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27/01/2006 Giorno della memoria : non solo Ebrei nei campi di concentramento (Red, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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Con la Legge n. 211 del 20 luglio 2000 è stato istituito il "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. L'art. 1 della Legge riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi si sono opposti al progetto di sterminio, ed al rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati".

Sia il popolo ebreo che le popolazioni Rom e Sinti erano considerati rappresentanti di razze geneticamente inferiori tanto da esservi per i nazisti anche una Zigeunerfrage (questione zingari) da risolvere con un'apposita legislazione discriminatoria che venne emanata nei confronti di quelle popolazioni e che alcune norme della stessa permasero in vigore in Germania fino alla fine degli anni settanta. Nei campi di sterminio furono uccisi tra 5,6 e 6,1 milioni di Ebrei e tra 200.000 e 800.000 Rom e Sinti, corrispondenti all'80% di quelle popolazioni presenti nei territori occupati dai nazisti. La vicenda del Porrajmos (sterminio del popolo dei Rom/Sinti) non ha avuto un riconoscimento fino al 1994.

Dal 1934 fu avviato il programma T4 con il quale fu sterilizzato il 5% della popolazione tedesca, un progetto avente come fine ultimo una selezione razziale tale da pervenire alla procreazione di soli individui "perfetti" esempi di una "razza superiore", successivamente si praticò l'eutanasia di persone con disabilità fisiche o mentali. Il programma ufficialmente ebbe termine il 24 agosto 1941, dopo aver visto coinvolte almeno 150.000 persone, in realtà esso continuo con la sigla 14f13 con il quale si indicava l'eutanasia di persone inabili al lavoro nei campi di concentramento. Si calcola che siano morti tra i 200.000 ed i 300.000 disabili a causa delle persecuzioni naziste.

Il paragraph 175 del codice penale tedesco puniva l'omosessualità (esso fu abrogato solo nel 1968 ad est e nel 1969 ad ovest). I nazisti vararono lo sterminio degli omosessuali con il programma Wikipedia che riguardò tra i 100.000 ed i 250.000 omosessuali colpevoli di "intralciare la crescita della razza ariana". Essi morirono vittime delle più crudeli sperimentazioni.

La comunità dei Testimoni di Geova fu messa al bando fin dal 1933, colpevole di rifiutare ogni coinvolgimento nella vita politica e nel nazifascismo, in particolare, ma anche di rifiutarsi di prestare il servizio militare. Dal 1942 furono internati nei campi almeno 18.000 Testimoni di Geova. La gran parte di essi, nonostante bastasse abiurare la propria fede per uscire, preferì non tradirla. Almeno 2000 morirono nelle camere a gas.

Nei campi di sterminio trovarono anche la morte - si stima - tra i 3,5 ed i 6 milioni di Slavi, tra i 2,5 ed i 4 milioni di prigionieri di guerra, tra 1 e 1,5 milioni di prigionieri politici.

L'art. 3 della nostra Costituzione riconosce pari dignità a tutti i cittadini e pari uguaglianza e' riconosciuta dall'Unione Europea, la cui Carta fondamentale dice fra l'altro: "La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata e tutelata", "Nessuno può essere condannato alla pena di morte, né giustiziato", "Ogni individuo ha diritto alla propria integrità fisica e psichica", "Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti", "Nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio", "Ogni individuo ha diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione", "L'Unione rispetta la diversità culturale, religiosa e linguistica", ed "È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali".

Fra le iniziative miranti ad estendere la memoria anche alle altre vittime dei campi di sterminio e delle persecuzioni nazifasciste, ricordiamo quella del Consiglio Comunale di Roma, che ha approvato il 23 gennaio 2006 una mozione presentata nel giugno 2005 e sottoscritta da Adriana Spera - consigliera PRC e Presidente della Commissione Scuola Lavoro Cultura - ed altri consiglieri, che ompegna il sindaco e la giunta "ad intervenire presso i competenti organi legislativi per sensibilizzarli affinché si possa pervenire ad una estensione dell'intitolazione del "giorno della Memoria" anche "al popolo dei Rom/Sinti, agli omosessuali, ai disabili, ai Testimoni di Geova e a tutte le vittime del nazifascismo" senza alcun richiamo alla nazionalità italiana delle vittime "in coerenza - dicono i promotori - con una visione progressivamente europeista del nostro Paese."

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