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  • 18-10-2005 Previdenza complementare: la relazione del presidente della COVIP Recentemente il presidente della Covip (l’Autorita’ garante che dovrebbe vigilare sui Fondi Pensione) ha svolto una relazione in occasione di un convegno organizzato da MontePaschi Vita (Paolo Venturini, www.aduc.it)

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    I contenuti di questa relazione ci sono sembrati degni di essere rimarcati. Abbiamo quindi allegato il testo integrale a questo articolo ed abbiamo pensato di estrapolarne i passaggi piu’ significativi.

    1) Il ruolo sociale dei Fondi pensione
    “l’attuazione dei principi di trasparenza, confrontabilita’ delle offerte e portabilita’ della posizione, dovra’ risultare particolarmente rigorosa per le forme pensionistiche complementari perche’ esse svolgono una peculiare funzione che si connota di speciale rilevanza sociale rispetto agli altri strumenti di investimento del risparmio.”

    2) Parita’ concorrenziale del sistema
    “Il nodo da sciogliere e’ quello rappresentato dalla necessita’ di trovare una forma di attuazione della “parita’ concorrenziale” nel sistema di previdenza complementare, perseguita nella Legge delega come valore portante della riforma del settore, secondo linee normative che realizzino la tutela degli interessi degli iscritti e/o potenziali aderenti e nel contempo tengano conto delle caratteristiche degli operatori del settore assicurativo e finanziario interessati dalla riforma medesima.”

    3) Comparabilita’ e trasparenza dei costi
    “l’introduzione della liberta di adesione e circolazione nel sistema si accompagna nella Legge delega alla previsione di regole comuni in ordine alla comparabilita’ dei costi, alla trasparenza, alla portabilita’ come pure alla sottoposizione alla stessa Autorita’ di vigilanza di tute le formte previdenziali proprio con riguardo al rispetto di tali regole comuni.”

    4) Necessita’ di controllo COVIP su tutte le forme pensionistiche, anche quelle individuali
    “il controllo della COVIP si estende a tutte le forme pensionistiche, anche quelle individuali attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita, nell’intento di sanare quella che costituisce un’anomalia nel sistema. Nel contesto della riforma, emerge con maggiore chiarezza la necessita’ di verificare con riguardo a queste ultime l’effettiva sussistenza dei requisiti di carattere previdenziale come le modalita’ di partecipazione, la possibilita’ di trasferimento della posizione ad altre forme pensionistiche, la comparabilita’ dei costi e dei risultati della gestione, la trasparenza dei costi e delle condizioni contrattuali nonche’ le modalita’ di comunicazione agli iscritti e alla stessa Autorita’ di vigilanza delle attivita’ della forma pensionistica e della posizione individuale.

    Non v’e’ rischio, dunque, di intervenire in fase di attuazione della Legge delega in ambiti impropri, addirittura configurando possibili violazioni alla normativa fissata in ambito comunitario in materia assicurativa, data la diversita’ di finalita’ dei Piani pensionistici individuali rispetto ai prodotti tipicamente assicurativi.

    Si tratta, piuttosto, di realizzare una normativa di attuazione coerente con le finalita’ della riforma senza esporsi al rischio di introdurre nel sistema elementi che determinino disparita’ di trattamento tra le diverse forme pensionistiche operanti. Cio’ accadrebbe, per l’appunto, se, stante il regime di controlli preventivi piuttosto stringente previsto per le forme previdenziali complementari di origine negoziale, si consentisse a porre le basi di un metodo del tutto dissimile nei confronti delle polizze individuali pensionistiche e dei fondi aperti.

    E’ opinione condivisa che l’aumento delle opzioni disponibili si presenti come potenzialmente idoneo a stimolare la concorrenzialita’ tra le varie forme di previdenza complementare, con effetti positivi sulla qualita’ dei prodotti offerti e sui costi.

    Affinche’ cio’ si verifichi occorre, pero’, prevedere un sistema di regole che realizzi sotto un profilo sostanziale l’equiparazione, in definitiva un elevato grado di fungibilita’, tra le varie forme previdenziali.”

    5) Il problema del profilo dei costi
    “Gia’ da alcuni anni, la COVIP conduce il regolare monitoraggio dell’intero settore della previdenza complementare, incluse le polizze individuali di previdenza, svolgendo periodiche analisi che confrontano i diversi strumenti, con particolare riguardo al profilo dei costi.

