TuttoTrading.it

31/03/2006 Perché il Dibattito Politico prescinde dai Dati (Andrea Ichino, www.lavoce.info)

  • Pagina Scuola
  • Tutti i Temi Archivio
  • Tutti i Temi
  • Pagina Droga
  • Pagina Ambiente
  • Ricerca personalizzata
    GIOCHI GIOCATTOLI
    Articoli da regalo
    Attività creative
    Bambole e accessori
    Bestseller generali
    Burattini e tetrini
    Calendari dell' avvento
    Collezionabili
    Costruzioni
    Elettronica per bambini
    Giocattoli da collezione
    Giocattoli prima infanzia
    Elettronica per bambini
    GIOCHI GIOCATTOLI
    Giocattoli da collezione
    Giocattoli prima infanzia
    Giochi di imitazione
    Giochi da tavola
    Giochi educativi
    Modellismi
    Peluche
    Personaggi Giocattolo
    Puzzle
    Sport Giochi Aperto
    Strumenti Musicali
    Veicoli

    Le recenti valutazioni del Civr, Comitato di indirizzo per la valutazione della ricerca, per il settore economia hanno rilevato "(...) una relativa debolezza dei lavori applicati con contenuti empirici (…) [che] difficilmente raggiungono standard internazionali di eccellenza”. (1)

    Inutili confronti ideologici

    Questa frase non sorprende: in Italia le lacune della ricerca economica applicata sono ancor più gravi di quelle che caratterizzano altri settori. Tuttavia, più che per la nostra posizione nelle classifiche internazionali della produttività scientifica, queste lacune dovrebbero preoccupare perché l'assenza di un’informazione statistica adeguata spinge il dibattito politico ed economico nel nostro paese verso un inutile confronto ideologico, anche su questioni per le quali i dati, e non le posizioni di principio, dovrebbero aiutare a trovare le risposte.

    Un modo per rendersene conto è considerare alcuni studi effettuati all’estero e immaginare cosa accadrebbe in Italia se nelle trasmissioni Tv i commentatori potessero discuterne di simili, invece di accapigliarsi a difendere posizioni ideologiche quasi tutte ugualmente sostenibili in linea di principio, ma tra le quali è impossibile scegliere in mancanza di adeguate informazioni statistiche sui loro costi e benefici. Ecco tre esempi.

    Incentivazione degli insegnanti e assenteismo

    C’è chi propone che le retribuzioni degli insegnanti siano legate a indicatori di produttività e chi invece vi si oppone accanitamente. Uno studio di Esther Duflo e Rema Hanna (2) riporta i risultati di un esperimento realizzato in India e finalizzato a studiare l’effetto di incentivazioni retributive per ridurre l’assenteismo dei docenti. Confrontando due campioni statisticamente identici, le ricercatrici osservano che nelle scuole in cui lo stipendio degli insegnanti aumenta con i giorni di presenza, l’assenteismo si dimezza e la performance degli studenti migliora: dopo un anno il punteggio nei test è di 0.17 deviazioni standard maggiore nelle scuole con incentivazione e il tasso di promozione aumenta del 40 per cento.

    Potremmo discutere all’infinito sul diritto degli insegnanti meno attaccati al loro lavoro a stare a casa al primo raffreddore, al quale si contrappone quello degli studenti a ricevere con continuità un'istruzione valida. Ma risultati di questo tipo ci aiuterebbero a valutare i costi e i benefici dei due diritti, e quindi a scegliere tra di essi non sulla base di principi ideologici, ma sulla base delle conseguenze reali che derivano dalla loro difesa. Se alla fine concludessimo che il diritto degli insegnanti è assoluto e non monetizzabile, benissimo. Ma almeno lo avremmo fatto sapendo quanto costa questa tutela.

    Competizione tra scuole e performance degli studenti

    Sempre in tema di istruzione, Victor Lavy in “From Forced Busing to Free Choice in Public Schools:Quasi-Experimental Evidence of Individual and General Effects” valuta gli effetti di una riforma che ha introdotto la libera scelta tra scuole superiori in uno dei quartieri più poveri di Tel Aviv . Prima, i ragazzi del quartiere dovevano obbligatoriamente frequentare le scuole ad essi assegnate: per alcuni, erano quelle migliori dei quartieri ricchi, dove venivano trasportati a spese del comune. In questo studio il ricercatore sfrutta l’informazione sull'indirizzo esatto degli studenti per identificare due campioni statisticamente identici di studenti con o senza libera scelta. La performance di quelli che possono scegliere migliora in termini di tassi di abbandono e di voti all'esame scritto di maturità. E migliora soprattutto per i ragazzi provenienti dalle famiglie più svantaggiate. Ma ciò che appare forse più sorprendente, è che il miglioramento medio non dipende dai risultati di chi ha optato per le scuole dei quartieri ricchi: sono soprattutto le scuole del quartiere povero ad aver aumentato la loro qualità, sotto l'effetto della competizione. Una delle scuole è stata chiusa perché ha perso studenti dopo la riforma.

    Non mi risulta che in Italia il dibattito sulla riforma Moratti si sia basato su studi statistici credibili dei suoi effetti.

