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  • 12/10/2006 Riforma Gentiloni News 12 0ttobre (http://www.canisciolti.info)

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    12/10/2006 Rai e Mediaset: Una rete in meno ciascuno non fa male a nessuno

    I due colossi Rai e Mediaset avranno 90 giorni dall'approvazione definitiva del ddl Gentiloni per comunicare all'Agcom il piano di trasferimento sul digitale terrestre delle reti 'eccedenti' e 15 mesi per completare la migrazione. Un'anticipazione rispetto alla data del 2012, quando tutti i vecchi ripetitori analogici saranno spenti, che servirà ad aprire il mercato, liberare le frequenze e promuovere la lunga transizione verso il digitale.

    E' questo uno dei punti chiave del testo di riforma del sistema televisivo messo a punto dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, e approvato oggi all'unanimità, con alcuni emendamenti, dal Cdm. Un testo, di fatto una riforma della legge Gasparri, che si propone "quattro grandi obiettivi", come ha spiegato il suo estensore: in primo luogo, "aprire il mercato" intervenendo sulle due "strozzature storiche: pubblicità e frequenze".

    Poi, "fissare un quadro di regole per il passaggio alla tv digitale" e, ancora, "intervenire per dare maggiori certezze e garanzie sulle rilevazioni degli indici di ascolto". Infine, scompaiono alcune degli elementi più contestati della legge Gasparri, come il Sistema integrato delle comunicazioni (il Sic, mega paniere sul quale era tarato il tetto antitrust) e le norme previste per la privatizzazione della Rai. Idea, quest'ultima, "archiviata" dal governo.

    Mentre il ministro ha annunciato, tra poche settimane, la presentazione di un ddl di riforma dell'assetto e della governance del servizio pubblico. La fissazione delle tappe della migrazione di una rete Rai e di una Mediaset sul digitale terrestre (il termine di tre mesi per avviare il piano di vendita o trasferimento è uno degli emendamenti approvati su proposta del ministro Di Pietro) risponde alle sollecitazioni più volte arrivate dalla Corte costituzionale (l'ultima sentenza, del 2002, aveva previsto il trasferimento entro il 31 dicembre del 2003) e 'aggirate' dalla riforma Gasparri attraverso la modifica dei tetti antitrust. "Non è una misura punitiva", ha assicurato Gentiloni, pur ammettendo che "ci saranno delle conseguenze per Mediaset" che, tuttavia, "non saranno dell'entità di cui parla Confalonieri", che ha dnunciato un danno di circa 440 milioni di euro.

    Il ministro preferisce puntare sulla 'liberazione' delle frequenze ora occupate dai colossi mediatici. Il numero potrebbe aggirarsi intorno a 3 o 4 mila. Di certo, assicura Gentiloni, "si libereranno per la prima volta in Italia quantità significative di frequenze". Un'apertura del mercato che, per il ministro, significa anche la tutela del pluralismo, valore costituzionalmente garantito. Le frequenze liberate non saranno una restituzione allo Stato. L'andamento del mercato dipenderà comunque da come le frequenze sono state acquistate: "Quelle prese attraverso la legge 2001 sulla compravendita - ha spiegato il ministro - saranno vendute con criteri stabiliti dall'Autorità. Le altre verranno restituite allo Stato e messe a gara". Così, ha aggiunto Gentiloni, "l'Italia comincerà a somigliare a un paese normale".

    La riforma interviene anche sulla distribuzione delle risorse pubblicitarie, fissando al 45% il tetto oltre il quale un soggetto assume una posizione dominante sul mercato. Le tv che sforeranno questo limite, ha spiegato il ministro, non saranno multate né sanzionate, ma subiranno una riduzione dell'affollamento pubblicitario orario che scenderà dall'attuale 18 al 16%. Una misura che, secondo Gentiloni, persegue "l'obiettivo virtuoso" di "una ridistribuzione delle risorse" rastrellabili. Novità anche nel sistema di rilevazione degli indici d'ascolto, l'Auditel.

