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  • 25/09/2006 Il Governo non tutela i Risparmiatori affossando la Consulenza Finanziaria Indipendente ma solo la Cosiddetta Industria derl Risparmiuo Gestito (Alessandro Pedone, consulente Aduc per la tutela del risparmio, www.aduc.it)

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    Con una certa sordina mediatica, giovedi' 20 settembre, e' stata approvata alla Camera la legge comunitaria 2006 che recepisce (o da' al Governo la delega per recepire) oltre un centinaio di direttive comunitarie.
    Nella stessa seduta alla Camera e' stato approvato un emendamento presentato dal Governo (redatto, a quanto ci risulta, dal Ministero dell'Economia e delle Finanze) il quale, se venisse approvato anche al Senato, avrebbe l'effetto di affossare lo sviluppo in Italia della consulenza finanziaria indipendente poiche' per poter ricevere l'autorizzazione sara' necessario essere banche o societa' per azioni (art. 8, atto camera 1042). La consulenza finanziaria indipendente, quindi, esercitata come liberi professionisti o societa' fra liberi professionisti, non sarebbe piu' possibile.
    Da notare che le stesse direttive europee hanno previsto una eccezione per "le imprese che sono esclusivamente autorizzate a prestare il servizio di consulenza in materia di investimenti” (cfr. art. 67 della direttiva 2004/39/CEE) specificando che le stesse debbano avere un capitale sociale minimo di 50.000 euro, in alternativa debbono sottoscrivere delle assicurazioni professionali con massimali prestabiliti (oppure una combinazione di questi due requisiti).
    Le successive direttive di attuazione di quella comunitaria 2004/39/CEE specificano che gli Stati membri, recependola, devono tener conto delle dimensioni del soggetto e della tipologia di servizio che viene svolto; inoltre possono decidere su requisiti organizzativi aggiuntivi rispetto a quanto previsto dalla direttiva solo in casi eccezionali. “Tale intervento”, chiarisce la direttiva, “deve essere pero' ristretto ai casi in cui vi siano rischi specifici per la tutela degli investitori o l’integrita' del mercato, compresi quelli relativi alla stabilita' del sistema finanziario, non adeguatamente affrontati dalla legislazione comunitaria, e deve essere strettamente proporzionato”.
    Dovrebbe essere un'attivita' da incentivare, o quantomeno da non ostacolare.

    Ci domandiamo: quali rischi specifici, per gli investitori, ha visto il Governo nel servizio di consulenza finanziaria senza passaggio di denaro per imporre vincoli aggiuntivi rispetto a quanto previsto nella direttiva? Noi crediamo che la consulenza finanziaria indipendente, quella retribuita esclusivamente con la parcella pagata dal cliente, possa contribuire in maniera determinante a limitare i danni della disparita' di informazioni fra chi fornisce i prodotti/servizi finanziari e chi li sottoscrive.
    Forse qualcuno ha confuso i rischi per gli investitori con i rischi per la cosi' detta industria del risparmio gestito che correrebbe il rischio di vedere diminuiti i propri guadagni derivanti dallo sfruttamento dell'ignoranza in materia finanziaria dei propri clienti, non assistiti da professionisti indipendenti.
    Il Governo, piuttosto, dovrebbe preoccuparsi di creare una distinzione molto netta fra consulenza finanziaria oggettiva (cioe' retribuita direttamente ed esclusivamente con una parcella) e quella strumentale alla vendita dei prodotti (cioe' quella che – in teoria – fanno oggi i promotori finanziari ed i dipendenti bancari).
    Se l'iter di recepimento della direttiva pone ostacoli inutili (e perfino contrari alle stesse direttive europee) alla consulenza finanziaria indipendente, svolta come liberi professionisti o come societa' di liberi professionisti, allora significa che al Governo interessa piu' tutelare la cosiddetta industria del risparmio gestito che non i risparmiatori.
    Ci auguriamo che si tratti di una svista dovuta alla fretta e speriamo che il Senato sappia porvi rimedio.

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