    Mercato del lavoro tra evoluzioni secolari ed epifenomeni

    La legge Biagi è accusata di avere numerosi difetti, con motivazioni per molti versi condivisibili. Ma da questo a dire che sia la causa della precarizzazione nel mercato del lavoro italiano, ce ne corre. Forse la legge Biagi è solo una manifestazione superficiale di fenomeni assai più profondi, che caratterizzano il mercato del lavoro di tutti i paesi avanzati. Lo suggerisce, indirettamente, un articolo di David Autor, Larry Katz e Melissa Kearney. (3) Utilizzando microdati relativi agli ultimi venticinque anni, gli autori mostrano una tendenza alla polarizzazione del mercato statunitense verso gli estremi della distribuzione dei salari, alle spese delle occupazioni tipiche della middle class. Questo fenomeno è stato osservato anche in altri paesi pur in presenza di istituzioni molto diverse. Autor, Katz e Kearney propongono l’ipotesi che la diffusione dei computer a complemento dei compiti cognitivi ad alto contenuto di abilità, abbia eliminato quelli di routine, che più tipicamente caratterizzavano i posti di lavoro con salari intermedi. Il processo avrebbe quindi lasciato spazio, nel mercato del lavoro, soltanto per i due estremi opposti della distribuzione dei compiti e conseguentemente dei salari.

    Non importa qui discutere se l’ipotesi sia convincente, né se la polarizzazione sia un bene o un male, quando piuttosto osservare che il dibattito negli Stati Uniti può basarsi su venticinque anni di dati dettagliati, e statisticamente rappresentativi, sulle caratteristiche di imprese, lavoratori e posti di lavoro. (4) In Italia, a tutt’oggi, non siamo in grado di dire come si evolve la distribuzione del salario orario reale nemmeno a livello aggregato nazionale, perché non esiste alcuna fonte che raccolga questa informazione in modo attendibile mettendola a disposizione della collettività.

    Forse, con più dati potremmo discutere del mercato del lavoro italiano in modo più pacato, meno ideologico e provinciale e soprattutto evitando di discutere di epifenomeni per concentrarci sulle determinanti profonde di quello che osserviamo.

    I problemi della ricerca empirica italiana

    Ma perchè la ricerca empirica italiana fatica a raggiungere gli standard internazionali?

    Ecco alcune possibili risposte per stimolare un dibattito.

    1) L'offerta di dati campionari in Italia è molto inferiore rispetto all'estero. Chi dovrebbe fornire i dati non lo fa o lo fa a costi esorbitanti per i ricercatori. Invece di concentrare i fondi di ricerca sulla raccolta di grandi banche dati a disposizione di tutti, ogni ricercatore che abbia qualche fondo realizza la sua piccola raccolta di dati che vengono usati una volta sola e poi abbandonati per sempre.

    2) L'offerta di dati di fonte amministrativa è ancora più scarsa e quel poco che viene reso disponibile diventa spesso monopolio di pochi “fortunati”. (5) Nel Nord-Europa, in questo più avanti degli Usa, la nuova frontiera della ricerca si basa su grandi banche dati in cui fonti amministrative di origine diversa vengono abbinate tra loro mediante l'equivalente del nostro codice fiscale.

    3) La legge sulla privacy rende difficile, se non impossibile, l’accesso ai dati, soprattutto a quelli di fonte amministrativa. Il nuovo Codice per il trattamento di dati personali non ha migliorato le cose.

    4) Il dato statistico disturba i potenziali committenti, perché impedisce loro di dire quel che vogliono e li obbliga a confrontarsi con la realtà dei fatti. Questo non è un problema di offerta, ma di domanda. La ricerca finalizzata a valutare politiche del lavoro e dell'istruzione negli Stati Uniti e nel Regno Unito, è spesso finanziata da chi disegna e gestisce gli interventi. Per ogni nuovo intervento vengono predisposti gli strumenti per la sua valutazione anche se i risultati possono andare contro le aspettative di chi lo ha proposto. Da queste richieste non seguono solo rapporti per i committenti, ma anche pubblicazioni scientifiche di alto livello che ne rafforzano l’attendibilità.

    5) Il sistema retributivo dei nostri atenei, che premia solo l'anzianità di servizio, sembra studiato per favorire la migrazione verso l’estero di chi, essendo più portato per la ricerca scientifica di alto livello, può ricevere in altri paesi compensi e finanziamenti maggiori . Viceversa, lo stesso sistema retributivo attira in Italia chi, essendo meno portato per la ricerca, ricorre ad attività di consulenza per integrare i propri redditi. Se così fosse, sarebbero allora le caratteristiche dei ricercatori rimasti in Italia a spiegare la bassa qualità dell’offerta di ricerca applicata nel nostro paese.

    (1) Altri lavori empirici a cui questa frase non si riferisce sono stati valutati dal panel di econometria.

    (2) Esther Duflo e Rema Hanna “Monitoring Works: Getting Teachers to Come to School”.

    (3) David Autor, Larry Katz e Melissa Kearney “The Polarization of the U.S. Labor Market”.

    (4) In realtà molto di più: i microdati del censimento americano sono disponibili dal 1850.

    (5) Ad esempio il caso dei dati Inps gestiti dal Laboratorio R. Revelli di Torino.


  • Pagina Scuola
  • Tutti i Temi Archivio
  • Tutti i Temi
  • Pagina Droga
  • Pagina Ambiente
  • Ricerca personalizzata
    LIBRI
    Adolescenti Ragazzi
    Arte Musica
    Bestseller Generali
    Biografie
    Consultazione ed Informaz.
    Diritto
    Economia e Business
    Fantascienza
    Fantasy
    Fumetti e
    Gialli e Thriller
    Hobbi e Tempo Libero
    Horror
    Humor
    Informatica e Internet
    Letteratura
    Libri altre lingue
    Libri inglese
    Libri bambini
    Lingue linguistica
    Narrativa
    Politica
    Religione
    Romanzi rosa
    Salute Benessere
    Scienze Medicina
    Self-Help
    Società Scienze Sociali
    Sport
    Storia
    Viaggi

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO