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01/12/2006 Bullismo: quando la legge e' invisibile (Rodolfo Roselli*, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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Il diffuso disagio giovanile che, in un crescendo preoccupante, è recentemente culminato in episodi di teppismo, di bullismo e di violenza sessuale, ha regolarmente scatenato, almeno per ora, una valanga di saccenti giudizi dei consueti esperti, lo stupore dei molti politici, la solidarietà, più orientata verso i colpevoli, che verso le vittime.

Episodi che, come pretende il consumismo, sono stati immortalati con filmini ottenuti dagli onnipresenti telefoni cellulari, anzi, si può sospettare, attuati proprio perché erano presenti quei mezzi tecnologici, che consentono agli attori questa loro ambizione d'immortalità. Nel carcere di Abu Grahib, episodi simili sono stati filmati per il medesimo fine e serviti a tutti gli spettatori televisivi, anche per fornire a chi ne avesse bisogno, nuove idee spettacolari.

La cronaca ha colto l'occasione per rovesciare una valanga di episodi analoghi, anche peggiori, come stupri di bambini, tanto per dimostrare che il peggio non è mai morto, e che a volte, mal comune mezzo gaudio. Comunque un'ottima occasione per riempire quei faticosissimi spazi su giornali,sulle radio e sulle televisioni.

Sono arrivate le giuste punizioni dagli istituti scolastici, sono arrivate le sacrosante sanzioni dalla legge, sono arrivate le stucchevoli proposte politiche di commissioni parlamentari, tavoli di discussione, e magari la costituzione di qualche ente pubblico o authority, adeguato, con adeguate poltrone.

La repressione e la punizione di queste violenze sono certamente necessarie, ma non risolvono né il problema di oggi e tantomeno quello di domani. La radice giace sempre all'interno delle famiglie, e al tipo d'educazione che in quella sede viene impartita ai figli. I supporti esterni positivi, degli enti pubblici o privati, possono essere un complemento utilissimo, le influenze negative dei mezzi di comunicazione, possono essere meglio controllate e regolamentate, ma entrambe le cose non determinano la risoluzione del problema che resta sempre nell'ambito della famiglia.

Si dice che oggi la famiglia non ha il tempo sufficiente da dedicare all'educazione dei figli, si dice che i genitori non sono in grado di costruire un dialogo continuo e neppure di esercitare quel controllo preventivo sulla vita dei ragazzi, ma tutto questo non solo non serve, ma presuppone già un'atmosfera d'allarme che il giovane percepisce nei suoi confronti. Parlare ai ragazzi, facendo lunghe dissertazioni e prediche, non serve a nulla perché i giovani non ascoltano le chiacchiere, ma riflettono solo sui fatti, cioè se quegli insegnamenti a loro impartiti vengano poi rispettati e attuati anche dai genitori, nella loro vita. Allora e solo allora, quell'esempio tangibile resta nel cuore e nella mente del giovane.

Quanti degli insegnamenti della famiglia, della scuola e della comunità circostante, vengono poi palesemente applicati da chi li ha predicati? E voi credete che i giovani non si accorgano di questo ben predicare e mal razzolare? E voi credete che queste ipocrisie non possano poi diventare le regole di vita per loro? E voi credete che le violenze di ogni genere che vengono attuate , poi tollerate e poi puntualmente giustificate, con le più squallide giustificazioni, non siano insegnamenti da imitare quando se ne presenti l'occasione?

Perché dunque questa tolleranza dovrebbe valere solo per gli adulti e non anche per i giovani? Nessuno deve dimenticare che il comportamento degli adulti è lo specchio nel quale i giovani pensano d' intravedere il loro comportamento futuro, realisticamente imitabile. Invece si scatena la cultura del "parliamone", tanto efficace per esibire una morbosa retorica volendo, proprio in questi casi, esibire una parodia della democrazia, ove si deve ascoltare, ove si deve difendere la dignità del colpevole e tutelare i suoi diritti. Si perché questi colpevoli possono anche pretendere dei diritti, trascurando invece quali sarebbero dovuti essere i loro doveri.

Occorre comprendere il comportamento delittuoso - e che cosa poi ci sia da comprendere resta spesso un mistero - e magari pòi piano piano, parlando parlando, si può anche arrivare ad una qualche forma di assoluzione, concludendo con la fatidica frase, mala tempora currunt, o più praticamente, che la colpa non è loro ma è di tutti noi. Fine della commedia e tutti contenti.

La funzione della scuola è quella non solo d'insegnare ma anche di assecondare le sane tendenze già seminate dalla famiglia, non può essere lei la seminatrice di nulla se il terreno è già sterile. E' il tipo di vita che è stata impostata nella famiglia che crea i sani presupposti.

