Oltre un terzo dei laureati italiani dichiara di essere occupato in un
lavoro per il quale la laurea non è necessaria. La percentuale è
significativamente minore per i medici e i laureati del gruppo chimico e
farmaceutico; ma sale quasi al 50 per cento per i laureati del gruppo giuridico
(vedi figura 1). La frustrazione di molti laureati non è l’unico aspetto
problematico della transizione dal sistema scolastico e formativo al mercato del
lavoro. L’età media dei laureati è di ventisette anni; solo due terzi degli
iscritti arriva alla laurea; la durata della transizione dalla scuola al lavoro
è di undici anni, quattro anni più della media
dei paesi dell’Ocse. (1)
Lo squilibrio tra domanda e offerta
L’insoddisfazione segnalata da molti giovani non riflette soltanto una
carenza di informazioni chiare sul funzionamento del mercato e sulla domanda di
competenze da parte delle imprese, ma squilibri molto più profondi. La tabella
confronta la domanda e l’offerta di competenze relative ai laureati del 2003.
La prima colonna riporta la previsione sul fabbisogno di laureati nel 2004
sulla base dell’indagine Excelsior condotta presso le imprese e gli artigiani
da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro. Si tratta di
un’indagine svolta tra novembre 2003 e aprile 2004 su un campione di 100mila
imprese; comprende l’industria, i servizi e il mondo delle professioni, con
esclusione della sola pubblica amministrazione. (2) Alle imprese
viene chiesto di indicare non solo il livello di qualificazione (generico,
diplomato o laureato), ma anche l’area di competenza per la quale sono
previsti ingressi di nuovi occupati. Nel 2004 si prevede l’assunzione di
673mila persone, tra cui 54.611 laureati. Tra i laureati, il 37 per cento delle
assunzioni previste riguarda persone con laurea in discipline
economico-gestionali e il 30 per cento con laurea in ingegneria. Se si escludono
le lauree del gruppo medico, per tutte le altre competenze scientifiche (gruppo
chimico, biologico, agro-alimentare) la domanda è quantitativamente
trascurabile. Le lauree del gruppo umanistico (politico-sociologico, letterario,
giuridico, linguistico) rappresentano poco più del 10 per cento delle
assunzioni previste. Nella seconda colonna riportiamo invece l’offerta di
competenze, sulla base dei dati sulla composizione disciplinare dei laureati
nell’anno 2003 in tutti gli atenei italiani. Si tratta di laureati dei vecchi
ordinamenti, prima dunque della piena entrata a regime della riforma del 3+2.
Colpiscono due dati: lo squilibrio complessivo tra domanda e offerta, e
la differenza nella distribuzione delle competenze. A fronte di una
domanda di 54mila laureati, il nostro sistema universitario ne
"produce" 225mila, creando un potenziale di disoccupazione
intellettuale pari a 171mila persone per anno. Lo squilibrio appare soprattutto
concentrato tra i laureati del gruppo giuridico, letterario e politico-sociale.
Vero che l’indagine non comprende eventuali assunzioni nella pubblica
amministrazione, ma gli squilibri della finanza pubblica e il blocco del
turnover suggeriscono che solo una piccola quota dei laureati potrà trovare un
impiego pubblico. Molti dei laureati del 2003 sono dunque nei fatti
disoccupati di lungo corso, studenti parcheggiati nelle università che dopo
sei o sette anni hanno conseguito una laurea in scienze politiche, lettere o
giurisprudenza non spendibile nel mercato del lavoro. Non stupisce poi che in
queste condizioni molti laureati accettino impieghi per cui non è necessaria la
laurea e che si dichiarino insoddisfatti del lavoro che svolgono. Dal lato della
domanda di lavoro da parte delle imprese, i dati segnalano che la struttura
produttiva del paese è in gran parte arretrata. Fatti assai noti, e spesso
ricordati sulla base delle cifre modeste impegnate per investimenti in ricerca e
sviluppo. Le competenze qualificate sono dunque poco richieste dalle imprese:
delle 673mila nuove assunzioni previste nel 2004, il 41 per cento prevede il
livello della scuola dell’obbligo, il 21 per cento quello delle scuole
professionali, il 29 per cento gli istituti tecnici e solo l’8 per cento la
laurea. Poiché questi dati sono noti e di facile accesso, sorge spontanea la
domanda sul perché i giovani e le loro famiglie compiano scelte sbagliate. Allo
stesso tempo, occorre chiedersi perché la scuola e l’università non cerchino
di contrastare attivamente gli squilibri.