    Il testo, anche qui modificato da un intervento di Di Pietro per "impedire - come ha spiegato lo stesso ministrodelle Infrastrutture - che possano sorgere conflitti di interesse tra chi è chiamato a svolgere il lavoro di rilevazione e gli operatori del settore", prevede un doppio binario: "Da un lato - ha spiegato Gentiloni - rafforzeremo i controlli sui soggetti che fanno le rilevazioni, anche con comitati di garanzia. E dall'altro, daremo seguito pratico alla norma che mette in capo al soggetto pubblico, che sarebbe l'Authority, la possibilità di svolgere autonomamente le rilevazioni". Ora il ddl approderà in Parlamento, anche se non è chiaro in quale delle due Camere inizierà il suo iter. L'opposizione promette battaglia e Gentiloni, consapevole delle "discussioni spesso accese che nascono intorno a questa materia", apre al dialogo: "il testo è migliorabile, purché non se ne sconvolgano i pilastri: apertura del mercato e tutela del pluralismo".

    12/10/2006 Gentiloni: Mediaset ha paura della concorrenza del mercato

    "Capisco che un'azienda che si trova in una posizione dominante possa sentirsi danneggiata dalla concorrenza. Ma nel medio-lungo periodo la posizione di Mediaset non sarà danneggiata. Certo, bisognerà ridurre le posizioni dominanti". Il ministro delle comunicazioni, Paolo Gentiloni, commenta così ai microfoni del Tg1 le accuse di "banditismo" rivoltegli da Silvio Berlusconi.

    ''Credo proprio che questa legge non passera' mai''. Lo ha affermato da Campobasso Silvio Berlusconi, riferendosi alla riforma Gentiloni. ''Mi rifiuto di credere - ha detto - che esista la possibilita' che questa legge passi in Parlamento''.

    12/10/2006 Berlusconi: I comunisti hanno aggredito le mie proprietà e le mie aziende

    La riscossa di Silvio Berlusconi contro il governo Prodi, oggi reo di aver "aggredito le mie proprietà e le mie aziende", comincia dal Molise. Dalla regione che tra venti giorni (5-6 novembre) sarà teatro della prima tornata elettorale dopo le elezioni "taroccate" che hanno portato il centrosinistra al governo.

    "Voi avete una grande, grande responsabilità - ha detto l'ex premier davanti a oltre cinquemila persone riunite in piazza della Prefettura a Campobasso - quella di essere i primi a votare contro questo governo che come un rasoio taglia i vostri risparmi", che "non ha una maggioranza legittima in Parlamento", che "ha aperto la via fiscale al regime".

    La giornata molisana di Silvio Berlusconi è tutto un fuoco di fila contro il governo. Che il Cavaliere è in grande forma lo si capisce di buon mattino quando, incontrando i cronisti al Centrum Hotel, dice la sua sul provvedimento che il Consiglio dei ministri riunito proprio in quel momento si appresta a varare per modificare la legge Gasparri e mandare Rete 4 sul satellite: "Non ci credo - dice l'ex premier - sarebbe un atto di banditismo".

    Poi, a ddl Gentiloni approvato, prima di salire sul palco per il comizio elettorale a sostegno del candidato della Cdl alle Regionali Michele Iorio, Berlusconi non si tiene più e spara: "Oggi difficilmente possiamo considerarci una democrazia: una democrazia infatti non è tale quando la parte che va al governo attacca l'altra parte nel suo leader aggredendo la sua proprietà privata e la sua azienda". Dal palco Berlusconi rispolvera tutti i suoi 'must'. Prima di tutto il credo laico rimodulato sul governo Prodi: "Chi è bugiardo, io o Prodi?", chiede alla folla che in un tripudio di bandiere tricolore risponde: "Prodi".

    Poi agita lo spettro del comunismo, che "era, è e resterà sempre l'impresa più criminale della storia. I signori del governo ancora affondano le loro decisioni nelle teorie che il comunismo ha portato avanti. Noi non vogliamo fare la fine dei Paesi dove il comunismo ha portato solo terrore, miseria e morte. Battiamoci tutti per mantenere la piena e concreta libertà". Quindi, l'investitura finale al popolo molisano, chiamato per primo a scegliere "tra l'Italia della libertà e l'Italia delle tasse": "Siete missionari di libertà. Andate a casa e telefonate ai vostri ex fidanzati e alle vostre ex fidanzate per coinvolgerli in questa battaglia. Battiamoci tutti per mandare a casa Prodi". Quindi, sulle note di 'Azzurra libertà', Berlusconi si concede un lunghissimo bagno di folla, poi risale sul palco e promette che tornerà in Molise per chiudere la campagna elettorale.

