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  • 11/09/2008 Melandri: Sul ddl prostituzione il governo Berlusconi propone una soluzione ipocrita (http://www.canisciolti.info)

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    "Sul ddl prostituzione, il governo Berlusconi propone una soluzione ipocrita: occhio non vede cuore non duole. Anche per noi l'obiettivo e' quello di togliere la prostituzione dalle strade, ma, cosi' com'e' congeniato, il provvedimento non risolve alla radice il problema". Lo afferma in una nota Giovanna Melandri, ministro ombra della Comunicazione del Pd.

    "La prostituzione - spiega - non puo' certo essere derubricata a problema di decoro urbano alla stregua della cura delle aiuole, ma e' una grande questione sociale. Dietro la prostituzione, infatti, si nascondono sfruttamento, tratta e criminalita' organizzata con un volume d'affari miliardario. Quando un palazzo e' pericolante, non si parte dalla tinteggiatura della facciata, ma oltre ad avvertire gli inquilini del pericolo, si indaga, soprattutto, su chi lo ha costruito. Inoltre, la scelta di ricorrere nuovamente alla via penale non fa che acuire la svolta securitaria impressa da questo governo.

    Secondo alcuni dati - conclude Melandri - sono oltre 9 milioni i clienti della circa 50 mila prostitute in Italia. Si tratterebbe del 15 per cento degli italiani. Quanti provvedimenti giudiziari dovrebbero essere istruiti? Quanti braccialetti sara' costretto ad acquistare ancora il ministro Maroni?".

    11/09/2008 GOVERNO. CdM: sarà reato la prostituzione in luogo pubblico (BS, http://www.helpconsumatori.it)

    Sarà reato l'esercizio della prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico. Clienti e lucciole sono colpiti con identiche sanzioni e vengono inasprite le pene nella prostituzione minorile. È quanto prevede il disegno di legge approvato oggi dal Consiglio dei Ministri e messo a punto dal ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna e dal ministro della Giustizia Angelino Alfano.

    Il CdM, informa infatti una nota ufficiale, ha approvato "un disegno di legge che, in materia di prostituzione, per la prima volta configura come reato l'esercizio in luogo pubblico o aperto al pubblico, anche al fine di meglio contrastarne lo sfruttamento da parte di organizzazioni criminali".

    Le sanzioni saranno le stesse anche per chi si avvale o contratta tali prestazione. Stretta contro lo sfruttamento della prostituzione minorile. "Nuove e più rigorose sanzioni - prevede infatti il CdM - sono introdotte per contrastare la prostituzione di minori di diciott'anni, sia con riferimento all'induzione che al favoreggiamento, allo sfruttamento, alla gestione, organizzazione e controllo di questa fattispecie particolarmente odiosa di prostituzione". Il ddl prevede che il minore di nazionalità extracomunitaria che "eserciti la prostituzione sul territorio dello Stato verrà rimpatriato in forma assistita, con adeguate forme di tutela della sua integrità psicologica, finalizzate anche al reinserimento sociale nel suo Paese".

    Sarà dunque vietato prostituirsi in parchi e strade. Lucciole e clienti rischieranno le stesse sanzioni: arresto da 5 a 15 giorni e ammenda da 200 fino a 3000 euro. Giro di vite anche nel campo dello sfruttamento della prostituzione minorile: si prevede infatti il carcere da 6 a 12 anni e una multa da 15 mila a 150 mila euro per chi "recluta o induce alla prostituzione una persona di età inferiore agli anni diciotto" o "favorisce, sfrutta, gestisce, organizza o controlla la prostituzione di una persona di età inferiore agli anni diciotto, ovvero altrimenti ne trae profitto".

    La Confedilizia ha subito chiesto che il provvedimento governativo sia migliorato. Ha infatti commentato il presidente Corrado Sforza Fogliani: "Il testo del disegno di legge che conosciamo non prevede alcuna norma specifica che consenta di vietare l'esercizio della prostituzione nei condominii nei quali essa non sia già vietata per norma regolamentare. Essendo stata scartata l'ipotesi dei quartieri a luci rosse isolati e fuori città, occorre invece pensare a come proteggere la convivenza civile soprattutto nei condominii: problema del tutto ignorato nel disegno di legge, essendo state pretermesse - non si sa per quale motivo - le richieste della Confedilizia". Oer Confedilizia "la nuova normativa non può ignorare l'esigenza che le assemblee condominiali possano vietare - anche superando vuoti contenuti in regolamenti sia assembleari che contrattuali - l'esercizio della prostituzione nei condominii, sui quali è facile prevedere che si scaricherà il problema per effetto del divieto stesso - se il nostro Stato riuscirà a farlo rispettare - di esercitare l'attività di cui trattasi nei luoghi pubblici ed aperti al pubblico".

