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  • 15/04/2009 Ordinanza dimenticata (Toni Mira, http://www.lanuovaecologia.it)

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    L'ordinanza 3274 del 20 marzo 2003 avrebbe potuto limitare molti danni del terremoto abruzzese. Forse salvare qualche vita. Ma da sei anni è inapplicata o quasi

    Un documento, pochi fogli, avrebbe potuto limitare molti danni del terremoto abruzzese. Forse salvare qualche vita. Ma da sei anni è inapplicato o quasi. Eppure era stato approvato dopo un altro terribile dramma, il crollo, il 31 dicembre 2002, della scuola di San Giuliano di Puglia e la morte di 27 bambini e della loro maestra. Proprio sull'onda di quel tragico fatto ci si accorse (ma era noto da tempo) che la normativa antisismica non era adeguata. Nacque così l'ordinanza 3274 del 20 marzo 2003, frutto della collaborazione tra Protezione civile, Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e varie università.

    Tre le novità. In primo luogo la nuova mappatura sismica dell'Italia: gli scienziati l'avevano già predisposta dal 1998 ma non era mai stata messa in una norma e così, ad esempio, San Giuliano non era considerato in zona sismica, malgrado lo fosse. E, quindi, nessuno era obbligato a costruire secondo severe tecniche antisismiche. Ma la mappatura da sola non basta. Come ha dimostrato proprio il crollo della scuola molisana, provocato soprattutto dai gravissimi difetti di costruzione. La conferma è giunta dal processo che ha condannato progettisti, costruttori e amministratori locali. Così l'ordinanza conteneva nuove, e più severe, norme tecniche di costruzione che aggiornavano quelle nate dopo il terremoto del 1980 in Irpinia. Si prevedeva un regime transitorio di 18 mesi.

    Invece arrivarono proroghe su proroghe, provocate da un durissimo scontro, a colpi di rivendicazioni di competenza. L'allora ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi definì «scandaloso» che la Protezione civile si fosse attribuita competenze non sue. Annunciando che il suo ministero stava predisponendo un "testo unico" in materia. Bertolaso rispose secco: «In 60 giorni abbiamo fatto quello che da molti anni non si faceva». Risultato? Le proroghe sono andate avanti e solo il 14 settembre 2005 il ministero delle Infrastrutture ha approvato il "testo unico". Ma non immediatamente applicabile. Da allora sono arrivate nuove proroghe, di governi di centrodestra e di centrosinistra. Poi il 4 febbraio 2008 arriva un ulteriore nuovo "testo unico". Ma immediatamente prorogato al giugno 2010.

    L'ultimo punto dell'ordinanza è, sicuramente, quello più attuale. Prevedeva, infatti, la verifica degli edifici e delle infrastrutture pubbliche. Da effettuare "entro cinque anni" e "in via prioritaria" per "le zone sismiche 1 e 2". Fa un certo effetto leggere queste parole di fronte al crollo della prefettura dell'Aquila, della questura, dell'ospedale, del palazzo di giustizia, della caserma dei carabinieri, di scuole, ponti, strade. Proprio gli edifici e le opere che dovevano essere verificati. Per evitare che crollassero. Ma di anni ne sono passati più di sei e la verifica è stata fatta per meno di un decimo delle opere previste: ottomila (duemila scuole) su 70mila.

    I soldi stanziati, appena 273 milioni di euro, sono bastati solo per 2003 e 2004, poi nessun governo ha rifinanziato la verifica, né regioni e enti locali. E ci si è fermati. Eppure era il primo passo, per poi passare al previsto piano straordinario di messa in sicurezza. Ma ci si è fermati per strada. In particolare a L'Aquila dove alcune verifiche vennero fatte. La prefettura risultò così con un grado di sicurezza, si legge nel rapporto, "prossimo allo zero", ma non si fece niente. Infine le scuole. Sempre dopo il crollo di San Giuliano, la Finanziaria 2003 aveva stabilito un piano straordinario di sicurezza antisismica. Ma, sempre per mancanza di fondi, ci si è limitati a due stralci: poco più di 1.500 scuole sulle 15mila nelle aree a rischio.

    Eppure se, purtroppo, ancora non è possibile prevedere un terremoto, si può invece prevenirne le conseguenze. Quello abruzzese è stato un terremoto forte ma non fortissimo. Il 5.8 della scala Richter del sisma è 30 volte inferiore - sì avete letto bene proprio 30 - di tante scosse che in Giappone hanno provocato solo lievi danni. Già, perché non è il terremoto che uccide ma la casa che ci cade addosso. Ci spiega un ingegnere: «Sotto un sisma forte crolla quello che non può non crollare». E se cade vuol dire che era fatto male per quel posto, per quel rischio. Rischio ben noto. Invece ci vogliono i terremoti per ricordarci drammaticamente che l'Italia è in gran parte ad alta e media sismicità. Non ci sono alibi. Ancor di più da quell’ordinanza di sei anni fa.

    http://www.lanuovaecologia.it

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