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29/05/2008 Nun se po' fa'. Il dovere delle Istituzioni (http://www.antoniodipietro.it)

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Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati di questa mattina. Purtroppo la Camera in questi giorni è stata impegnata a respingere il tentativo del Presidente del Consiglio di raggirare le sentenze della corte di giustizia europea a favore delle sue aziende. Da più parti il Pdl ha urlato che ai cittadini di questo argomento non importa nulla, nè vorrebbero parlarne in un momento difficile per il nostro Paese. Falso. E' vero invece che nessun cittadino vuol pagare di tasca propria le sanzioni dell'Unione europea a cui stiamo andando incontro grazie a questo comportamento scelerato del centrodestra. E' vero che dell'occupazione abusiva delle frequenze di Europa7 i cittadini non sono ancora informati grazie alla copertura degli organi di informazione. E' vero che Europa7 ha vinto con una gara l'assegnazione di queste frequenze oggi occupate da Rete4. E' vero che la legge Gasparri è stata posta in essere per mantenere lo status quo attuale in barba alla liberalizzazione del mercato delle frequenze radiotelevisive.

"Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio dei ministri, anche se non è presente mi rivolgo a lei, perché in questo disegno di legge di conversione da approvare lei ha inserito norme che servivano - e che servono - a lei. Pertanto, è a lei che devo rivolgermi.
Solo pochi giorni fa lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri che non c'è, ha chiesto la fiducia, sostenendo che «se po' fa'», cercando così di ammiccare sinuosamente ad una parte di questo emiciclo. In realtà, signor Presidente del Consiglio dei ministri, noi le diciamo in modo molto chiaro: «nun se po' fa'»! Non si può fare così! Lei non può pensare di continuare ad usare impunemente e spudoratamente le istituzioni per farsi fare le leggi che piacciono e servono a lei. Lei, signor Presidente del Consiglio dei ministri che non c'è, già nella scorsa legislatura ha abusato del suo ruolo e delle sue funzioni per piegare le leggi ai suoi interessi: allora di tipo giudiziario - con le famose leggi ad personam che le hanno permesso «zigzagare» fra i processi, fino a raggiungere l'impunità - ed oggi di tipo imprenditoriale, con almeno una «doppietta» di proposte emendative davvero significative: la «salva Retequattro» e la «pedaggio selvaggio» delle reti autostradali.
Tutti i suoi cantori, dentro e fuori il Parlamento, tutte le sue televisioni, i suoi giornali, tutti i suoi mass media in questi giorni si sono sgolati nel sostenere che la norma voluta dal Governo in materia radiotelevisiva non c'entrava - e non c'entra - nulla con la volontà di salvare Retequattro dai rigori della legge e da quelli della Comunità europea. Non era - e non è - vero e lo avete ammesso anche voi quando, alla fine, ieri avete dovuto ritirarla. La norma in questione, non solo non risolveva l'infrazione contestata dalla Commissione europea e non dava risposte alle decisioni della Corte di giustizia delle Comunità europee ma, anzi, ne aggravava la situazione.

28/05/2008 Il dovere delle Istituzioni (http://www.antoniodipietro.it)  

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Pubblico il video ed il resoconto stenografico del mio intervento alla Camera dei Deputati sull'emendamento presentato dal Governo che prevede l'approvazione della convenzione fra Autostrade per l'Italia e Anas, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto legge sugli obblighi comunitari, senza passare dal Cipe, in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria.

"Signor Presidente, anch'io intervengo sull'ordine dei lavori perché ritengo che prima di votare questo articolo aggiuntivo, è bene che tutti noi parlamentari sappiamo fino a che data l'Anas può approvare gli schemi di concessione, con la certezza che diventano validi subito dopo, senza bisogno che vi sia ciò che è previsto ora, vale a dire il decreto del Ministro delle Infrastrutture, la controfirma del Ministro dell'Economia e delle Finanze, il parere delle Commissioni parlamentari di Camera e Senato, il parere degli organi di controllo.
Insomma, si affidano a una società di capitali le sorti del bilancio dello Stato, senza operare alcun controllo, senza che lo Stato intervenga! Alcun organo dello Stato: né il Parlamento, né il Governo, né gli organi di controllo come la Corte dei conti o la Ragioneria dello Stato, che pure dovrebbero apporre il visto; nulla di tutto ciò viene fatto e una società di capitali non fa altro che decidere a chi dare in concessione un bene non suo, ma dello Stato, di cui essa è concessionaria! (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori e Partito Democratico)
Per questa ragione, a proposito dell'ordine dei lavori, sollecito soprattutto la Presidenza della Camera per ottenere una risposta prima del voto.
In secondo luogo, chiedo al Governo di ritirare la proposta emendativa in esame (Commenti dei deputati del gruppo Unione di Centro) perché spossessa le istituzioni di un diritto-dovere: quello di verificare se vi sono le condizioni per concedere a un terzo tale beneficio, tale concessione.
Da ultimo, noi dell'Italia dei Valori non possiamo accettare una formulazione siffatta, perché è in contrasto con il dovere delle istituzioni di fare in modo che la concessione serva ai cittadini e non invece soltanto a qualche società concessionaria, la quale, senza controllo, pensa a gestire le proprie risorse (Applausi dei deputati dei gruppi Italia dei Valori, Partito Democratico e Unione di Centro).

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