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  • 29/10/2011 Quante alluvioni servono per difendere il territorio? (http://www.ilfattoquotidiano.it)

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    Nell’epoca contemporanea non è più consentito addebitare alla fatalità, al destino cinico e baro o alla furia della divinità indispettita le calamità naturali, a meno di non voler imitare il buon Roberto Mattei, vicepresidente del Cnr che attribuì al risentimento divino il terremoto in Giappone.

    I disastri recentemente avvenuti in Toscana e Liguria portano in effetti  per intero il marchio della responsabilità politica e a duplice titolo: in quanto risultato del cambiamento climatico che produce, fra l’altro, precipitazioni di intensità eccezionale, e in quanto risultato del dissesto del territorio italiano, colpito da una cementificazione indiscriminata e vittima dell’incuria dei vari governi che si sono succeduti, in particolare dalla Liberazione ad oggi.

    Il primo fattore è ovviamente di tipo globale, anche se il governo italiano ne è responsabile per la parte che gli compete. Sono passati oramai quasi vent’anni dalla Conferenza di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (Unced), che approvò, oltre alla Dichiarazione di carattere generale e all’Agenda 21, documento programmatico estremamente articolato, una convenzione relativa proprio al clima, insieme a quella relativa alla diversità biologica e alla dichiarazione sulle foreste.

    Passi avanti significativi, tuttavia, non sono stati fatti. Continua incontrastata l’emissione di gas ad effetto sera, in buona parte per diretta responsabilità della principale potenza mondiale, gli Stati Uniti d’America, che rifiutano di firmare il Protocollo di Kyoto, anche ora con Obama, che pure qualche impegno al riguardo se l’era mi pare preso.

    Il secondo fattore è di ordine più squisitamente italico. Il nostro è un Paese con forti criticità geologiche, dove la cementificazione indiscriminata e l’abbandono dell’agricoltura e di altre forme di riassetto del territorio, hanno lasciato via libera al dissesto idrogeologico.

    Una politica criminale che l’attuale classe dirigente continua irresponsabilmente a promuovere mentre si annunciano nuovi condoni. Né si può dire che la responsabilità sia tutta e solo della destra. Gli amministratori del centrosinistra sono stati, infatti, più di una volta in prima fila nella svendita del territorio e nel saccheggio delle sue risorse a beneficio della speculazione immobiliare. In alcuni casi ci sono vere e proprie politiche bipartisan a sostegno di quest’ultima, come dimostrato da Paolo Berdini con riferimento a Roma, saccheggiata ieri da Veltroni e oggi da Alemanno.

    Ai tempi della Conferenza di Rio, avevo affermato, in un articolo che venne pubblicato da varie riviste, la necessità di fare affidamento sulla società civile e sulle sue mobilitazioni per dare una risposta veramente efficace alle acute e fondamentali problematiche ambientali.

    A quasi vent’anni di distanza i fatti mi danno ragione. Specie in Italia, a fronte di una classe politica di incapaci, incompetenti e in alcuni casi purtroppo anche di corrotti, solo la società civile, la cittadinanza organizzata può difendere il territorio, come dimostrato da recenti episodi piccoli e grandi, dalla Tav alle lotte contro i parcheggi interrati previsti a Roma, dove si abbattono gli alberi per fare spazio al cemento, a esclusivo beneficio della speculazione immobiliare dietro la quale ci sono spesso forze oscure.

    Occorre quindi dare vita a una rete di Comitati per la difesa del territorio, per dire basta alla cementificazione, alla speculazione immobiliare e al connubio affari-politica che la sostiene, con legami diretti e indiretti con il capitalismo finanziario, di cui la bolla immobiliare è come si è visto un aspetto foriero di guasti sociali ed ambientali, e con mafie di vario genere. Il patrimonio edilizio già esistente, che va riqualificato ed utilizzato in modo sociale è già più che sufficiente per tutti i bisogni validi ed effettivi.

    Di fronte a una classe politica che non è visibilmente all’altezza della situazione la parola passi ai cittadini organizzati. Altrimenti non ci resterà che organizzare qualche messa in compagnia del buon Mattei e magari fare una danza propiziatoria con tanto di sacrificio rituale. In attesa della prossima frana e del prossimo disastro…

    http://www.ilfattoquotidiano.it
    Quest'opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons

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