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01/06/2007 Vietare, vietare, vietare. È l'unica soluzione? (Redazione, http://www.korazym.org)

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Dopo l'idea dei Nas a scuola contro la droga, dal ministro della Salute, Livia Turco, arriva una nuova proposta: vietare la vendita di sigarette ai minori di 18 anni. Ma siamo sicuri che il divieto aiuti l'educazione?

Dopo l'idea dei Nas a scuola contro la droga, dal ministro della Salute, Livia Turco, arriva una nuova proposta: vietare la vendita di sigarette ai minori di 18 anni. Una strada quasi obbligata perché fumare fa male e la lotta contro il fumo, dice il ministro, “resta tra le grandi priorità delle politiche di salute del Governo e del ministero della Salute in particolare”. Come non sottoscrivere dichiarazioni simili? Sembra quasi che si scopra l'acqua calda: è vero, con il livello di informazioni disponibili oggi giorno, fumare è un passatempo se non pericoloso, quanto meno molto stupido. Eppure, siamo realmente convinti che un divieto sia sufficiente per educare?

Da qualche anno è in voga un'abitudine piuttosto curiosa che porta il mondo della politica a percorrere scorciatoie e non ad affrontare i problemi a monte. I ragazzi si drogano? Semplice, li si punisce. L'erba arriva anche a scuola? Semplice, li si perquisisce. Fumare e bere crea danni alla salute? Semplice, basta vietare. La dimensione educativa invece, rimane orfana: nessuno ne parla, pochi si sporcano le mani, pochissimi hanno il coraggio di dire le cose come stanno. E cioè che la droga è merda, che la salute non è un'opinione e che il vuoto va riempito con risposte profonde e non con pannicelli caldi.

Oggi, viviamo una situazione paradossale. La ricerca del Cnr che ha individuato particelle di stupefacenti nell'aria di Roma mostra in modo radicale il sistema delle doppie morali e delle doppie convinzioni, con un senso comune che condanna gli stupefacenti e una prassi che li legittima; con parole e predicozzi a buon mercato e l'assenza totale di una sanzione - non penale, ma sociale - dei comportamenti. Questo perché non si ha il coraggio di andare a fondo, di dialogare con i protagonisti dei fenomeni, per capire cosa spinge un adolescente a fumarsi la canna o ad aspettare il sabato sera per sballare e ubriacarsi. E al tempo stesso, cosa spinge la massa a considerare mosche bianche chi sceglie stili di vita diversi.

È in gioco una sfida decisiva che deve essere accolta dalle agenzie educative di questo Paese: la famiglia, la scuola, la stessa Chiesa. La logica dei divieti non porta lontano o almeno non è l'unica strada. Cominciare a capirlo sarebbe già un primo passo importante.

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