    12/10/2006 Berlusconi: Hanno fatto i brogli elettorali e siamo in un regime

    "La finanziaria con il pacchetto Bersani-Visco apre la via fiscale al regime, con il cittadino controllato da uno stato di polizia che ne conosce gli investimenti e le spese in ogni dettaglio, e quindi puo' insidiarlo, intimidirlo e intimorirlo". Lo ha detto Silvio Berlusconi, a Campobasso per l'apertura della campagna elettorale per le regionali.

    "Riteniamo che la sinistra, che ha pareggiato lo scontro elettorale, e vorrei ricordare la certezza dei brogli che ci sono stati, non sia legittimamente maggioranza in Parlamento". Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, oggi in Molise per la campagna elettorale per le prossime elezioni Regionali. "Nonostante il Paese sia risultato diviso a metà - ha incalzato Berlusconi - hanno messo le mani con arroganza su tutte le istituzioni".

    12/10/2006 Segreteria Ds: Le parole di Berlusconi devono far rabbrividire

    "Quello che in tutto il mondo è il senso dello Stato, il rispetto dei principi liberali in base ai quali ciascuno deve pagare in proporzione alle proprie possibilità, per Berlusconi diventa un complotto". E' quanto dichiara il coordinatore della segreteria nazionale dei Ds Maurizio Migliavacca. "E' chiaro - aggiunge Migliavacca - che ci troviamo di fronte a dichiarazioni sconsiderate che dovrebbero far rabbrividire persino i suoi alleati".

    "Le reazioni scomposte del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi esprimono meglio di qualsiasi critica del centrosinistra le sue concezioni della politica, del rapporto tra interessi personali e bene comune del Paese". Lo afferma in una nota Vannino Chiti, ministro per i Rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali, a proposito delle dichiarazioni del leader di Forza Italia sul ddl Gentiloni approvato oggi dal Cdm.

    "Gli italiani - conclude l'esponente del governo - hanno sotto gli occhi le posizioni rappresentate dal candidato della destra alla guida del governo nelle ultime elezioni politiche. E pensare che taluni volevano far credere al Paese che addirittura sarebbero state possibili le cosiddette larghe convergenze".

    12/10/2006 Berlusconi: Dopo questa riforma tv non siamo una democrazia

    "Stamattina ho detto che non credevo sarebbero arrivati a tanto e invece ci sono arrivati. Oggi noi difficilmente possiamo considerarci una democrazia considerando che non c'e' il sistema dei pesi e contrappesi". Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, commentando l'approvazione del ddl Gentiloni sul riassetto del sistema radiotelevisivo.

    "Non voglio entrare nei particolari - ha aggiunto Berlusconi - ricordo solo che c'e' stato un referendum e che il popolo italiano ha gia' dato una risposta quando la sinistra voleva aggredire un'azienda che aveva il solo torto di essere stata guidata da me e in cui c'e' ancora una parte della mia famiglia". Secondo Berlusconi "la democrazia non e' piu' tale quando una parte politica ha timore che l'altra parte vada al governo perche' puo' fargli del male. Una democrazia - ha aggiunto - non e' piu' tale quando la parte che va al governo attacca e aggredisce l'altra parte nel suo leader aggredendo, per esempio, le sue proprieta' private e le sue aziende".

    12/10/2006 Prodi: La riforma del sistema tv risponde a esigenze tecniche e giuridiche

    ''Mi sembra una buona riforma quella avanzata dal progetto proposto oggi dal ministro Gentiloni, prima di tutto perche' pone rimedio a un vulnus, non solo tecnico ma anche giuridico, rilevato sia dall'Autorita' garante per le telecomunicazioni sia dalla Corte costituzionale''. Commenta cosi' il presidente del Consiglio, Romano Prodi, in una nota, la riforma Gentiloni sul sistema televisivo. Quello approvato oggi dal Consiglio dei ministri ''e' un provvedimento di liberalizzazione - sottolinea Prodi - che soddisfa le esigenze di maggiore concorrenza e pluralismo del mondo radiotelevisivo italiano''.

    ''Come ogni disegno di legge - prosegue il presidente del Consiglio -, sara' ora oggetto di un approfondito e doverosamente ampio dibattito in Parlamento. Per questo ho condiviso le proposte del ministro Gentiloni nei modi e nei tempi che ha voluto studiare per la crescita di questo importante settore della vita del Paese''.

