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15/01/2007 La buona ricerca merita un premio (Paolo Garella, Enrico Santarelli, www.lavoce.info)

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Il comma 576 dell’Art.1 della Legge Finanziaria per il 2007 prevede per due anni consecutivi la riduzione al 70 per cento dello scatto annuale automatico delle retribuzioni dei professori universitari. Pur attenuato rispetto a quanto previsto in versioni precedenti della stessa Legge, che incidevano sugli scatti biennali di anzianità, il provvedimento potrebbe creare problemi aggiuntivi al funzionamento del mercato del lavoro accademico e minare l’efficienza complessiva del sistema universitario.

Se il datore di lavoro non è credibile

Il docente universitario è anche un ricercatore, tenuto a produrre non solo insegnamento ma anche ricerca, nonché a formare, disseminando i risultati della propria ricerca attraverso l’insegnamento, i futuri ricercatori. Questo è uno degli aspetti chiave per inquadrare la rilevanza economica del discorso che segue. Pur nutrendo decise convinzioni etiche sull’argomento, non le esprimeremo qui, limitandoci ad esporre critiche e proposte basate solo su considerazioni di efficienza.
A nostro avviso, la misura contenuta in Finanziaria, indipendentemente dall’ammontare dei tagli, è inefficace perché mina la credibilità della politica salariale del datore di lavoro (lo Stato) nei confronti dei potenziali aspiranti ricercatori/docenti. La produttività di un docente universitario dipende in larghissima misura dal suo grado di identificazione con gli obiettivi dell'istituzione e l’aleatorietà della remunerazione non aiuta certo a rafforzare questo legame.
Uno dei temi focali in qualunque relazione tra datori di lavoro e dipendenti riguarda proprio la credibilità dei primi circa le promesse contrattuali sul profilo salariale nel tempo. Aumenti stabiliti per anzianità, peraltro largamente utilizzati anche nel settore privato, non sono da considerare a priori una iattura. A patto che siano almeno in parte condizionati a verifiche serie sulla produttività dei lavoratori, sono anzi tipici di una modalità organizzativa che sortisce l’effetto di disincentivare i lavoratori dal disimpegno. (1) Nell’università e in molti altri settori della pubblica amministrazione è finora mancata proprio la seconda parte di questo meccanismo.
Inoltre i tagli agli scatti penalizzano soprattutto i giovani docenti e meno, o affatto, i vecchi. Il reclutamento di un nuovo ricercatore è finora avvenuto sulla base della "promessa" di una retribuzione con un profilo intertemporale che implica un enorme (e sproporzionato) investimento da parte del lavoratore nel periodo iniziale. Si tratta dell’accettazione di uno stipendio di ingresso bassissimo a confronto del livello di preparazione richiesto al neoassunto, in cambio della promessa di un suo adeguamento costante nel futuro, condizionato anche dal superamento di due ulteriori concorsi pubblici per i passaggi alle fasce di professore associato prima, e di professore ordinario poi. La promessa contrattuale di lungo periodo non può essere violata con una legge Finanziaria, che per definizione risponde a esigenze di politica economica di breve-medio periodo. E non certo per una questione di principio, quanto invece per il problema della credibilità del datore di lavoro.

Lo scatto doppio

Come attrarre, allora, giovani ricercatori di alto livello se le promesse salariali di oggi, già insufficienti, sono esposte ai venti delle Finanziarie future? Come impedire la fuga dei cervelli verso le migliori università estere? Come contrastare la "fuga dei cervelli occulta", cioè quell’incentivo al disimpegno dalla ricerca, che ha origine nella frustrazione e nella necessità di trovare risorse economiche personali in lavori para o extra-accademici, per mantenere lo standard di vita che ci si era prefissati al momento della "firma del contratto"? Due principali tipi di intervento sono possibili.
Il primo implicherebbe il rispetto dei contratti in essere per il personale già strutturato e l’introduzione di forme contrattuali diverse per i nuovi assunti: ad esempio quelle alle quali accenna Pietro Reichlin che aumentano lo stipendio iniziale e lo agganciano agli standard internazionali, ma condizionano gli adeguamenti dei livelli salariali futuri alla verifica del raggiungimento di determinati livelli di produttività. Si creerebbe però un contrasto difficilmente sanabile con i docenti reclutati negli anni immediatamente precedenti: i nuovi assunti percepirebbero un salario d’ingresso nettamente superiore a quello nel frattempo maturato da chi è remunerato con il criterio dell’anzianità, con ripercussioni potenzialmente molto negative sull’efficienza complessiva del sistema universitario.
Il secondo intervento, che ci pare più idoneo a ristabilire condizioni di efficienza senza generare ripercussioni a livello sistemico, anziché tagliare draconianamente gli scatti di anzianità, li condiziona in parte al merito scientifico. Il meccanismo, già attuato in un ateneo canadese, prevede il mantenimento di un profilo intertemporale della retribuzione, con l’aggiunta della possibilità di concedere uno scatto salariale doppio, di tanto in tanto, a docenti particolarmente produttivi nel campo della ricerca scientifica. Si noti che tali docenti generano cospicue esternalità economiche positive per la collettività, per l’ateneo in cui lavorano e per gli altri membri del proprio dipartimento, anche in termini di maggior prestigio.
Gli scatti-premio potrebbero essere finanziati in parte con fondi ministeriali e in parte con fondi propri delle università. Il ministero, basandosi su una valutazione rigorosa delle attività di ricerca, potrebbe stilare con cadenza biennale una classifica di atenei che hanno diritto di accesso ai fondi, auspicabilmente con l’obbligo di una "decimazione ragionata", cioè l’esclusione dal beneficio di un certo numero di università (ad esempio un decimo di quelle riconosciute). Ciò servirebbe a far passare l’idea che nella ricerca vi è concorrenza tra atenei e che una selezione deve comunque essere fatta. Inoltre, come accade altrove, verrebbe in questo modo riconosciuto che non tutti gli atenei producono ricerca.
Con criteri del tutto analoghi, le singole università potrebbero a loro volta stilare una lista di propri dipartimenti aventi diritto ai fondi, anche in questo caso con l’obbligo della "decimazione ragionata".
Infine, università e dipartimenti dovrebbero essere soggette a un audit esterno da parte di una commissione nazionale incaricata di sanzionare comportamenti devianti nell’attribuzione degli scatti-premio e di premiare i comportamenti virtuosi.
Il sistema qui delineato dovrebbe sortire l’effetto di promuovere la concorrenza tra atenei e tra dipartimenti nell’attrarre e premiare i ricercatori migliori. Una sua corretta applicazione darebbe nello stesso tempo origine a un meccanismo di sanzionamento di quelli in cui le carriere sono clientelari o comunque non chiaramente basate sul riconoscimento del merito scientifico.


(1)
Holmstrom, B. e P. Milgrom (1987), "Aggregation and Linearity in the Provision of Intertemporal Incentives", Econometrica, 55(2), 303-328.

Per approfondire vai alla Pagina Scuola ed Università

Esami si Stato 2007, la scuola, l' università

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