    A tale scopo, i costi vengono sintetizzati utilizzando una misura, definita “commissione onnicomprensiva”, che e’ data dal rapporto tra i costi mediamente sostenuti ogni anno da un sottoscrittore ipotetico ed il patrimonio mediamente investito ogni anno. Tale misura, quindi, consente di apprezzare l’impatto dei costi sul patrimonio per ogni anno di partecipazione alla forma previdenziale. Il profilo dei costi risulta, infatti, di particolare rilevanza, in quanto differenze anche non particolarmente significative dell’ammontare dei costi possono condurre, su orizzonti temporali lunghi, come quelli che di regola caratterizzano la partecipazione alle forme pensionistiche complementari, a differenze importanti sulla posizione individuale.

    In un’esperienza di previdenza complementare che conosciamo essere tra le piu’ evolute in ambito europeo, cioe’ quella inglese, notiamo che, nel caso di piani pensionistici a contribuzione definita promossi dal datore di lavoro, o comunque anche nei piani individuali che il datore di lavoro deve offrire ai lavoratori, viene fissato un tetto ai costi applicabili all’aderente (massimo del 1,5 per cento del valore della posizione previdenziale) e vengono dettate regole che limitano il piu’ possibile l’onerosita’ degli spostamenti dell’iscritto da una forma all’altra.

    Per quanto riguarda il nostro Paese, dalle analisi effettuate dalla COVIP emerge, sul punto, la maggiore efficienza dei fondi pensione negoziali, in cui si evidenzia una incidenza dei costi piuttosto contenuta, inferiore allo 0,5 per cento in rapporto al patrimonio di fine esercizio.

    I risultati delle analisi sui fondi aperti mostrano che, in relazione ad un periodo di permanenza pari a 3 anni, i costi complessivi medi si attestano intorno all’1,8 per cento e che tale percentuale scende all’1,4 per cento in caso di permanenza di 10 anni e all’1,3 prendendo in considerazione periodi di partecipazione di 35 anni.

    Con riguardo ai medesimi orizzonti temporali, i costi medi per le polizze individuali pensionistiche risultano invece particolarmente elevati: per periodi di 3 anni sono pari all’8,1 per cento del patrimonio, scendono al 3,2 per cento per periodi di dieci anni e al 2,3 per cento per periodi pari a 35 anni. Proprio la mancanza di una regolamentazione omogenea ha fatto si che le polizze individuali pensionistiche si siano presentate sul mercato previdenziale con costi medi complessivi significativamente superiori rispetto alle altre forme previdenziali.

    In particolare, il sistema di retribuzione del canale distributivo, tipico del comparto assicurativo, ha comportato costi particolarmente elevati per il primo periodo di partecipazione,a causa del diffuso sistema del “preconto” consistente nel caricare sul primo premio versato i costi di collocamento della polizza. La COVIP e’ piu’ volte intervenuta sulla problematica, sottolineando, in particolare, gli effetti distorsivi che eccessivi caricamenti nella fase iniziale possono produrre sul diritto alla portabilita’ della posizione individuale.

    La scelta di gravare con spese iniziali particolarmente elevate il primo versamento rende infatti necessario da parte del sottoscrittore, per ammortizzare l’incidenza delle stesse sul patrimonio destinato a fini previdenziali, periodi di permanenza presso la forma individuale piuttosto lunghi, comportando di fatto un ostacolo alla portabilita’ della posizione. Inoltre, l’ammontare complessivo dei costi, comunque piu’ elevato anche nel lungo periodo, presenta una notevole incidenza sul montante finale da destinare in rendita.”


    Abbiamo riportato tra virgolette in maniera fedele le parole del Prof. Scimia, proprio per evidenziare quegli aspetti che ci sembrano risultare da tempo particolarmente rilevanti per cio’ che riguarda la previdenza complementare, e che il Presidente COVIP pare aver bene individuato: il vero problema, pero’, rimarra’ quello di poter vedere quanto le idee del Prof. Scimia avranno la meglio sulla lobbies delle compagnie di assicurazione, al pari del prevalere delle idee del ministro Maroni rispetto ad altri sui colleghi di governo, non ultimo il Presidente del Consiglio, socio forte di Banca Mediolanum, impresa tra le piu’ importanti del sistema nella distribuzione di prodotti pensionistici individuali.


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