    11/09/2008 SOCIETA'. Ddl prostituzione, il no delle associazioni: "Chi è sfruttato lo sarà ancora di più" (BS, http://www.helpconsumatori.it)

    Davanti alla prostituzione "non ci sono scorciatoie": bisogna tenere insieme la tutela delle vittime di sfruttamento sessuale con il contrasto ai criminali. "Vietare la prostituzione in strada, come propone il Governo nel disegno di legge, significa invece spingere chi si prostituisce nel sommerso degli appartamenti, dove chi è sfruttato lo sarà ancora di più, invisibile per forze dell'ordine e operatori sociali". È il messaggio lanciato oggi da alcune delle più importanti associazioni che operano nel settore della prostituzione e della tratta (Asgi, Associazione Gruppo Abele, Associazione On the Road, Caritas Italiana, Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Comune di Venezia, Consorzio Nova, Dedalus, Save the Children) che hanno inviato al Governo un proprio documento di analisi e proposte.

    "Dinanzi all'allarme e al disagio che diversi cittadini e alcune collettività manifestano nei confronti del fenomeno prostituzione - scrivono le associazioni in una nota congiunta - non ci sono scorciatoie: occorre tenere insieme la tutela dei diritti delle vittime di sfruttamento sessuale, il sostegno all'inclusione sociale per chi si prostituisce e vorrebbe una alternativa, il contrasto delle organizzazioni criminali, le esigenze di sicurezza che - per essere tale - non può che venire declinata come "sicurezza sociale" e riguardare tutti".

    Per le organizzazioni la conciliazione di queste esigenze è attuata attraverso un "modello italiano" con un approccio che "ha permesso di proteggere la persona sfruttata e vittima di tratta che decide di uscire dal racket; proporle occasioni di formazione e inserimento sociale e lavorativo; favorire la denuncia degli sfruttatori; rafforzare la collaborazione tra enti locali, associazioni, magistratura, forze dell'ordine; intervenire per gestire gli eventuali conflitti che si creano con i residenti". Per questo le associazioni chiedono al governo di "rafforzare questo modello che, tra le altre cose, ha portato il nostro Paese al primato negli arresti e processi per reati di tratta e correlati".

    I passaggi-chiave che nel ddl del Governo non funzionano sono diversi. Scrivono le associazioni: "Vietare la prostituzione in strada non è solo una norma inefficace, ma è innanzitutto controproducente. Nella Relazione dell'Osservatorio sulla Prostituzione dell'ottobre 2007, redatta dal Ministero dell'Interno, di concerto con gli altri Ministeri, con la Direzione Nazionale Antimafia, con Enti Locali e con il Terzo Settore, si afferma che la prostituzione non è una questione di ordine pubblico, ma una questione sociale". Si manifesta spesso come "forma di tratta e riduzione in schiavitù, soprattutto a danno di donne e minori", e in strada viene svolta spesso da persone con serie difficoltà economiche e sociali, italiane comprese, o discriminate, come le transessuali. "Occorre offrire alternative e possibilità di inclusione sociale", scrivono le associazioni, per le quali il divieto di prostituirsi in strada sposterebbe il fenomeno in luoghi meno accessibili anche alle stesse Forze dell'Ordine.

    "Il Disegno di legge - proseguono le associazioni - non considera che chi si prostituisce non commette nessun reato contro terzi, ma anzi, spesso, li subisce. Senza l'aiuto delle vittime è quasi impossibile attuare efficaci azioni di contrasto. Senza contare che i nuovi provvedimenti rischierebbero di sottrarre risorse alle forze di polizia nelle attività di indagine e contrasto alla criminalità e congestionerebbe ulteriormente gli uffici giudiziari. Il "giro di vite" che il Governo sembra intenzionato a varare avvantaggia, di fatto, gli sfruttatori e danneggia le vittime. E danneggia anche i minori, perché l'articolo che prevede il rimpatrio dei minori dediti alla prostituzione sembra ignorare le norme internazionali: un minore dovrebbe essere rimpatriato nel proprio paese d'origine soltanto se tale misura corrisponde alla realizzazione del suo superiore interesse".

