TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO


    INFO
  • Acqua
  • Aliment.
  • Ambiente
  • Automot.
  • Balneab.
  • Banche
  • Bookcr.
  • Buttol
  • Case
  • acqua
  • Colorare
  • Decoro
  • urbano
  • Decresc.
  • dividendi
  • Donne
  • Economia
  • Economia
  • circol.
  • Energia
  • En.rinnov.
  • Famiglia
  • Finanza
  • Foto
  • Giardini
  • Giornata
  • memoria
  • G.foibe
  • Inquin.
  • M'illumino
  • dimeno
  • M5S TDG
  • Ora sol.
  • legale
  • Peso
  • rifiuti
  • Pishing
  • Politica
  • Raccolta
  • bott.
  • Olio
  • esausto
  • Rassegna
  • Riciclo
  • Rifiuti
  • R.affetto
  • R.zero
  • R.verde
  • S.mare
  • Scuole
  • ricicl.
  • Social
  • street
  • Solidar.
  • Shopping
  • Spoofing
  • Storia
  • TDG
  • News
  • Tumori rif.
  • Tutto
  • droga
  • T.racc.
  • differ.
  • T.droga
  • T.scuola
  • Violenza
  • V.rendere


  • 02/09/2008 Quando si taglia la spesa delle università. Come ridare risorse ai migliori (Daniele Checchi e Tullio Jappelli, http://www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Il Governo ha annunciato il taglio di quasi il 20 per cento il Fondo di finanziamento ordinario delle università. Questo ha scatenato una rincorsa alla spesa con quasi 1800 concorsi (per due idonei, dunque più di 3500 assunzioni, il 10 per cento del corpo docente) banditi tra aprile e giugno. Per ridurre le spese del personale, meglio fare meno annunci e incentivare una migliore qualità dell'insegnamento e della ricerca, bene legare le retribuzioni dei docenti a diverse misure di produttività, come quelle elaborate dal Civr.

    La manovra economica del governo ha ridotto il Fondo di finanziamento ordinario delle università del 19,7 per cento in cinque anni. Le strategie che gli atenei potranno adottare per sopperire alla diminuzione delle risorse avranno ripercussioni sull'accesso agli studi universitari e sulla ricerca. Se l'obiettivo era limitare la spesa per il personale, si poteva intervenire solo sulle sedi che ne hanno in eccesso. Nel frattempo, l'annuncio dei tagli ha provocato una vera e propria corsa alla spesa.

    Il decreto legge 112 del 25 giugno, “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, riduce il Fondo di finanziamento ordinario delle università di 1.441,5 milioni di euro nell’arco di cinque anni: 63,5 nel 2009, 190 nel 2010, 316 nel 2011, 417 nel 2012 e 455 dal 2013. Prendendo come riferimento il finanziamento assegnato per il 2008, a regime si tratta di una diminuzione del 19,7 per cento. Il taglio del Fondo è in parte compensato dal sostanziale blocco del turn-over (l’articolo 66 permette di assumere solo il 20 per cento delle cessazioni dal servizio), dalla soppressione di uno scatto di anzianità del personale docente (articolo 69), dal congelamento di una parte del salario accessorio per il personale non docente (articolo 67) e dalla riduzione degli assetti organizzativi di almeno il 10 per cento già entro il 2008 (articolo 74).

    COSA ACCADRÀ

    Per legge, il gettito delle tasse di iscrizione universitarie non può superare il 20 per cento del Fondo ordinario. Pertanto, a una riduzione del finanziamento pubblico dovrà seguire, a legislazione invariata, una diminuzione delle tasse di iscrizione, riducendo ulteriormente le entrate degli atenei. Anche immaginando che le diverse misure (blocco del turn-over, rallentamento della dinamica retributiva per docenti e non docenti) riducano i costi del 10 per cento, resta comunque un taglio del finanziamento complessivo in misura superiore al 10 per cento. (1)
    Come potranno gli atenei far fronte alla riduzione delle risorse, tenuto conto che già oggi circa la metà ha un costo del personale che supera l’80 per cento del Fondo di finanziamento ordinario? Quattro ci sembrano le strade percorribili:

    (1) ridurre l’offerta formativa. La tabella indica che il numero di corsi e sedi universitarie è cresciuto vertiginosamente negli ultimi venti anni, con conseguente aumento dei costi.
    (2) integrare le tasse universitarie con ulteriori attività didattiche a pagamento libere da vincoli (master, corsi di formazione, laboratori, corsi di specializzazione).
    (3) ridurre l’attività di formazione postlaurea, i fondi per la ricerca, gli assegni di ricerca e le borse di dottorato.
    (4) rafforzare la componente di ricerca e consulenza per conto terzi. Questo è possibile con intensità molto diversa a seconda dell’area disciplinare e geografica in cui operano i dipartimenti.