    12/10/2006 Gentiloni: Aprire il mercato tv su pubblicità e frequenze

    "Aprire il mercato" intervenendo sulle due "strozzature storiche: pubblicità e frequenze"; "fissare un quadro di regole per il passaggio alla tv digitale, garantendo il mercato sia per quel che riguarda il dtt che la nascente banda larga". Ancora, "intervenire per dare maggiori certezze e garanzie sulle rilevazioni degli indici di ascolto" e, infine, "rimuovere alcune parti fondamentali della legge 112 ormai superate, come il Sic e le norme previste per la privatizzazione della Rai". Sono questi, secondo il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, i quattro "grandi obiettivi del disegno di legge di riforma del sistema televisivo approvato oggi all'unanimità dal Cdm.

    "In sostanza - spiega il ministro - la riforma ha come obiettivo la moltiplicazione dell'offerta televisiva, nella convinzione che tale moltiplicazione sia condizione per il raggiungimento di un maggior pluralismo e miglior qualità". In questo senso, fa notare Gentiloni, "nelle norme che prevedono la liberalizzazione del mercato, sia per quel che riguarda le frequenze che il rastrellamento di risorse, si nasconde la tutela di alcuni valori costituzionali".

    12/10/2006 Enrico Letta: Berlusconi parla di banditismo? Si confronti in Parlamento

    "Al banditismo di Berlusconi rispondiamo dicendo che in Parlamento ci aspettiamo un confronto anche con l'opposizione. Su un testo che è di apertura ed è equilibrato il confronto può e deve esserci". Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Enrico Letta, nel corso della conferenza stampa al termine del Consiglio dei ministri replicando al leader della Cdl, che ha accusato il ddl Gentiloni di banditismo.

    'Banditismo', 'esproprio'... Il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, ha appena incassato il si' unanime al provvedimento di riforma del sistema televisvo quando respinge al mittente le definizioni provenienti, in particolare, da Silvio Berlusconi e da Fedele Confalonieri: ''Non mi piace il proliferare di questi termini, se si fa cosi' la si vuole buttare in 'caciara''. E poi, sollecitato dai cronisti, entra nel merito delle perdite ipotizzate da Mediaset (a seguito delle norme antitrust contenute nel ddl e che ammonterebbero a 440 milioni di euro). ''Il mercato - dice Gentiloni - trova sempre dinamiche di stabilizzazione. Quando si ha una posizione dominante in un settore, in particolare quello della raccolta pubblicitaria, ci sono conseguenze di natura economica. Ma certamente non di tale entita'''.

    12/10/2006 Landolfi: Il decreto Gentiloni sulla tv è contro Berlusconi

    ''Una legge contra personam''. Cosi' il presidente della commissione di vigilanza Rai Mario Landolfi, interpellato da Radio Radicale, giudica il ddl Gentiloni sulla riforma Tv varato oggi dal consiglio dei ministri. ''Siamo in presenza di una controriforma rispetto alla legge Gasparri che invece ha recepito il dato della modernita' e della convergenza."

    "Con il ddl Gentiloni -dice Landolfi- si fanno invece dei passi indietro. La maggioranza di governo e' ancora ossessionata dal duopolio mentre gli studi piu' recenti ci dicono che nel 2008 le famiglie con la televisione tradizionale scenderanno da 14 milioni a 9 milioni, altri 5 milioni di italiani quindi si doteranno di una piattaforma digitale satellitare o terrestre e il mercato dei ricavi televisivi sara' distribuito per il 33% a Mediaset, 31% alla Rai e 29% a Sky. Non c'e' piu' quindi un duopolio. Oggi si fa una legge contra personam , si perde di vista quello che e' invece lo sviluppo tecnologico e i reali interessi del Paese''.

    12/10/2006 Berlusconi: Questo Governo ha messo la "tassa sul morto"

    Sulla tassa di successione "hanno contraddetto se stessi. L'hanno trasformata nella tassa sul morto". Cosi' Silvio Berlusconi, a Campobasso per l'apertura della campagna elettorale per le regionali, in merito alla tassa di successione presente nella manovra del governo. L'ex premier ha spiegato che il centrosinistra "spaventato dall'accoglienza che ha avuto, sta cercando di fare marcia indietro come sui tagli agli enti locali".