    Fra le proposte delle associazioni c'è invece l'applicazione "reale" della Legge Merlin, dell'articolo 18 del Testo Unico Immigrazione (Soggiorno per motivi di protezione sociale) e la legge sulla tratta; la ratifica della Convenzione del Consiglio d'Europa contro la tratta; la promozione di interventi di inserimento sociale e lavorativo; la mediazione dei conflitti nelle aree problematiche; la promozione del numero verde in aiuto alle vittime di tratta (800 290290).

    11/09/2008 Intervento della senatrice Donatella Poretti, parlamentare Radicale-Partito Democratico (http://www.aduc.it)

    Fa effetto sentire il ministro della Pari Opportunita', Mara Carfagna, che, nel presentare il ddl approvato dal Governo per contrastare la prostituzione, dice "Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo...". Fa effetto perche' proviene da una persona che e' stata nel mondo dello spettacolo (e non mi sembra abbia fatto opera di pentimento), dove il proprio corpo viene venduto come base dell'offerta. Non si tratta certamente di una vendita per rapporti sessuali, ma che questa vendita poi possa ispirare sessualita'... negarlo e' bendarsi gli occhi, ipocrisia. La medesima che ammanta tutto il disegno di legge, dove l'operazione base e' nascondere la spazzatura sotto il tappeto.

    Le prostitute vengono lasciate a se stesse, colpendo solo il mercato che si manifesta agli occhi dei benpensanti di passaggio. Benpensanti che come il presidente della commissione giustizia del Senato, Filippo Berselli, non negano di essere stati svezzati al sesso dal rapporto meretricio (chissa' se per strada o in una casa chiusa...).

    E' l'Italia dei quaquaraqua che si ritrova in questo disegno di legge, con le solite vittime, cioe' i piu' deboli, quelli che non devono esistere per la legge e se esistono per l'umaninta', e' bene che vivano nella penombra, senza diritti da affermare e rivendicare, senza protezione che non l'istinto di sopravvivenza, istinti contro il quale il potere, se violi la legge e sei ancora piu' debole, cioe' extracomunitaria, ti rispedisce nell'inferno da cui sei scappata invece che aiutarti a inserirti civilmente nella nostra societa'. Povera ministra Carfagna, che ho avuto occasione di difendere e apprezzare in altre situazioni (1), e' proprio finita nelle mani dei papponi dei tempi delle case chiuse.

    Per la prostituzione, invece, occorre intervenire prevedendo regole che integrino nel tessuto sociale e lavorativo chi sceglie di prostituirsi per mestiere. Cosi' l'ho gia' previsto in un disegno di legge presentato col sen. Marco Perduca (2), rifacendomi a quanto accade da anni in altri Paesi europei, con risultati concreti contro quelle criminalità efferate che nel nostro Paese godono (e continueranno a godere, secondo il Ddl del Governo) di impunità di fatto. 

    La mancanza di regolamentazione giuridica e fiscale delle prostitute, equivale a nessuna tutela previdenziale e lavorativa, anche per chi esercitera' questo mestiere in una casa di propria proprieta'. Mentre non si capisce perché affittare una casa a chi si prostituisce per mestiere, proprio perche' il disegno di legge del Governo incentiva la prostituzione al chiuso, debba comportare il rischio di favoreggiamento. L'ipocrisia fa da padrona in tutti gli ambiti di questo ddl.

    Comunque, ci rivedremo in Parlamento, dove il mio impegno legalizzatorio e umanitario e' garantito.   (1)    

    http://blog.donatellaporetti.it/?s=carfagna

    19/07/2008 Disegno di legge dei senatori Donatella Poretti, Marco Perduca  (http://www.aduc.it)

    Onorevoli colleghi! -

    La presente proposta di legge ha come obbiettivo quello di prevedere una nuova regolamentazione dell'esercizio della prostituzione. A quasi 50 anni dall'entrata in vigore della cosiddetta "legge Merlin" (20 febbraio 1958 n.75) e' sotto gli occhi di tutti come il fenomeno della prostituzione sia degenerato: non solo non si sono chiuse le "case", ma sono state aperte le strade; non solo non si e' abolito lo sfruttamento, ma si e' consegnato l'affare in regime di monopolio nelle mani delle organizzazioni criminali, che attraverso la violenza, la minaccia o l'inganno reclutano, gestiscono l'attivita', recepiscono i profitti delle persone che si prostituiscono, oltre ad impedire l'abbandono della prostituzione da parte di persone che lo desiderino.