    Ciascuna di queste strategie ha un costo. Le prime due potrebbero comportare un rallentamento della crescita (o anche una diminuzione) del numero degli iscritti: mentre nel 1985 la quota dei diciannovenni iscritti all’università era pari al 25,9 per cento, oggi è quasi del 60 per cento. La diffusione territoriale e la varietà dell’offerta formativa hanno contribuito ad attrarre nuovi studenti, in particolare provenienti da famiglie a basso reddito e a rischio di esclusione dall’istruzione universitaria. Una riduzione dell’offerta formativa potrebbe congelare questo processo. La terza strada indebolisce ulteriormente la capacità di ricerca del sistema universitario, rischiando di creare una frattura generazionale nel processo formativo post-laurea e aumentando verosimilmente la fuga di cervelli verso l’estero. Anche la quarta alternativa potrebbe rallentare l’attività di ricerca dei dipartimenti, dirottando una parte delle energie verso il reperimento di finanziamenti esterni.

    AUTONOMIA LIMITATA

    In regime di piena autonomia, ciascuna università sarebbe libera di percorrere la propria strada, scegliendo una delle quattro alternative (o una combinazione tra loro). Ma l’autonomia è tale solo di nome. Di fatto, il governo interviene ripetutamente nella vita degli atenei con direttive centrali (ultima in ordine di tempo quella che riguarda l’incremento delle borse di studio dottorali, con onere a carico degli atenei stessi) e disegnando regole del gioco indifferenziate tra atenei (ad esempio, i titoli di studio hanno tutti lo stesso valore legale).
    In questa occasione è possibile che il governo abbia valutato che la spesa per il personale è troppo elevata; ne seguirebbe che il provvedimento più significativo è il sostanziale blocco del turn-over. Ma se l’obiettivo è ridurre la spesa per il personale, perché non affrontare apertamente il problema? Se il governo ritenesse che alcuni atenei hanno un eccesso di personale, definibile secondo qualche criterio (rapporto studenti/docenti, laureati per docente, pubblicazioni per docente, valutazioni Civr), occorrerebbe ridurre alla norma quegli atenei. (2) Il precedente ministro aveva adottato una norma semplice ed efficace, stabilendo un numero minimo di docenti per ciascun corso di laurea (almeno dodici per i corsi triennali e almeno otto per quelli magistrali), e indotto molti atenei a ridurre il numero di corsi. Altre norme potrebbero essere basate su indicatori legati ai risultati conseguiti nell’attività di ricerca.
    Senza linee guida sulle priorità da seguire e indicazioni chiare sulle attività che possono o devono essere dismesse, tagliare la spesa in modo indifferenziato non riduce gli squilibri del nostro sistema universitario, ed è controproducente. Come spesso accade nella pubblica amministrazione, nel timore che in futuro non sarà più possibile spendere, l’annuncio dei tagli ha provocato una vera e propria corsa alla spesa: tra aprile e giugno le università hanno bandito 685 posti di professore ordinario e 1093 posti di professore associato. Poiché ciascuno di questi concorsi prevede due idonei, nei prossimi anni saranno assunti più di 3.500 professori, circa il 10 per cento del corpo docente. Dato il contemporaneo blocco del turn over, per i giovani sarà ancora più difficile accedere ai ruoli universitari.

    Evoluzione dell’offerta formativa e del numero degli iscritti all’università



    * dati riferiti al 2007-8
    Fonte: elaborazioni da La localizzazione geografica degli atenei statali e non statali in Italia dal 1980 al 2000 (Cnsvu, 2001) e Settimo rapporto sullo stato del sistema universitario (Cnsvu, 2006)


    (1) Immaginiamo un’università con il bilancio in pareggio, che riceva 100 dal governo e 20 dalle tasse di iscrizione. Se il contributo pubblico si riduce a 80, il gettito delle tasse deve ridursi a 16 (il 20 per cento di 80), con una riduzione complessiva delle entrate pari a 24. Se i risparmi nel costo del personale sono pari a 10, il taglio effettivo è di 14.
    (2) In sette atenei la spesa per il personale supera il 90 per cento del Fondo ordinario; altri 25 si collocano tra l’80 e il 90 per cento (Il Sole 24Ore, 27/7/2008).