Quando fin da piccoli i loro genitori hanno cercato di dare loro tutto e si sono attenuti alle regole della più moderna psicologia che ha sempre pontificato con esortazioni tese semplicemente a non frustrarli, quando questi ragazzi non si sono mai dovuti preoccupare che la casa fosse pulita, perché c'era la domestica che metteva in ordine tutto quello che loro stessi lasciavano di qua e di là. Quando questi ragazzi avevano la loro stanza per ricevere il ragazzo o la ragazza, liberi d'inverno di andare a sciare o d'estate nei luoghi di mare che fanno tendenza. Quando d'estate si possono permettere di alzarsi alle due del pomeriggio e poi tornare dalla discoteca alle sette del mattino, sono queste le basi corrette?

Si dirà che non tutti sono in queste condizioni ma, coloro che non lo sono, vedono tutto ciò con invidia, vedono questi modelli come punti di riferimento da raggiungere al più presto e magari talvolta ….ad ogni costo. La forza dell'emulazione è tremendamente convincente. E allora per giovani che hanno queste convinzioni la scuola - con le sue aule, i banchi, i professori che si permetto di dare ordini e che pretendono che non si sporchi per terra, che non si urli - diviene una specie di prigione medioevale e quindi ovviamente è naturale che si ribellino alla costrizione, che vogliano autogovernarsi.

In questo modo l'esempio della famiglia fornisce i suoi frutti, ma anche l'esempio delle istituzione contribuisce a questi frutti perversi sulla mente dei giovani. Poiché la scuola, la strada e le mura sono pubbliche, cioè sono di tutti,anche se le imbratti non ti succede niente, perchè le istituzioni tacciono. Se qualche comportamento disturba la gente, e questa si permette di protestare, la cosa non è importante, perché le istituzioni tacciono. Così i giovani si sentono al sicuro, si sentono intoccabili, perché ovviamente chi tace…acconsente. Queste strane istituzioni che sistematicamente e vigliaccamente tacciono poi pretendono di formare la futura classe dirigente del nostro povero paese e non riescono a comprendere che chi si comporta in modo villano resta villano dentro e fuori della famiglia, chi disprezza e distrugge la cosa pubblica, quando sarà adulto non avrà ritegno, non solo a distruggerla, ma si sentirà in dovere di conseguire anche l'obiettivo di saccheggiarla.

E allora a ben poco servirebbe, come proposto, un assistente sociale nelle scuole che facesse da tramite tra scuola e famiglia. Tutti gli insegnanti sono di per sè sempre stati degli assistenti sociali per le famiglie, a patto che queste non considerino la scuola come un'area di parcheggio per i loro figli, o una fabbrica di diplomi per arraffare una qualsiasi occupazione. A meno che questa proposta non sia un trucco per mortificare maggiormente gli insegnanti, e creare nuovi posti di lavoro truccati per i nullafacenti della politica.

Anche l'uso diffuso tra i giovani di Internet deve essere collocato con concrete esemplificazioni come mezzo fornitore di fatti, immagini e informazioni in quantità notevoli e modalità semplici, ma l'informazione non deve essere confusa con l'emozione che Internet non può dare e che, anzi, può distorcere e falsare. Occorre far capire che l'emozione nasce da dentro il cuore di ogni ogni essere umano,ed è diversa perché è diverso ogni individuo, e non può essere imposta dall'esterno, e se questo dovesse avvenire, sarebbe non una emozione ma una sensazione, che dura lo spazio di un sospiro, e che non toglie e non aggiunge nulla alla nostra coscienza.

E che quanto sopra detto abbia il suo fondamento sempre nella famiglia lo dimostra anche il fatto che recenti episodi di violenza di giovani, siano di ragazzi appartenenti a famiglie normali, e siano stati addirittura giustificati e difesi dagli stessi genitori…. normali. Genitori tanto normali che non hanno sentito l'obbligo d'impartire l'educazione sentimentale dei figli e il rispetto delle modalità relazionali con l'altro sesso. Chiamiamoli genitori anormali, perché chiamarli normali è la più cocente ingiuria contro tutti quei genitori che, per fortuna, sentono questi obblighi.

Se si provasse ad accompagnare qualche volta questi ragazzi nei luoghi del dolore, negli ospedali ove i bimbi lottano costantemente tra la vita e la morte, ove la tristezza dei loro occhi tradisce la perdita di quella serenità della quale avrebbero tutti diritto, se questi ragazzi facessero amicizia con i bimbi degenti, probabilmente vedrebbero meglio l'altra faccia della luna, l'altra faccia di questo mondo di sofferenze alle quali tutti siamo obbligati a fornire rispetto, aiuto, dedizione o almeno un pensiero affettuoso, perché su queste basi si diventa poi persone degne di vivere insieme e di cogliere i relativi reciproci benefici.

* intervento per Radio Gamma5

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