Le "colpe" di scuola e università
Purtroppo, l’organizzazione della scuola e dell’università sono
parte del problema. La scelta della facoltà universitaria risente
significativamente della scuola secondaria di provenienza, che a sua volta
riflette il background economico e culturale della famiglia. Fino ad oggi, la
rigida separazione tra licei, istituti tecnici e formazione professionale ha
favorito l’incanalamento dei giovani secondo percorsi predefiniti, perpetuando
nel tempo i comportamenti che la riforma degli accessi universitari del 1969
aveva rimosso almeno sul piano formale. In sostanza, la scuola superiore orienta
anche la carriera universitaria e gli sbocchi lavorativi successivi. Dopo aver
scelto di frequentare un liceo classico, la gran parte degli studenti decide di
frequentare l’università, e nel 44 per cento dei casi sceglie una laurea di
tipo umanistico. (3) Se invece sceglie un istituto tecnico o
commerciale e decide successivamente di proseguire con l’università (poco più
del 30 per cento), si iscrive con elevata probabilità in una facoltà di
economia (oltre il 50 per cento dei casi). Su questo fronte, la riforma della
scuola secondaria del ministro Moratti si limita a prendere atto delle
rigidità esistenti. Per quanto riguarda l’università, basse tasse di
frequenza e poche restrizioni all’ingresso incentivano gli studenti a
iscriversi e conseguire un titolo. A sua volta, il valore legale del titolo
induce molti a frequentare l’università nella speranza di accedere a impieghi
pubblici o nel mondo delle professioni. Un titolo universitario rappresenta
ancora, in molte zone del paese, uno status sociale ambito, e anche per chi
frequenta e non conseguirà mai un titolo è più accettabile dichiararsi
studente universitario piuttosto che disoccupato di lungo corso. Per molti
giovani la laurea è dunque solo un "segnale" per accedere a un
impiego in cui le competenze apprese non servono. Allo stesso tempo, il
finanziamento pubblico delle università ha privilegiato, fino ad ora,
indicatori quantitativi sul numero di iscritti e di laureati, senza attenzione
alle carriere successive degli studenti. Infine, l’applicazione della
riforma dei corsi di laurea (il 3+2) è stata fino ad oggi orientata più dagli
interessi del corpo accademico e delle associazioni professionali, piuttosto che
da quello degli studenti.
|
Classificazione Excelsior
|
Previsione Excelsior 2004 (%)
|
laureati e diplomati 2003
(%)
|
eccesso domanda
(valori assoluti)
|
Classificazione Istat laureati
|
|
Indirizzo scientifico: matematica e fisica + scienze
naturali
|
0.60
|
3.00
|
-6450
|
Gruppo scientifico
|
|
Indirizzo chimico+farmaceutico
|
5.91
|
3.32
|
-4273
|
Gruppo chimico-farmaceutico
|
|
Indirizzo biologico e biotecnologia
|
1.31
|
3.90
|
-8095
|
Gruppo geo-biologico
|
|
Indirizzo medico e odontoiatrico+paramedico
|
13.17
|
11.16
|
-18020
|
Gruppo medico
|
|
Indirizzo di ingegneria elettronica ed elettrotecnica
+ informatico e telecomunicazione + ingegneria meccanica + ingegneria
edile e civile + altra ingegneria
|
29.79
|
13.21
|
-13575
|
Gruppo ingegneria
|
|
Indirizzo urbanistico, territoriale e architetti
|
1.36
|
4.95
|
-10440
|
Gruppo architettura
|
|
Indirizzo agro-alimentare, forestale e produzioni
animali
|
0.37
|
2.38
|
-5175
|
Gruppo agrario
|
|
Indirizzo economico-commerciale e amministrativo
+statistico
|
37.10
|
15.87
|
-15592
|
Gruppo economico-statistico
|
|
Indirizzo politico-sociologico
|
2.29
|
9.60
|
-20437
|
Gruppo politico-sociale
|
|
Indirizzo giuridico
|
0.98
|
11.63
|
-25739
|
Gruppo giuridico
|
|
Indirizzo letterario, filosofico, pedagogico e
assimilati
|
4.59
|
16.21
|
-34114
|
Gruppo letterario+insegnamento+psicologico
|
|
Indirizzo linguistico, traduttori e interpreti
|
2.53
|
4.76
|
-9372
|
Gruppo linguistico
|
|
Valori assoluti
|
54611
|
225916
|
-171305
|
|
Fonte: elaborazioni su http://excelsior.unioncamere.net - tabella 18.1 e dati
fonte MIUR
Fonte: Unioncamere-Ministero del Lavoro, Sistema Informativo Excelsior 2004
(1) Per convenzione, la transizione inizia nell’anno d’età di una
coorte nel quale la proporzione di giovani scolarizzati a tempo pieno scende al
di sotto del 75 per cento e termina nell’anno di età durante il quale almeno
la metà della coorte è occupata e non è più a scuola. La durata della
transizione risulta dalla differenza tra queste due età.
(2) Il campo di osservazione dell’indagine è rappresentato
dall’universo delle imprese private iscritte al Registro delle imprese delle
Camere di commercio con almeno un dipendente, con l’esclusione della pubblica
amministrazione, delle aziende pubbliche del settore sanitario, delle unità
scolastiche e universitarie pubbliche, e delle organizzazioni associative.
(3) Fonte: Indagine Istat sugli sbocchi lavorativi dei laureati 1995
intervistati nel 1998.
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