    05/09/2008 Come ridare risorse ai migliori (Daniele Checchi e Tullio Jappelli, http://www.lavoce.info)

    Dalla premessa condivisibile che l'università italiana disperde risorse preziose e le utilizza in modo inefficiente, avrebbe dovuto seguire un piano per stimolare l'impegno dei docenti e istituire incentivi adeguati. Invece, ancora una volta si è deciso di distribuire i tagli in modo uniforme tra tutti gli atenei. Ecco alcune proposte concrete per incidere sul potere delle lobby accademiche. Se attuate, darebbero almeno la speranza che in futuro la distribuzione delle risorse premierà il merito.

    La manovra di finanza pubblica predisposta con il decreto legge n. 112 del 25 giugno 2008 contiene misure rilevanti per le università. Il perno della manovra è costituito dalla riduzione progressiva, su un arco quinquennale, del Fondo di finanziamento ordinario, collegata al rallentamento degli scatti automatici di anzianità (da due a tre anni) e alla limitazione delle assunzioni di personale a tempo indeterminato. Queste ultime dovrebbero essere contenute da parte di ogni università fino al 2012 entro il 20 per cento delle cessazioni dal servizio.
    La reazione del mondo universitario (senati accademici, conferenza dei rettori, singole prese di posizione) è stata univoca: il taglio va respinto perché determinerà una crisi finanziaria degli atenei e il Fondo va ripristinato al livello precedente. Al di là delle affermazioni di principio, raramente dagli atenei si alza una voce che indichi concretamente quali riforme e quali regole potrebbero modificare i comportamenti del corpo docente, con quali modalità sarebbe possibile premiare il merito, come combattere le logiche corporative e il nepotismo.

    UN'OCCASIONE PERSA

    L’effetto deleterio del taglio non è tanto legato ai singoli provvedimenti di riduzione o rallentamento della spesa, quanto piuttosto al fatto che è distribuito ancora una volta in modo uniforme tra tutti gli atenei, così come in altre occasioni l’aumento del Fondo ordinario. Dati i meccanismi di governo degli atenei, basati sul potere di veto di piccole e grandi corporazioni, non è difficile prevedere che anche all’interno di ciascuno di essi il taglio non sarà selettivo, con attenzione al merito e ai risultati conseguiti da ciascun ricercatore o gruppo di ricerca. Sarà a sua volta distribuito in modo pressoché uniforme tra facoltà, dipartimenti, altre strutture accademiche.
    Anche questa volta si è deciso dunque di non utilizzare la revisione delle modalità di finanziamento pubblico delle università per introdurre qualche principio di differenziazione meritocratica, modificare le regole di comportamento degli atenei, istituire incentivi che in futuro possano portare a miglioramenti di efficienza. Il risultato sarà plausibilmente che le logiche corporative continueranno a prevalere. Basta citare un esempio: mentre il mondo universitario protesta per i tagli, tra aprile e giugno sono stati banditi molti nuovi concorsi per professore ordinario e associato. Si tratta (al 27 luglio) di 685 posti di professore ordinario e di 1.093 posti di professore associato. Ciascuno di questi concorsi prevede due vincitori (o idonei). Se questi concorsi fossero stati banditi dopo il 30 giugno l’idoneità sarebbe stata una sola.

    CONSEGUENZE DELLA DOPPIA IDONEITÀ

    Perché gli atenei si sono affrettati a bandire i concorsi entro il 30 giugno? La risposta è semplice: perché con due idoneità si hanno maggiori probabilità di promuovere i candidati interni, indipendentemente dal merito. Facendo finta di non sapere che la seconda idoneità verrà prima o poi premiata da un altro ateneo, che inserirà l’idoneo nei propri ruoli, con il conseguente innalzamento della spesa. Così, con il meccanismo delle due idoneità entreranno in servizio 3.556 nuovi docenti, circa il 10 per cento dell’attuale corpo docente (ordinari e associati); magari non subito, perché il blocco parziale del turn-over rallenterà le immissioni in ruolo.
    A questo si aggiunga che una quota consistente di concorsi (circa il 10 per cento) è stata attivata dalle università telematiche, istituzioni senza alcuna tradizione di ricerca scientifica. (1)
    Anche questi concorsi naturalmente prevedono due idoneità, ed è altresì noto che in alcuni casi nessuno dei due vincitori prenderà servizio presso la sede che li ha banditi. Nemmeno le università più prestigiose hanno rinunciato alle due idoneità. Complessivamente, le dieci università che si sono proclamate di eccellenza, tra cui Bologna, i Politecnici di Milano e Torino, Padova, Milano Bicocca, hanno bandito 497 concorsi, per un totale di quasi mille idonei, il 28 per cento del totale, in buona parte concentrati presso i Politecnici di Milano (94 concorsi e 188 idoneità) e Torino (81 concorsi e 162 idoneità). Nemmeno le università private hanno saputo resistere alla tentazione delle due idoneità: l’Università Cattolica, ad esempio, ha bandito complessivamente 27 concorsi. Il meccanismo della doppia idoneità era stato abolito dal ministro Moratti, ma è stato reinserito da un emendamento parlamentare nella Finanziaria per il 2008, in attesa dei decreti attuativi sui nuovi concorsi nazionali. Alla vigilia delle riduzioni dei finanziamenti si è persa quindi l’ultima, preziosa occasione di rinnovare il corpo docente su base maggiormente meritocratica.

