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27/07/2005 Cittadinanzattiva su Servizi Telefonici a Pagamento non Richiesti: il Finto Consenso del Consumatore è una Pratica Diffusa. Ora Intervenga l’Autorità (www.cittadinanza.it)

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“Contro i servizi telefonici non richiesti, ed in assenza della class action, non ci resta che esercitare l’azione inibitoria” prevista prima dalla Legge n.281/98 ed ora dal recente Codice del Consumo: è quanto ha affermato Giustino Trincia, vicesegretario generale di Cittadinanzattiva, nel corso della conferenza stampa sui servizi telefonici a pagamento indetta da diverse associazioni dei consumatori (Assoutenti, Adiconsum, Cittadinanzattiva, Confconsumatori, Lega Consumatori, Movimento difesa del cittadino e Movimento consumatori).

Fra servizi attivati e non richiesti (28%), mancata attivazione di un servizio richiesto (10%), mancata disattivazione di un servizio (7%) e disattivazione non richiesta del servizio (2%), quasi il 50% delle segnalazioni dei cittadini gravita attorno al tema dei servizi, vero business per le aziende ma non per il consumatore.

È quanto emerge dalle 6430 segnalazioni dei cittadini all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, rielaborate da Cittadinanzattiva.

Tenuto conto delle rispettive quote di mercato dei gestori, possiamo affermare che il fenomeno è generalizzato. Ad applicare servizi telefonici non richiesti sono Wind (46%), Telecom (33%), Elitel (3%), Fastweb (3%), Vodafone Omnitel (1%), Telecom Italia Media (1%), Tiscali (1%), altro (5%).“Stiamo parlando – continua Trincia - di un problema che interessa centinaia di migliaia di persone ogni anno, con un business di milioni di euro che di etico e di corretto funzionamento del mercato ha davvero poco ed è per questi motivi che chiediamo anche alla nuova Autorità delle Comunicazioni, come invano abbiamo fatto per anni con la vecchia, d’imporre alle compagnie di ottenere l’esplicito e certo consenso scritto del consumatore per l’attivazione dei servizi”. Il nodo centrale della questione è infatti la modalità con cui viene acquisito il consenso: “cioè telefonate ad ogni ora del giorno con sui si “carpisce” il finto consenso all’attivazione dei servizi a pagamento. Ne sono vittima spesso gli anziani e i consumatori poco accorti”. A sostenere le ragioni dei consumatori oggi c’è anche la Direttiva Comunitaria 2005/29/CE (pubblicata in GU UE 11/06/2005), che considera pratica commerciale sleale effettuare ripetute e sgradite sollecitazioni commerciali per telefono e che ribadisce, in relazione alle forniture non richieste, che la mancata risposta ad una proposta commerciale non implica il consenso.

Tra i servizi non richiesti rientrano anche i casi del passaggio ad altro operatore in palese violazione delle norme che vietano di attivare la prestazione di CPS (carrier preselection) in assenza della inequivoca volontà dell’utente di modificare il proprio rapporto con l’operatore di accesso(delibera 4/00/CIR). Proprio per questi casi Cittadinanzattiva ha già ottenuto importanti sentenze a favore dei consumatori (contro Wind) ai quali è stato riconosciuto anche il diritto al risarcimento del danno per lo stato di sofferenza e legittima insofferenza cui è costretto il consumatore per farsi disattivare servizi non richiesti (2774/04 Giudice di Pace Roma). “Con il tavolo di confronto tra Telecom ed associazioni di consumatori si poteva dare un segnale significativo – conclude Trincia - ma, negli ultimi incontri, e nonostante gli impegni assunti a Milano il 19 maggio scorso nell’incontro congiunto con i suoi massimi vertici, l’Azienda si è rifiutata di fatto di rinunciare alle pratiche commerciali scorrette, venendo meno all’impegno allora assunto di richiedere il consenso certo da parte dell’utente prima di fatturare i servizi”. “In assenza di strumenti adeguati quali la class action alle associazioni di consumatori non resta che intentare una azione inibitoria ed è chiaro che la nostra iniziativa non è contro la sola Telecom, ma contro tutte quelle Compagnie che condividono questa poco invidiabile pratica commerciale”.

  • Scarica la guida, messa a punto dalle associazioni dei consumatori, per tutelare il cittadino.

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