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24/01/2007 Negare la Shoah. La galera è davvero più convincente della cultura? (Redazione, http://www.korazym.org)

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In vista della Giornata della memoria, il ministro della Giustizia annuncia un disegno di legge per punire penalmente chi nega l’esistenza della Shoah, ma gli storici non ci stanno. Posizione ragionevole. Ecco perché...

In vista della Giornata della memoria, il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, annuncia un disegno di legge per punire penalmente chi nega l’esistenza della Shoah, ma gli storici non ci stanno e sottoscrivono un documento per ribadire la loro contrarietà. Una storia all’italiana? Può darsi, eppure la posta in gioco è molto seria. Il negazionismo è già reato in alcuni paesi europei (si pensi all’Austria dove uno storico come David Irving è finito in carcere) che hanno deciso di non fare sconti a chi si ostina di fronte all’evidenza dei fatti. Il documento scritto dagli storici italiani, tuttavia, ruota intorno a temi sacrosanti, a cominciare dal titolo “Contro il negazionismo, per la libertà della ricerca storica”.

L’assunto è che rispondere con una minaccia al negazionismo porterebbe direttamente alla creazione di una "verità storica di Stato", la stessa che certificava "il socialismo" nei regimi comunisti, "l'antifascismo" nella Germania dell'Est, la "non esistenza" del genocidio armeno in Turchia. Non solo: con la legge, da una parte si offrirebbe ai negazionisti l'opportunità di ergersi a difensori della libertà d'espressione, dall'altra si accentuerebbe l'idea della "unicità della Shoah in quanto evento incommensurabile e non confrontabile con ogni altro evento storico", concezione assai discussa nel mondo accademico e degli studiosi. Una bocciatura bella e buona della proposta del governo, che scontenta storici di ogni schieramento e cultura. Probabile quindi, che il disegno di legge tanto sbandierato possa rimanersene tranquillo nei cassetti del ministero.

Al di là di tutto, episodi simili aiutano a riflettere sul vero significato (e conseguente utilità) di una legislazione. Propaganda? Codifica di valori? Difesa della memoria? In sintesi, un provvedimento è un mezzo oppure un fine? La risposta è contenuta in un modello di società, capace di vivere in armonia definendo con chiarezza ambiti e strategie, senza ridurre il tutto ad un approccio puramente legalista. Anche nel caso della Shoah. Negare lo sterminio è un abominio, oltre che un’idiozia culturale, ma la memoria si costruisce e si tutela investendo in cultura, educazione e impegno civile. Sono queste le armi e le risposte più efficaci a coloro che continueranno ad andare nel verso contrario. Grazie al lavoro degli storici e alla consapevolezza di cittadini liberi di agire, indipendentemente da alibi legislativi, i negazionisti scopriranno presto di parlare nel deserto.

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  • 27/01/2007 Archivio Giornata della Memoria

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