    PROPOSTE CONCRETE

    Dalla premessa condivisibile che l’università italiana disperde risorse preziose e le utilizza in modo inefficiente, avrebbe dovuto seguire un piano per stimolare l’impegno dei docenti e istituire incentivi adeguati, annunciando che in futuro cambierà radicalmente la distribuzione del finanziamento pubblico. Ecco qualche proposta concreta:
    1. Già nel 2009 una quota consistente del Fondo di finanziamento ordinario, dei posti di ricercatore, dottorati di ricerca e assegni di ricerca si potrebbe ripartire sulla base del punteggio assegnato dal comitato nazionale di valutazione della ricerca (il Civr). Lo stesso Civr, che ha operato molto bene per la valutazione della ricerca nel triennio 2001-2003, dovrebbe essere prontamente messo in grado di funzionare e valutare la ricerca del triennio più recente.
    2. Invece che prevedere una riduzione delle progressioni di carriera per tutti i docenti, si potrebbero bloccare le retribuzioni dei professori ordinari per adeguare agli standard europei quelle dei ricercatori, che sono invece scandalosamente basse e una delle cause della massiccia e perdurante fuga dei nostri giovani verso l’Europa e gli Stati Uniti.
    3. Andrebbe una volta per tutte definito lo stato giuridico dei docenti, con indicazioni precise sul carico didattico e verifiche periodiche della produttività scientifica, cui condizionare la progressione economica, adesso solo basata sull’anzianità di servizio. Per limitare il nepotismo, i concorsi dovrebbero però prevedere alcune semplici regole di incompatibilità – ad esempio che non sia possibile assumere un ricercatore nelle università in cui si è conseguita la laurea o il dottorato.
    4. Si potrebbe uniformare l'età di pensionamento dei docenti (70 anni) a quella degli altri paesi europei (tipicamente 65 anni, con facoltà di estensione fino a 67 o 68 anni per i docenti attivi nella ricerca che ne fanno richiesta), proseguendo nella direzione già iniziata dal ministro Padoa Schioppa di abolire l’istituto del fuori ruolo.
    5. Una parte delle risorse pubbliche potrebbe essere utilizzata per finanziare cattedre di ricerca sul modello del Consiglio europeo della ricerca. Quelle cattedre offrono la possibilità di finanziare per cinque anni scienziati di qualsiasi nazionalità, già presenti in Italia o provenienti dall'estero, siano essi o meno nei ruoli delle università. Le domande potrebbero essere vagliate dagli stessi comitati scientifici di area istituiti dal Consiglio europeo delle ricerche, che utilizza come unico criterio la qualità del programma di ricerca. La dotazione di ciascuna cattedra potrebbe variare dai 100 ai 200mila euro annui, a secondo che si tratti di giovani ricercatori o di scienziati già affermati sul piano internazionale; il finanziamento dovrebbe essere utilizzato esclusivamente per retribuire il ricercatore e le spese collegate al progetto. Se ogni anno 150 milioni di euro fossero attribuiti a tale programma, stimando un costo medio annuo di 150mila euro per ciascun progetto, sarebbe possibile finanziare circa mille cattedre, premiando i ricercatori migliori e gli atenei che li ospitano, e instaurando un sano principio di concorrenza tra le sedi universitarie. In questo modo, si aiuterebbero anche gli atenei a far fronte alla riduzione del personale che emergerà in seguito al blocco del turn over.
    Questi provvedimenti naturalmente non rappresentano un progetto di riforma organico, ma incidono sul potere delle lobby accademiche. Se attuati, darebbero almeno la speranza che la distribuzione delle risorse future premierà il merito. Chi oggi propone solo tagli indifferenziati di risorse non ha la consapevolezza dei problemi dell’università né il coraggio di superare gli ostacoli posti dai conservatori dello status quo.


    (1) Si tratta di 93 concorsi e 186 idoneità (il 10 per cento del totale), così distribuiti: 19 presso l’Università E-Campus, 32 presso la Marconi, 23 presso la Uninettuno, 11 presso la Pegaso, 5 presso l’Università Telematica delle Scienze Umane e 3 presso la Mercatorum.

    http://www.lavoce.info

  • Archivio Decreto Gelmini
  • Archivio Scuola Università
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO