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  • 26/01/2006 La lunga Marcia dell'Istruzione (Daniel Gros, www.lavoce.info))

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    Sembra esistere un ampio consenso sull’importanza dell’istruzione. Molti studi hanno affrontato aspetti micro, per esempio come motivare studenti e insegnanti o come superare le barriere educative e sociali (dal livello socio-economico, al grado di istruzione della famiglia, all’origine etnica, agli handicap o alle differenze di genere). Tuttavia, si possono ottenere significativi elementi di riflessione anche guardando ai dati macro, ovvero mettendo a confronto i risultati dei sistemi educativi dei diversi paesi. Questo articolo sottolinea un’interessante relazione che emerge dai dati e che potrebbe suggerire una nuova linea di ricerca.

    L’efficacia dei governi

    Il messaggio di base è che uno dei parametri-chiave che distingue l’uno dall’altro i paesi membri della Unione Europea è l’efficienza dei loro governi. Questo significa che non si possono semplicemente riprodurre i piani educativi di un paese in un altro. Perché un programma che funziona in un paese molto efficiente (per esempio, un paese nordico), può dare risultati assai diversi in un altro Stato, che abbia un più basso grado di efficienza della sua pubblica amministrazione.
    I risultati riportati in questo articolo sono molto preliminari, ma anche molto interessanti. La futura ricerca dirà se sono risultati spuri o se invece rappresentano un meccanismo importante, finora non esplorato a sufficienza.

    Un approccio alternativo

    Ci sono molti modi per misurare le performance delle strategie educative. Un modo semplice, e che permette confronti internazionali, è utilizzare i risultati dell’ultima edizione dell' indagine Pisa, condotta dall’Ocse, e che include quasi tutti i paesi dell’Europa a 15 oltre ad alcuni nuovi membri. I risultati di Pisa danno la media dei punteggi ottenuti dagli studenti delle scuole superiori in matematica, scienze e comprensione di un testo. Utilizziamo qui i punteggi medi in matematica, che sono i meno "condizionati culturalmente", per illustrare un importante risultato.
    La domanda chiave è la seguente: quali fattori portano a risultati scolastici migliori (così come misurati dai punteggi di Pisa)? Il primo fattore che viene alla mente è quanto un paese spende in istruzione. Tuttavia, questo non sembra essere un fattore decisivo, come si può vedere dai dati sulla spesa in istruzione (in percentuale del Pil) e i risultati scolastici raggiunti, riportati nella figura 2. La correlazione tra le due variabili (misurata da R2) è solo 0,3: ciò significa che l’ammontare di risorse (pubbliche e private) che un paese spende per l’istruzione non è un fattore chiave nel determinare i risultati scolastici.

    Figura 1

     

    Fonte: Oecd per entrambe le variabili.

    Se la quantità di spesa non è decisiva, si potrebbe allora guardare alla qualità. In questo contesto, qualità dovrebbe significare l’efficienza di una data spesa in termini di risultati educativi. L’efficienza del settore pubblico è naturalmente molto difficile da misurare obiettivamente. Esistono però alcuni indicatori, frutto di ampie indagini condotte a livello internazionale. Quello che qui utilizziamo è ripreso dalla Banca mondiale ed è chiamato "efficacia del governo". (1)
    Utilizzando questo indicatore si ottiene subito un risultato importante: esiste una forte correlazione tra l’efficienza del governo e i risultati in istruzione. La figura 2 lo illustra visivamente. L’alto valore di R2 suggerisce che all’interno dell’Unione Europea l’indicatore spiega da solo il 90 per cento delle variazioni nei risultati degli studenti. Le ricerche su come le strategie educative possano condurre a una maggiore coesione non dovrebbero perciò concentrarsi solo sulla quantità di risorse disponibili per l’istruzione o sul disegno generale delle strategie educative, ma anche sul grado di efficienza con cui queste strategie sono, o possono essere, realizzate.

    Figura 2

     

    Fonte: Oecd per i dati Pisa e Banca mondiale per l’efficacia di governo.

    Il principale messaggio suggerito da questo risultato è allo stesso tempo semplice e scoraggiante.
    Se il livello generale di efficienza del settore pubblico è il principale determinante dei risultati scolastici, ciò significa che riforme parziali del sistema educativo difficilmente potranno migliorare in modo significativo la situazione.
    Molti aspetti della pubblica amministrazione dovrebbero essere ripensati e migliorati se si vogliono migliorare i risultati scolastici così come misurati dai punteggi di Pisa. Ciò richiede tempo e un consenso generale sugli obiettivi. Riforme parziali volte a migliorare, per esempio, la distribuzione delle risorse introducendo maggiore concorrenza o maggiore trasparenza possono essere delineate e realizzate in breve tempo e potrebbero avere effetti positivi. Ma devono essere messe in pratica dalla attuale pubblica amministrazione, la cui qualità non può essere migliorata nel giro di una notte.
    Perciò è probabile che anche le migliori riforme abbiano solo un impatto limitato se non cresce la qualità generale della pubblica amministrazione. Questo dovrebbe essere l’obiettivo ultimo di tutte le riforme, ma è il più difficile da raggiungere perché richiede una "lunga marcia" all’interno delle istituzioni.

    (1) Ecco come Kaufmann et alt. 2005 definisce l’indicatore: "Nel concetto di "efficacia di governo" si combinano risposte sulla offerta di servizi pubblici, la qualità della burocrazia, la competenza dei dipendenti statali, l’indipendenza dell’apparato statale dalle pressioni politiche e la credibilità degli impegni assunti dal governo. Il principale obiettivo dell’indice è sugli input necessari perché il governo sia capace di produrre e attuare buone politiche ed erogare beni pubblici".


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