    La presente proposta di legge consta di tre soli articoli ed e' redatta grazie alla collaborazione dell'Aduc (associazione per i diritti degli Utenti e Consumatori).  Nel primo articolo si prevede che l'esercizio della prostituzione e' riconosciuto secondo le disposizioni della presente legge ed e' pertanto previsto l'abrogazione della "legge Merlin", come passaggio necessario per consentire che la prostituzione sia riconosciuta come una attivita' lavorativa attraverso cui si offrono servizi sessuali regolarmente remunerati, e i cui profitti, conseguentemente, saranno soggetti a prelievo fiscale. Sara' il Ministero del Lavoro e della previdenza sociale, di concerto con quello della Salute, a stabilire una serie di misure a cui le persone che esercitano tale attivita' devono sottostare: controlli sanitari e norme igieniche nonche' regole di sicurezza dei locali in cui viene esercitata tale attivita'. La relativa normativa fiscale e' stabilita con apposito regolamento del Ministero dell'economia e delle finanze (articolo 2).

    Lasciando invariata la normativa vigente sullo sfruttamento e della prostituzione minorile, non si ravvede la necessita' di introdurre nuovi articoli nel Codice Penale. Con la legge n. 66 del 15 febbraio 1996 la violenza sessuale da reato contro la morale e' divenuto un reato contro la persona; con l'introduzione degli articoli dal 609 bis fino al 609 decies del codice penale, si punisce chi costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali con le aggravanti se la vittima e' un minore. Si ricorda altresi' che restando in piedi i reati che rimandano ad atti osceni compiuti in luogo pubblico o aperto al pubblico (art. 527 cp e seguenti), la prostituzione esercitata per strada continuera' comunque ad essere punita sia penalmente, sia con sanzione amministrativa. 

     In alcuni Stati europei, ed in particolare nei Paesi Bassi, anche su pressione delle stesse organizzazioni dei cosiddetti "sex workers" (lavoratori sessuali), si e' deciso di procedere alla legalizzazione della prostituzione ed alla trasformazione di questa attivita' in una normale professione, sotto forma di lavoro dipendente, indipendente o cooperativo, con i diritti e doveri che ne conseguono compresi quelli relativi all'assicurazione previdenziale e di tassazione compresi. Questa misura ha innanzitutto permesso di separare la prostituzione volontaria da quella coatta: la prima e' "emersa" e ha trovato forme legali di svolgimento, minimizzando i costi che ricadono sulla società e sulle persone che svolgono l'attivita'. L'apparato repressivo si e' potuto cosi' concentrare in modo più efficace ed efficiente sulla lotta alla prostituzione coatta ed allo sfruttamento, compreso quello dei minori, delle persone minorate o tossicodipendenti.

    La presente proposta di legge si ispira al principio e alla convinzione che governare i fenomeni sociali sia piu' efficace che proibirli, nell'interesse delle persone che si dedicano alla prostituzione o che fruiscono della prostituzione altrui, nonche’ della societa' intera.  Con la convinzione che mentre in clandestinita' tutto sia di fatto possibile, solo nella legalita', con diritti e doveri, la persona sia libera di scegliere.

     DISEGNO DI LEGGE
     
    Articolo 1 
    1- L'attività di prestazione di servizi sessuali remunerati tra persone maggiorenni consenzienti è riconosciuta secondo le disposizioni della presente legge.
    2- La legge 20 febbraio 1958 n. 75, e successive modificazioni, e' abrogata. 
     
    Articolo 2 
    (prestazione di servizi sessuali remunerativi)
    1- La prestazione di servizi sessuali remunerativi puo' essere svolta in forma autonoma, dipendente o associata. I contratti che prevedono la prestazione di servizi sessuali remunerativi non rientrano nel campo di applicazione dell'articolo 1343 del codice civile
     
    Articolo 3
    1- La disciplina relativa ai controlli igienico-sanitari e alla sicurezza dei locali in cui e' esercitata l'attivita' di prestazione dei servizi sessuali remunerativi e' stabilita con regolamento emanato, ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, dal ministro del lavoro e della previdenza sociale, di concreto con il Ministro della salute.
    2- Le disposizioni per la disciplina degli aspetti tributari sono stabilite con regolamento emanato, nelle forme previste dal comma 1, dal Ministro dell'economia e delle finanze

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