    "E' un ipotesi che non abbiamo mai evocato in modo diretto". Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi risponde ai cronisti che gli domandano se esiste ancora la possibilità che il centrodestra scenda in piazza per protestare contro la Finanziaria. "Faremo opposizione in Parlamento - ha proseguito - con una serie di emendamenti per limitare i danni che lo Stato produrrebbe", anche se "secondo me questa manovra è inemendabile. Andrebbe cambiata tutta". "Ci uniremo a varie categorie che si sentono colpite - ha fatto sapere Berlusconi - e se i nostri elettori dopo che non saremo riusciti a modificare la Finanziaria vorranno fare atti collettivi di protesta in tutte le città saremo pronti".

    12/10/2006 Berlusconi: Togliere una rete tv a Mediaset è un atto da banditi


    Berlusconi accusa il governo di banditismo e Paolo Gentiloni, ministro delle Comunicazioni, replica: "Non e' il mio settore... Parlare di banditismo e di esproprio mi sembra un modo di buttarla in caciara...". -

    12/10/2006 Le norme anti-concentrazione del decreto sul sistema televisivo

    Il ddl che il Consiglio dei ministri ha approvato oggi sul sistema radiotelevisivo prevede che siano in posizione dominante gli operatori che superano la soglia del 45% dei ricavi pubblicitari e, per queste emittenti, riduce l'indice di affollamento orario per la pubblicità dal 18% al 16%. Lo ha spiegato in conferenza stampa a Palazzo Chigi il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni.

    Il ddl, che fissa al 2012 la data per la completa conversione delle reti analogiche al digitale, prevede una migrazione anticipata di una rete per Rai [RAI.UL] e Mediaset entro 15 mesi dall'approvazione definitiva della legge. Gentiloni ha precisato che le frequenze rese di volta in volta libere dalla conversione al digitale dovranno essere vendute e non restituite allo Stato, nel caso in cui siano state acquistate. Al leader del centro destra Silvio Berlusconi, che aveva accusato il governo di fare banditismo con la norma che prevede la migrazione anticipata al digitale, Gentiloni ha risposto: "Io non mi occupo di banditismo". Il Sottosegretario alla presidenza del consiglio Enrico Letta ha definitito il ddl un "testo di apertura e di equilibrio", e ha aggiunto che "in Parlamento ci aspettiamo un confronto serio e un apporto anche dall'opposizione".

    12/10/2006 Il Governo approva la riforma del sistema televisivo

    Il Consiglio dei ministri ha approvato all'unanimità il disegno di legge presentato dal ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, in materia di riforma del servizio televisivo. Lo ha anunciato il sottosegreatrio alla Presidenza del consiglio, Enrico Letta, nel corso della conferenza stampa a Palazzo Chigi.

    Il Ddl Gentiloni è stato approvato dal Consiglio dei ministri "all'unanimità, non si approva nulla di così importante se non all'unanimità", ha detto il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti lasciando Palazzo Chigi. Il ministro ha quindi commentato il contenuto del provvedimento "coerente con il programma elettorale, serio, equilibrato e giusto e introduce elementi di liberalizzazione nel settore. Il provvedimento non è punitivo - ha chiarito - non ci sono vendette ma leggi rigorose".

    A chi gli chiedeva in quale delle due Camera il Ddl inizierà il suo iter, Chiti ha risposto: "Bisognerà valutarlo dipende dai calendari di Camera e Senato. comunque questo non è un provvedimento che inizia e termina in 30 giorni, avrà un percorso di alcuni mesi e mi auguro che durante questo percorso ci sia un confronto vero e contributi costruttivi e seri, non quelli pregiudiziali e di vittimismo che ho già sentito".

    12/10/2006 Confalonieri scontento del decreto legge di modifica alla Gasparri

    Il breve incontro con il ministro delle Comunicazioni, Paolo Gentiloni, non ha soddisfatto il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. "Certamente non siamo contenti - ha detto - Non facciamo commenti, perché le cose sgradevoli non si commentano a caldo". L'incontro, durato circa 45 minuti, ha avuto per oggetto il Ddl di riforma della Legge Gasparri che arrivera' domani in Consiglio dei Ministri. Confalonieri era accompagnato da Gina Nieri consigliere d'amministrazione dell'azienda.

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