust. Cosa fare adesso? Credo che restituire i soldi ai consumatori e agli agricoltori sia praticamente impossibile. Facciamo, però, in maniera che casi del genere non accadano più. Bene, pertanto, l'operato dell'Antitrust. Impegniamoci per rendere sempre più equilibrato il mercato, rafforzando e rendendo più stretti i rapporti di filiera, dal campo alla tavola".

    Sul provvedimento arriva inoltre il commento di Fiesa Confesercenti: "Finalmente, dopo mesi di polemiche sugli aumenti del prezzo della pasta che hanno coinvolto anche la distribuzione al dettaglio, l'intervento dell'Antitrust fa chiarezza. Da sempre la Fiesa ribadisce l'estraneità degli esercizi commerciali nella determinazione e negli aumenti del prezzo che invece sono stati ripetutamente ed impropriamente accollati proprio al sistema distributivo. Ci auguriamo che da qui in avanti in luogo delle solite accuse venga riconosciuto agli esercizi commerciali il ruolo di calmieratori dei prezzi evitando che incidessero sulle tasche delle famiglie più di quanto non sia stato".

    http://www.helpconsumatori.it

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